Stellantis ha deciso di tornare a fare sul serio nel segmento più piccolo e più trascurato del mercato europeo. Tre nuove mini city car elettriche, tre marchi coinvolti, un unico obiettivo dichiarato, quello di democratizzare la mobilità a zero emissioni partendo dal basso. Dal basso davvero, con un prezzo obiettivo fissato attorno ai 15.000 euro.
Il primo tassello lo ha posizionato Xavier Chardon, CEO di Citroën, che ha confermato ufficialmente il progetto di una nuova city car destinata a debuttare nel 2028. Le dimensioni oscilleranno tra i 3,55 e i 3,70 metri, un formato che nel panorama attuale suona quasi rivoluzionario, e la gamma sarà esclusivamente elettrica, scelta che non è solo ideologica. Un powertrain elettrico è strutturalmente più compatto di uno termico, e in un’auto di queste dimensioni ogni centimetro guadagnato nell’abitacolo vale oro.

La logica di gruppo fa il resto. Citroën non è l’unica a trovarsi con un buco di gamma tra il quadriciclo, l’Ami, e la prima vera city car, la e-C3. La stessa lacuna esiste in casa Fiat, dove tra il Topolino e la Grande Panda c’è un vuoto che il mercato sente, e in Opel, dove il Rocks-e precede di diversi scalini la Corsa.
La soluzione, prevedibile quanto efficace, è condividere le risorse. Un’unica piattaforma, tre declinazioni. La futura Citroën, erede spirituale della C1, avrà probabilmente due sorelle, una italiana e una tedesca. I nomi che circolano sono Panda, Adam o Karl, ma nulla è ancora confermato. Probabile anche una produzione concentrata nello stabilimento marocchino di Kenitra, già attivo sui quadricicli elettrici del gruppo.

Il contesto competitivo è quello di un segmento che si sta ripopolando. La Renault Twingo E-Tech ha già mosso le prime pedine, la Nissan Wave è in arrivo e Volkswagen lavora all’ID.1. Stellantis risponde con tre mosse in una, e con la leva del prezzo puntata dove fa più effetto.
