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Fiat Abarth 750 Record: 70 anni per la primatista firmata da Scaglione

Grande fama internazionale giunse per lo “scorpione” dalle imprese di questa creatura.

Fiat Abarth 750
Foto Stellantis Heritage

Compleanno importante per la Fiat Abarth 750 Bertone, ribattezzata “Record”, che festeggia il suo 70° anniversario. Il debutto in società di questa creatura automobilistica prese infatti forma al Salone di Torino, quando le lancette del tempo segnavano il mese di aprile del 1956.

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Da allora ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, ma quel modello altamente prestazionale continua ad occupare uno spazio di visibilità nella storia, come capostipite delle auto da record dello “scorpione“.

Fu questa la strada che diede a Carlo Abarth, nella fase iniziale del suo cammino, la maggiore visibilità su scala mondiale. Ricordiamo che l’ingegnere italo-austriaco fondò il suo marchio il 31 marzo 1949, a Bologna, insieme al pilota Guido Scagliarini. Con la sua ricetta, seppe elaborare in modo estremamente efficace diverse auto popolari, mettendovi il sale in coda.

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Ovviamente il suo raggio di azione fu più ampio, toccando anche modelli di case nobili e il mondo delle Sport, ma sono state le piccole della galassia motoristica italiana la testimonianza più forte della magia dello “scorpione”, oggi in quota Stellantis.

Fiat Abarth 750
Foto Stellantis Heritage

La Fiat Abarth 750 Record fu, come dicevamo, l’antesignana delle auto del marchio pensate per battere i primati internazionali di velocità e durata. Questa creatura ebbe come campo d’azione la classe H, riservata a vetture fra 500 e 750 centimetri cubi di cilindrata. Fondamentale, nello specifico ambito, il ruolo svolto dalla veste aerodinamica, per garantire la massima scorrevolezza.

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Il disegno della monoposto a ruote coperte di cui ci stiamo occupando fu curato dal celebre designer Franco Scaglione, che seppe coniugare i bisogni funzionali, di natura prioritaria, con quelli estetici, assolutamente secondari su un mezzo del genere. Nella capacità di creare bellezza pure in questo ambito, si conferma l’eccellenza del progettista toscano, che in questo caso espresse il suo talento per la carrozzeria Bertone, dove prestava servizio in quegli anni.

Come si evince dal nome, la Fiat Abarth 750 Record montava un motore da 3/4 di litro, derivato da quello della 600, modificato con gli ingredienti dello “scorpione”. Dalla piccola utilitaria torinese giungevano anche sterzo, sospensioni ed altri componenti. Grande l’impegno per la riduzione del peso, altro elemento di vitale importanza per conseguire i target cercati dal modello. Anche qui il lavoro si rivelò fruttuoso, perché la cifra letta alla bilancia fu di appena 385 chilogrammi.

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Sul fronte della trasmissione, la scelta cadde su un cambio a tre marce con un rapporto al ponte particolarmente lungo, adatto a mantenere costante la velocità massima, superiore ai 190 km/h. Come campo d’azione, per cercare di fissare il primato, la scelta cadde sulla pista di Monza, dove la Fiat Abarth 750 Record ebbe modo di affrontare, poco dopo metà giugno, l’anello di alta velocità, sulla durata delle 24 ore.

Ad alternarsi al volante ci pensarono Remo Cattini, Umberto Maglioli, Mario Poltronieri e Alfonso Thiele. I quattro riuscirono a percorrere una distanza di 3.743,642 chilometri, alla media di 155,985 km/h. Una cifra sufficiente a consegnare il primato. Si aprì così per lo “scorpione” una parentesi che portò nell’arco della sua storia a conquistare 133 record internazionali.

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Fiat Abarth 750
Foto Stellantis Heritage

Desideroso di aggiungere altri sigilli alla splendida performance iniziale ottenuta a Monza, Carlo Abarth, che aveva assistito all’impresa insieme a Nuccio Bertone, decise di puntare ad allargare il ventaglio, con un nuovo tentativo su scala multipla. In lui c’era la consapevolezza che si potesse fare tanto con la Fiat Abarth 750 Record. Così una settimana dopo riportò lo stesso mezzo nel tempio italiano della velocità.

L’equipaggio era ora composto da Paul Frère, Walter Honegger, Bernard Cahier, Gordon Wilkins, Hans Wieselmann e Giovannino Lurani. Con loro il risultato avrebbe avuto un respiro mediatico su più vasta scala geografica, allargando i frutti dell’operazione. Una buona strategia di marketing, che si rivelò fruttuosa.

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I sei entrarono in azione nelle prime fasi, per poi lasciare il testimone ai collaudatori del marchio dello “scorpione”, cui toccò il resto dell’impresa. Giunsero tanti primati velocistici: sui 500 km, sulle 500 miglia, sui 1.000 km, sulle 48 ore e sulle 72 ore. Il tutto con un consumo di benzina a dir poco irrisorio, per i canoni del tempo, complici il basso peso e l’alto livello di scorrevolezza aerodinamica: parliamo di 6 litri per 100 km, alla media di 150 km/h.

La stessa vettura fu in seguito carrozzata Zagato in due versioni differenti: la Fiat-Abarth 750 Zagato (1956) e la Fiat-Abarth 750 GT Zagato (1956). Il “rombo” di quest’auto raggiunse Franklin Delano Roosevelt Jr., figlio del presidente degli USA, che si precipitò in Italia per siglare con Abarth un accordo di distribuzione in esclusiva.

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Scheda della Fiat Abarth 750 Record del 1956

Fiat Abarth 750
Foto Stellantis Heritage

MOTORE
4 cilindri in linea, posteriore/ centrale longitudinale, 747 cm³

POTENZA
47 CV a 6.000 giri/minuto

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VELOCITÀ
Oltre 190 km/h

PESO
385 kg

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DESIGN
Franco Scaglione (Bertone)

CARROZZERIA
Monoposto, vettura da record

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Fonte | Stellantis Heritage

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