Autobianchi A112 è una delle auto italiane rimaste nella storia nonostante sia passato tanto tempo dal suo addio. A quasi quarant’anni dalla fine della sua carriera commerciale, la storica compatta italiana torna infatti a far parlare di sé grazie a un nuovo concept digitale firmato da Andrea Bonamore, capace di riaccendere una domanda che da tempo accompagna il dibattito sull’auto europea: avrebbe senso oggi riportare in vita una city car di questo tipo?
Il ritorno di Autobianchi A112? Il render di un designer indipendente lo immagina così
Il render arriva in una fase tutt’altro che casuale. Negli ultimi mesi il tema delle piccole auto è tornato centrale nel confronto industriale europeo, anche alla luce delle riflessioni avviate in casa Stellantis sul futuro delle vetture compatte elettriche per il mercato del Vecchio Continente. In questo scenario, il nome A112 riemerge con una forza particolare, sostenuto da un’eredità storica che continua a parlare a generazioni diverse di automobilisti.
La proposta di Bonamore immagina una reinterpretazione moderna della Autobianchi A112, mantenendone però intatto lo spirito originario. Le proporzioni restano quelle di una hatchback compatta, corta e raccolta, pensata chiaramente per un utilizzo urbano. Allo stesso tempo, il linguaggio stilistico viene aggiornato con superfici più tese, passaruota marcati e una presenza visiva più solida rispetto al modello storico. Il frontale si distingue per una firma luminosa circolare che richiama il passato senza cadere nell’effetto nostalgia fine a sé stesso, mentre il tetto a contrasto e la linea di cintura alta contribuiscono a costruire un profilo moderno e dinamico.
Anche il posteriore appare ben risolto, con gruppi ottici orizzontali e una fascia scura che accentua la larghezza dell’insieme. I cerchi dal disegno pieno, quasi aerodinamico, suggeriscono chiaramente una possibile vocazione elettrica del progetto. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del concept: Autobianchi A112 immaginata in questa veste non sembra un semplice tributo nostalgico, ma una vettura che potrebbe trovare un posto reale nel mercato contemporaneo.

Sul piano tecnico, l’ipotesi più credibile resta quella di una variante elettrica semplice e leggera. Una potenza di circa 60 kW, abbinata a una batteria compresa tra 30 e 40 kWh, sarebbe sufficiente per offrire prestazioni adatte alla città e all’uso quotidiano, mantenendo sotto controllo peso, costi e complessità. Non servirebbero numeri estremi, ma una formula equilibrata: agilità nel traffico, autonomia adeguata e accessibilità economica. In alternativa, non sarebbe da escludere una soluzione ibrida leggera, magari basata su una meccanica compatta e razionale, capace di intercettare anche chi guarda ancora con cautela alla transizione full electric.
Il punto centrale, però, è un altro: una vettura del genere oggi potrebbe avere un senso preciso. In un mercato dominato da SUV, crossover e modelli sempre più ingombranti e costosi, il ritorno di una piccola auto italiana con identità forte e missione chiara potrebbe rispondere a una domanda concreta. Autobianchi A112, in questa lettura, avrebbe il vantaggio di un nome storico, di una personalità definita e di una collocazione immediatamente comprensibile.
Per ora si resta nel campo delle suggestioni. Non c’è alcun annuncio ufficiale, né un progetto industriale dichiarato. Eppure il render di Andrea Bonamore mostra quanto l’idea sia tutt’altro che fuori tempo. Se davvero Stellantis decidesse di esplorare una strada simile, il ritorno della Autobianchi A112 potrebbe non essere poi un qualcosa di così utopistico a nostro avviso.
