Juan Manuel Diaz, il designer argentino che ha dato i natali all’Alfa Romeo MiTo, ha deciso di aprire un cassetto che molti appassionati avrebbero preferito non sapere esistesse. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato bozzetti e render, alcuni generati con l’intelligenza artificiale, di cinque Alfa Romeo mai nate. Progetti personali, esercizi notturni, sogni a matita che il mercato, la burocrazia o Sergio Marchionne hanno deciso di non trasformare in lamiera.

La storia della nuova Duetto è quella che brucia di più. Era il 2013 quando FCA annunciò ufficialmente che, sull’onda dell’accordo con Mazda del 2012, Alfa Romeo avrebbe prodotto una spider basata sulla MX-5, la reincarnazione moderna della Duetto, insomma. Sappiamo come è finita: la spider la fece Fiat, col badge 124, mentre Alfa si concentrava su Giulia e Stelvio.
Diaz racconta che l’idea circolava già nei corridoi del Centro Stile molto prima: “Il team di design aveva già completato una serie di proposte basate sulla piattaforma della Mazda MX-5” ai primi anni Duemila. Lui, folgorato, continuò a lavorarci di notte per conto suo. Tra il 2003 e il 2009 arrivò persino a costruire un modello in scala 1:1 su base 8C Competizione, architettura decisamente più nobile della MX-5, poi abbandonato in favore della 8C Spider ufficiale.

Non c’è solo la Duetto nel cassetto. C’è l’Alfona, un’ammiraglia sportiva del 2006 nata da una richiesta di Wolfgang Egger, allora responsabile dello stile del Biscione: piattaforma Maserati Quattroporte, ambizioni premium tedesche nel mirino. Poi c’è una 8C reinterpretata con carrozzeria Zagato, coda tronca, V8 Maserati, impatto visivo garantito.

C’è un progetto interno denominato Project 955, una piccola sportiva su base MiTo con assetto rialzato, forme da coupé e 250 CV che era già nata come “Junior” ben prima che il nome venisse applicato all’attuale SUV elettrico. E c’è la MiTo Cabrio, tre porte con tetto in tela, che nel 2010 aveva sfiorato la produzione prima che Marchionne stoppasse tutto.
