Ci sono marchi automobilistici che si scelgono con la testa, e altri che finiscono per conquistare qualcosa di molto più profondo. Alfa Romeo, per molti appassionati, appartiene ancora a questa seconda categoria. E tra coloro che nel tempo hanno raccontato con maggiore trasporto questo legame c’è senza dubbio Jeremy Clarkson, che non ha mai nascosto il suo rapporto speciale con il Biscione.
Jeremy Clarkson non ha mai nascosto il suo rapporto speciale con il Biscione
Nel corso degli anni, tra Top Gear, The Grand Tour e i suoi articoli sulla stampa britannica, Jeremy Clarkson ha più volte spiegato perché Alfa Romeo continui a occupare un posto unico nel suo immaginario. Non si è mai trattato di una passione razionale, né tantomeno di un giudizio costruito solo sui numeri. Al contrario, il giornalista inglese ha sempre descritto le Alfa come automobili capaci di lasciare un segno proprio grazie alla loro imperfezione, al loro carattere e a quella sensazione di “umanità” che, a suo dire, poche altre auto riescono a trasmettere.
Uno dei momenti più noti di questo rapporto risale al 2009, quando Clarkson si mise al volante della Alfa Romeo MiTo per una recensione destinata a far discutere. In quell’occasione tornò con la memoria ai suoi trascorsi da alfista, ricordando la sua GTV6, una vettura che giudicava piena di difetti ma al tempo stesso straordinaria da guidare. Era proprio questo, per lui, il punto centrale: un’Alfa Romeo non doveva essere perfetta per essere memorabile. Anzi, in qualche modo, erano proprio i suoi difetti a renderla viva, riconoscibile, diversa dalla massa.

Jeremy Clarkson ha spesso raccontato Alfa Romeo come un marchio da vivere almeno una volta nella vita, quasi come un passaggio obbligato per chiunque voglia davvero capire la differenza tra un’automobile costruita per emozionare e un semplice oggetto di uso quotidiano. Nella sua visione, il fascino di Alfa non nasce solo dalle prestazioni o dal design, ma da quel misto di anima, temperamento e imprevedibilità che rende il rapporto con l’auto più personale, più intenso e, in certi casi, persino più complicato.
Anche nel caso della MiTo, il suo giudizio seguì proprio questa linea. Jeremy Clarkson riconobbe senza troppi giri di parole che sul mercato c’erano alternative più razionali, meglio rifinite e persino più efficaci sotto alcuni aspetti. E tra queste, citava apertamente la Mini, indicandola come riferimento in più di un ambito. Ma il suo ragionamento andava oltre il semplice confronto tecnico. Per lui, chi cercava una piccola Alfa non stava solo comprando una compatta di segmento B: stava scegliendo un’appartenenza, una fedeltà, quasi una forma di identità automobilistica.
È un concetto che, a distanza di anni, continua ad avere un certo peso. Perché se è vero che il mercato è cambiato, che le auto sono diventate più efficienti, più connesse e spesso più simili tra loro, è altrettanto vero che Alfa Romeo conserva ancora oggi un’aura particolare agli occhi di molti appassionati. Non sorprende, quindi, che lo stesso Jeremy Clarkson abbia continuato a esprimere apprezzamento anche per modelli più recenti, come la Giulia, considerata da molti una delle berline più riuscite del marchio nell’era moderna.

Nel frattempo, la MiTo è uscita di scena da alcuni anni e manca ancora una vera erede diretta capace di raccoglierne il testimone. Eppure il suo ricordo continua a riemergere con una certa frequenza, anche grazie ai tanti designer indipendenti che negli ultimi anni hanno immaginato un possibile ritorno della piccola Alfa in chiave contemporanea. Tra le interpretazioni più convincenti c’è quella firmata da Ballesteros, che ha dato forma a una visione molto sportiva e attuale della MiTo, rimasta però confinata al mondo virtuale.
Forse è anche questo a dire qualcosa sul rapporto tra Alfa Romeo e il suo pubblico. Alcune auto, anche quando non sono più in produzione, continuano a vivere nella memoria collettiva, nei ricordi degli appassionati e perfino nei render che circolano online. Succede quando un modello riesce a entrare nell’immaginario prima ancora che nelle classifiche di vendita.
Ed è probabilmente questo il senso più profondo delle parole di Jeremy Clarkson. Un’Alfa Romeo, nel bene e nel male, non è quasi mai un’auto neutra. Può dividere, può far discutere, può perfino deludere sotto certi aspetti. Ma se riesce ancora a farsi ricordare, a farsi desiderare e a suscitare nostalgia, allora significa che qualcosa di speciale continua ad averla davvero.
