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Stellantis, accordo riservato col Canada: Brampton non può chiudere prima del 2035

Un accordo del 2022 vincolerebbe Stellantis a mantenere la produzione a Brampton almeno fino al 2035

Stellantis Brampton

Arrivano novità importanti dal Canada a proposito del futuro dello stabilimento Stellantis di Brampton. Secondo documenti ottenuti da CBC News, il gruppo automobilistico guidato dal CEO Antonio Filosa avrebbe sottoscritto un accordo riservato con il governo canadese che gli impedirebbe di chiudere l’impianto prima della fine del 2035. Una clausola importante, soprattutto alla luce della sospensione delle attività annunciata dall’azienda e delle conseguenze industriali e occupazionali che il caso Brampton continua ad avere in Canada.

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Un accordo del 2022 vincolerebbe Stellantis a mantenere la produzione a Brampton almeno fino al 2035

L’intesa risale al 2022 ed è legata a un pacchetto di finanziamenti pubblici fino a 529 milioni di dollari. Quel sostegno era stato pensato per accompagnare la trasformazione industriale di Stellantis nel Paese, con interventi destinati alla modernizzazione degli impianti di Brampton e Windsor e allo sviluppo di strutture di ricerca e sviluppo. In quel momento, il progetto era stato presentato come parte del percorso verso l’elettromobilità e come un tassello della strategia industriale canadese nel settore automotive.

Con il passare del tempo, però, la situazione di Brampton è diventata più delicata. La sospensione delle attività ha infatti spostato l’attenzione dal piano industriale agli impegni assunti con il governo. Ed è proprio qui che l’accordo riservato assume un peso centrale. Il documento, secondo quanto emerso, stabilisce che la produzione negli stabilimenti di Brampton e Windsor debba essere mantenuta fino al 31 dicembre 2035.

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brampton stellantis

Non si tratta comunque di un vincolo totalmente rigido. L’accordo prevede infatti alcune eccezioni che potrebbero consentire una chiusura anticipata. Tra queste rientrano circostanze al di fuori del ragionevole controllo dell’azienda oppure il caso in cui lo stabilimento diventi commercialmente non redditizio. Ma anche in una situazione simile, Stellantis non potrebbe limitarsi a interrompere l’attività senza ulteriori passaggi. I documenti indicano che il gruppo dovrebbe fornire prove sostanziali di aver cercato davvero progetti alternativi per il sito, dimostrando quindi di aver tentato una soluzione industriale prima di arrivare a una chiusura.

Il quadro si è reso ancora più stringente con le modifiche introdotte nel 2023. In quella fase, infatti, sarebbe stata aggiunta una clausola specifica secondo cui una chiusura anticipata di Brampton verrebbe considerata una violazione del contratto. Un’aggiunta che rafforza il valore dell’intesa e rende ancora più sensibile la posizione dell’azienda nei confronti delle istituzioni canadesi.

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A rendere la vicenda ancora più importante c’è poi un altro elemento emerso dai documenti trapelati. L’accordo relativo allo stabilimento di Brampton potrebbe essere stato collegato a un diverso pacchetto di sostegno pubblico, ben più consistente, fino a 15 miliardi di dollari, destinato al progetto di batterie NextStar Energy a Windsor. Se questo collegamento fosse confermato, il caso Brampton si inserirebbe in una cornice molto più ampia, che riguarda non soltanto un singolo impianto ma una parte significativa della strategia industriale di Stellantis in Canada.

stellantis brampton

C’è poi il tema occupazionale, che resta uno dei più sensibili. Lo stabilimento di Brampton impiegava circa 3.000 persone e l’intero accordo includeva anche obiettivi precisi legati al mantenimento dei posti di lavoro, agli investimenti in ricerca e sviluppo, alla collaborazione con le università e agli investimenti di capitale nel Paese. Per questo la questione non riguarda solo il destino di una fabbrica, ma anche il rispetto di un impegno più ampio preso nei confronti del sistema industriale canadese.

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Per ora Stellantis mantiene una linea prudente. Ufficialmente, l’azienda continua a sostenere che Brampton si trova in stato di sospensione operativa e che il confronto con il governo canadese prosegue nell’ambito di una procedura riservata di risoluzione delle controversie.