Ferrari continua a muoversi sul confine sottile che separa tradizione e avanguardia, e gli ultimi brevetti depositati presso l’ufficio statunitense USPTO sembrano confermarlo. Dopo l’idea del telaio “attivo”, da Maranello emerge ora un progetto che ha il sapore della provocazione tecnica: un nuovo motore a dodici cilindri ottenuto combinando due sei cilindri in linea disposti a V, ma secondo una logica del tutto inedita.
Ferrari: due sei cilindri in linea, disposti a V dall’alto, per riscrivere il futuro delle sportive di Maranello
La particolarità, infatti, non sta soltanto nel frazionamento. In questo caso la V non si osserva lateralmente, come accade nei tradizionali V12, bensì dall’alto. Un dettaglio solo apparentemente marginale, che invece rivela una filosofia costruttiva radicale e fuori dagli schemi. Il sistema immaginato da Ferrari è un ibrido in serie: i due motori termici non trasferiscono direttamente coppia alle ruote, ma alimentano ciascuno un generatore elettrico. A spingere l’auto, dunque, è esclusivamente la componente elettrica.
Il funzionamento sarebbe modulare. Nelle condizioni di carico ridotto entrerebbe in azione un solo motore, mentre nelle fasi di massima richiesta lavorerebbero entrambe le unità. Si tratta di uno schema già noto nel panorama dell’elettrificazione, ma reinterpretato qui con una complessità progettuale che porta la firma Ferrari.

Anche la disposizione interna appare estremamente sofisticata. Per evitare interferenze tra i due generatori nello spazio compreso nella V, uno dei propulsori sarebbe orientato verso l’anteriore e l’altro verso il posteriore, collocando così i rispettivi generatori su estremità opposte. Secondo i documenti brevettuali di Ferrari, l’angolo della V sarebbe compreso tra 20 e 30 gradi, con possibilità di estensione fino a 45 gradi per fare spazio a batteria o serbatoio.

Il dettaglio più affascinante riguarda però lo scarico. I due motori condividerebbero un condotto comune, gestito da una valvola capace di regolare il flusso dei gas in base al numero di unità attive, migliorando temperatura del catalizzatore ed evacuazione dei combusti. Non solo: Ferrari prevede anche un controllo indipendente della fase di accensione, sincronizzando o desincronizzando i due motori per modellare il suono della vettura. Una soluzione che richiama il primo Colombo V12 da 1,5 litri degli anni Quaranta, ma proietta Maranello in una nuova idea di prestazione.
