Pininfarina vanta un lungo rapporto di collaborazione con Peugeot, che non si è privato di “incursioni” felici nell’universo dorato delle concept car. Appartiene alla specie una proposta su base 605 sviluppata dalla storica carrozzeria torinese per lanciare uno sguardo in avanti, col vivo desiderio di anticipare le alchimie estetiche delle berline del futuro.
Stiamo parlano della Pininfarina Nautilus, frutto di una visione tradotta in materia quando le lancette del tempo segnavano il 1997. Nel corpo grafico si coglie l’audacia della proposta, figlia di una grande libertà progettuale. Gli slanci creativi, per quanto coraggiosi, non si privano della connessione con alcuni valori cardine della filosofia dell’atelier piemontese, sempre attento all’armonia, alla bellezza, alla pulizia formale e alla fluidità degli elementi materici, oltre che alla marcata proiezione verso l’innovazione, per tracciare la strada.
Elementi olisticamente presenti sulla Pininfarina Nautilus che, a quasi 30 anni dalla presentazione, conserva intatta la sua modernità. Siamo al cospetto di un esercizio di stile radicale, pensato per esplorare nuovi linguaggi formali e ridefinire il rapporto tra estetica, funzione e innovazione.
Questa concept car non è nata soltanto per attirare gli sguardi nei saloni del suo tempo storico, ma aveva il valore di una dichiarazione di intenti: voleva scrivere, o quantomeno esplorare, gli scenari futuri nel segmento delle berline di classe. Alcune note del suo lessico hanno contaminato le produzioni successive e, in qualche misura, si ritrovano sulle auto odierne.

Abbiamo già riferito che come base di lavoro fu scelta una vettura del “leone”, nello specifico la sua ammiraglia del tempo: la Peugeot 605. Rispetto ad essa offre un telaio allungato di 15 centimetri e carreggiate allargate di 6 centimetri, sia all’anteriore che al posteriore. Non ci vuole molto a capire le ragioni di questa cura “ingrassante”, visto il trend dimensionale crescente che da diversi decenni coinvolge il comparto automobilistico, in tutti i segmenti.
Con la Nautilus, Pininfarina diede vita a una grande berlina a quattro porte dal carattere sportivo, capace di coniugare imponenza ed eleganza, ma con un alto indice di dinamismo rispetto alla specie. La miscela fra superfici tese e volumi scolpiti produce dei giochi materici suggestivi, ben messi in risalto dalla inedita tinta acquamarina metallizzato opaco scelta per vestire la carrozzeria del modello.
Questa miscela, in forma diversa, è oggi abbastanza ricorrente, ma ai suoi tempi segnò la strada. Il tutto sposando un lessico formale continuo e fluido che, per il senso di movimento e di leggerezza, in parte regalato dalle superfici ondulate, evoca il mare, da cui la concept car Pininfarina su base Peugeot trae il nome.
Anche l’abitacolo della Nautilus offre un linguaggio sperimentale, degno delle alchimie esterne, per sigillare in modo coerente il pacchetto. Il lusso e il comfort sono degni di uno yacht di lusso, giusto per restare in connessione col regno di Nettuno. Oggi questa visionaria creatura a quattro ruote viene ricordata come una delle concept car più rappresentative degli anni Novanta.








Fonte | Stellantis
