La Ferrari F40 è la supercar per antonomasia; quella che fa sognare più di ogni altra. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’ascesa delle quotazioni, che si riflette anche sugli esemplari modificati fuori dai canali ufficiali. In questo ambito potrebbe sorprendere la “Competition Conversion” del 1990 che si appresta a passare sotto il martello del banditore. Si tratta di una versione a matrice racing, elaborata dal tuner tedesco Hamann Motorsport, con il supporto di Peter Sauber.
L’esemplare sarà battuto all’asta il prossimo 25 aprile, nella sessione di vendita di RM Sotheby’s a Monte Carlo. Anche se non è un allestimento da corsa curato dalla casa di Maranello, le stime della vigilia si spingono in alto, a riprova della bontà di quanto sostenuto in precedenza. Gli specialisti ipotizzano un prezzo di aggiudicazione compreso fra 2.250.000 e 2.750.000 euro.
Venduta nuova in Germania, questa Ferrari F40 fu successivamente convertita alle specifiche agonistiche nel canale delle elaborazioni after market, ad opera di un’azienda molto nota in quell’ambito. L’esemplare ebbe delle esperienze concrete in gara, anche se non particolarmente brillanti, a dispetto dell’ottimo potenziale, nella BPR Global GT Series del 1996. Fra gli impegni sportivi si citano in particolare quelli alla 4 Ore di Spa e alla 4 Ore del Nürburgring.
Oggi la vettura sembra in forma smagliante, grazie a un restauro triennale completato nel 2015 da Moto Technique Ltd, nel Surrey (Regno Unito). Nelle versioni ufficiali (LM, GT e GTE), le Ferrari F40 da corsa traghettarono le doti sublimi della regina delle “rosse” nell’universo racing, portando nei contesti sportivi la supercar più feroce del “cavallino rampante”. Il partner ufficiale scelto dalla casa di Maranello per quelle avventure fra i cordoli fu Giuliano Michelotto, un nome ben noto agli appassionati di automobilismo.
Non appartiene alla famiglia degli esemplari sviluppati per le gare dal celebre preparatore padovano la vettura di cui ci stiamo occupando nell’articolo. Parliamo di quella con telaio numero 84326. Questa fu sviluppata dal preparatore tedesco Richard Hamann della Hamann Motorsport di Laupheim, che aveva costruito la sua reputazione internazionale lavorando soprattutto sulle BMW, di cui era uno dei migliori interpreti nell’ambito del tuning.
Per ottenere il risultato migliore sulla Ferrari F40, si avvalse della consulenza dell’ingegnere svizzero Peter Sauber, fondatore dell’omonimo team di Formula 1. Sotto la sua guida iniziò il lavoro di sviluppo del propulsore V8 biturbo, che ricevette due turbine KKK, in luogo delle IHI di serie, con pressione di sovralimentazione aumentata e doppie valvole wastegate, oltre a una serie di componenti interni rinforzati. Le metriche energetiche, grazie a questi interventi, si spinsero molto più alto rispetto alla versione di serie. Il progresso è adeguatamente rappresentato dalla potenza massima, portata a 700 cavalli. Non ci vuole molta a intuire la forza travolgente della spinta regalata da questa “rossa”.
L’assetto e diversi altri elementi furono rivisti in funzione della nuova missione. Anche la veste estetica fu modificata, pensando alle corse. Diversi i rimandi visivi alla F40 LM. Hamann plasmò gli esemplari con questi specifiche a un prezzo adeguato: quello dell’auto di partenza più un altro 75% del suo valore. Per farla breve, parliamo di una cifra quasi doppia rispetto a quella iniziale.
Convinto della bontà del prodotto e mosso dal desiderio di mettere in mostra il potenziale del mezzo, Hamann decise di schierare la sua interpretazione della Ferrari F40 in pista, nella BPR Global GT Series, in partnership con Jörg Hartmann Motorsport. Per ragioni di budget, l’esemplare con telaio 84326 di cui ci stiamo occupando pagò dazio allo sviluppo rispetto a quelli portati in gara dai team semiufficiali. Questa “rossa” non raggiunse la linea del traguardo nella sfida del Nürburgring e si dovette accontentare di un 26° posto a Spa-Francorchamps.
Nei primi anni del XXI secolo l’auto migrò in Inghilterra, dove rimase ferma a lungo in un fienile, senza gloria e senza particolari coccole. Nel 2012 la “nostra” Ferrari F40 fu rivenduta, per passare nelle mani di un appassionato d’oltremanica, che si fece carico anche del ripristino, affidato alla già citata Moto Technique Ltd nel Surrey, ditta specializzata nelle auto del “cavallino rampante”, sotto la gestione di Kevin O’Rourke. Tanti gli interventi necessari per ripristinare lo stato di forma “originale” della versione Hamann.
Dopo tre anni di lavoro, il frutto dei sacrifici fu all’altezza delle migliori aspettative. Della ricostruzione del motore si occupò la ditta di ingegneria Crosthwaite & Gardiner. Per migliorarne l’affidabilità e la versatilità, nella vettura fu installato un sistema di gestione del motore multistadio di MoTeC. L’innesto offre la possibilità di selezionare fra tre diversi step di potenza: 550, 650 e 720 cavalli. Questo per mettere il guidatore in condizione di personalizzare il quadro prestazionale, in relazione agli specifici bisogni del momento, migliorando la sicurezza operativa ed anche la durata della parte meccanica.
Ora la Ferrari F40 “Competition Conversion” si appresta a tornare sul mercato, per fare la gioia di un altro appassionato. Il prezzo del piacere sarà milionario, ma per chi naviga nell’oro la pratica dell’acquisto non dovrebbe essere un problema.

Fonte | RM Sotheby’s
