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Dino 246 GTS: esemplare in tinta arancio venduto a prezzo record

Valore stellare per questo esemplare della specie, che segna il nuovo riferimento.

Ferrari Dino 246 GTS
Foto da profilo Facebook Gooding Christie's

Una Dino 246 GTS del 1974 è stata battuta all’asta dagli specialisti di Gooding Christie’s alla cifra record di 1.325.000 dollari (circa 1.144.000 euro), nella sessione di vendita di Amelia Island 2026. Si tratta del nuovo record mondiale per il modello, almeno in base alle notizie di pubblico dominio. L’auto è passata di mano ad un prezzo ancora più alto delle stime della vigilia, già di grande di rilievo (900.000 – 1.100.000 dollari).

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Si tratta dell’unica vettura della specie originariamente consegnata in Signal Orange, un colore tipico delle Porsche di quel periodo storico. A volerla così fu l’acclamato architetto modernista californiano Craig Ellwood. Stiamo parlando dell’esemplare con telaio numero 08062, che appartiene alla dinastia finale di questa Ferrari senza cavallino rampante.

Splendidamente presentata e appartenuta a un unico collezionista per oltre un ventennio, la Dino 246 GTS battuta all’asta in Florida sta ora facendo la gioia del nuovo compagno d’avventura, di cui non si conoscono le generalità, ma è indifferente saperle.

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Per il facoltoso acquirente, insieme al piacere del possesso, si profila un altro privilegio all’orizzonte. La scoperta emiliana oggetto dell’acquisto è stata infatti invitata ufficialmente dall’ArtCenter College of Design a partecipare come ospite speciale all’ArtCenter Design Invitational 2026, che si terrà il 31 maggio 2026 a Pasadena, in California.

La Dino 246 GTS alienata ad Amelia Island appartiene alla serie E, quella delle cosiddette “Chairs and Flares”, che rappresenta la sottofamiglia più ricercata della specie. Parliamo degli esemplari dell’ultima serie del modello. Si caratterizzano per i sedili in stile Daytona, i passaruota allargati e i cerchi in lega Campagnolo. In questa veste si ritiene che ne siano state costruite meno di 150 unità, con implicazioni positive sul valore collezionistico.

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Si ritiene che Ellwood abbia conservato la Dino per decenni, portandola con sé in Toscana, dopo il pensionamento, prima di tornare definitivamente negli Stati Uniti. Alla fine degli anni ’90, lo specialista Ferrari Elliot Grossman acquistò l’auto tramite un’asta governativa vicino a San Diego per conto della Symbolic Motor Car Company, che la restaurò nei suoi colori originali.

Intorno al 2000, questa Dino 246 GTS finì nel garage di Antonio Curreri, noto collezionista Ferrari di New York, che commissionò un restauro meccanico completo a Vincenzo Latino di Auto Elite a Tenafly, nel New Jersey. L’appassionato owner conservò l’auto per oltre un ventennio, godendosela al meglio.

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Acquistata di recente dal venditore e ancora in condizioni superbe, questa esclusiva “Chairs and Flares” è una vera delizia. Come le sorelle, è una delle auto più iconiche della casa di Maranello, anche se non porta il “cavallino rampante”. Inconfondibile il suo DNA.

Oggi, ad oltre 50 anni dalla nascita, la Dino 246 GTS continua ad affascinare, per lo splendore delle sue forme, da capolavoro d’arte. Questa è una scultura, non un banale mezzo di trasporto. La scelta di un marchio diverso, che rende onore nel nome al figlio di Enzo Ferrari, prematuramente scomparso per una brutta malattia, servì a scongiurare i rischi connessi al frazionamento più basso, alla disposizione posteriore del motore e al posizionamento di mercato inferiore.

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L’obiettivo? Misurare l’accoglienza del pubblico per la soluzione dei “buoi dietro al carro” e allargare il bacino di vendita verso altri lidi. Il successo fu superiore alle più rosee aspettative. La Dino 246 GTS (come la sorella chiusa GT) seppe entrare subito nel cuore della gente, elevandosi al rango di sogno diffuso, non solo per l’origine Ferrari.

A rapire il cuore ci pensavano soprattutto i fascinosi lineamenti della sinuosa carrozzeria, partoriti da un Pininfarina divinamente ispirato. Possiamo dire, senza timore di smentita, che questa è una delle auto più belle a affascinanti di tutti i tempi. Nella sigla sono illustrate alcune sue caratteristiche: le prime due cifre indicano la cilindrata di 2.4 litri, la terza il frazionamento a 6 cilindri del motore. GTS è l’acronimo di Gran Turismo Spider.

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Il cuore del modello, come già scritto, trovava accoglienza alle spalle dell’abitacolo. Alimentato da tre carburatori doppio corpo, metteva sul piatto 195 cavalli di potenza massima, a 7.600 giri al minuto, su un peso a secco di 1.100 chilogrammi. Buona la tempra prestazionale, solo in parte illustrata dai numeri: accelerazione da 0 a 100 km/h in 7.2 secondi, punta velocistica di oltre 235 km/h. Niente male, vero?

A rendere ancora più gradevole la Dino 246 GTS ci pensavano le doti del telaio e dell’assetto, per una guidabilità precisa e molto appagante. Mettersi al volante di questa sportiva era (ed è) sempre un piacere, della migliore specie. Questa Ferrari senza “cavallino rampante” è un’auto sportiva che ha scritto una pagina nobile nella storia dei mezzi a quattro ruote.

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L’amore nei suoi confronti è universale. Sbocciò sin dal debutto in pubblico, che prese forma al Salone dell’Auto di Ginevra del 1972. Possiamo parlare di un colpo di fulmine, la cui intensità si è mantenuta e rafforzata nel tempo. Con lei la scienza delle bellezza ha tradotto in materia i suoi migliori insegnamenti. Sicuramente siamo al cospetto di un’opera d’arte da manuale. Anche le Ferrari dell’era contemporanea devono qualcosa alle sue alchimie espressive.

Fonte | Gooding Christie’s

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