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Montezemolo sulla Ferrari elettrica: “Neanche sotto farmaci”

Il manager torna a far parlare di sè con un’intervista al Corriere della Sera

Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo torna a parlare e lo fa con il tono di chi non ha più nulla da dimostrare, ma molto da dire. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex presidente Ferrari si lascia andare a una riflessione ampia, personale e diretta su Formula 1, giovani talenti, Maranello e futuro dell’auto. Si è parlato anche di Ferrari Luce, la prima auto elettrica della casa italiana e il giudizio dell’ex CEO è piuttosto netto in proposito. Una conversazione densa, in cui Montezemolo alterna ricordi, giudizi e rimpianti, senza rinunciare a quella misura elegante che da sempre accompagna le sue uscite pubbliche.

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Montezemolo, “Antonelli mi ha emozionato”: “In Ferrari lo avrebbero distrutto”

Tra i primi temi affrontati c’è Kimi Antonelli, giovane protagonista del recente Gran Premio di Cina, che ha riportato una vittoria italiana in Formula 1 a distanza di vent’anni da Giancarlo Fisichella. Montezemolo non nasconde l’emozione per il successo del pilota bolognese e ne sottolinea soprattutto la crescita costante. A colpirlo non è soltanto il talento puro, ma anche una maturità che, a suo dire, non è comune né per un italiano né per un ragazzo di appena 19 anni.

L’entusiasmo, però, si accompagna a una punta di amarezza. Montezemolo ammette infatti di aver provato fastidio nel vedere Antonelli correre con Mercedes. Una sensazione che per molti tifosi italiani è stata immediata e quasi inevitabile. Nel suo ragionamento c’è però anche una lettura più ampia del motorsport di oggi: rispetto al passato, spiega, è più semplice investire su piloti molto giovani, perché oltre ai risultati in pista si possono valutare anche le loro qualità attraverso il lavoro al simulatore. Tra i talenti precoci che lo hanno impressionato davvero, l’ex boss del cavallino rampante cita Max Verstappen, definendolo già fortissimo quando aveva appena 12 anni.

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Montezemolo

Nonostante questo apprezzamento per Antonelli, l’ex numero uno Ferrari è convinto che un suo approdo immediato a Maranello sarebbe stato un errore. Secondo Montezemolo, mettere un ragazzo così giovane al volante della Ferrari avrebbe significato sottoporlo a una pressione eccessiva, quasi distruttiva. Guidare la Rossa, nel suo ragionamento, richiede esperienza, spalle larghe e un percorso di crescita graduale. Il talento, da solo, non basta.

Nel corso dell’intervista emerge anche uno dei grandi rimpianti della sua carriera: Ayrton Senna. Montezemolo ricorda l’incontro con il campione brasiliano avvenuto nella sua casa di Bologna, pochi giorni prima del tragico fine settimana di Imola del 1994. Il pensiero di quella Ferrari-Senna mai nata resta per lui una ferita aperta, ma anche l’idea di un’unione che avrebbe potuto segnare un’epoca.

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Parlando del proprio percorso professionale, Montezemolo riconosce di aver lavorato in aziende di enorme prestigio, ma dice con chiarezza che in Ferrari si è divertito più che altrove. Un’esperienza vissuta con intensità assoluta, fatta di notti bellissime e spesso insonni, la stessa con cui accolse la chiamata alla presidenza Fiat, un incarico che, racconta, non poteva rifiutare per rispetto verso la famiglia Agnelli.

Ferrari Luce

Sul presente della Ferrari, Montezemolo mantiene uno sguardo lucido. Osserva segnali incoraggianti per il futuro, ma ricorda anche che negli ultimi dieci anni la Scuderia non è mai stata davvero in lotta per il titolo mondiale. Il confronto con il passato è inevitabile: ai suoi tempi, sottolinea, molti campionati sono stati persi soltanto all’ultimo Gran Premio, segno di una competitività allora ben diversa.

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Più critico il giudizio sulla Formula 1 attuale, soprattutto per quanto riguarda il peso crescente della componente elettrica e dell’uso della batteria, un aspetto che continua a lasciarlo perplesso. Ma è sulla Ferrari elettrica che Montezemolo firma la battuta più netta dell’intervista. Dopo aver già espresso in passato il proprio scetticismo, ribadisce la sua posizione senza sfumature: costruire una Ferrari a batteria? Per lui, no. “Neanche sotto farmaci”. Una frase destinata a far discutere, ma perfettamente in linea con il suo modo di vedere la Rossa: passione, rombo, identità. Senza compromessi.