Quando Stellantis ha annunciato il ritorno dei motori HDi, il dibattito si è acceso immediatamente. Per alcuni si tratta di nostalgia industriale, per altri di una risposta alle esigenze delle flotte o di un rallentamento nella transizione elettrica. Ma c’è un elemento meno discusso che merita attenzione: il diesel potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo concreto nei confronti dei costruttori cinesi.
Stellantis potrebbe presidiare una nicchia strategica dove la concorrenza asiatica non dispone di una risposta immediata
I principali brand cinesi attivi in Europa e cioè BYD, MG Motor, Omoda, Leapmotor, JAC Motors, propongono gamme completamente elettriche o ibride a benzina. Il diesel non rientra nei loro piani industriali europei, né sembra destinato a farne parte. Questo lascia scoperti segmenti chiave del mercato continentale: flotte aziendali, SUV di segmento C e D, vetture per lunghe percorrenze. Proprio quelle categorie che, ancora oggi, generano volumi rilevanti.
Dal punto di vista tecnico ed economico, il diesel continua a offrire vantaggi in termini di autonomia, consumi su lunghe distanze e costo totale di esercizio per chi percorre molti chilometri. In questo contesto, Stellantis potrebbe presidiare una nicchia strategica dove la concorrenza asiatica non dispone di una risposta immediata.
Il problema, tuttavia, non è tecnologico ma normativo. Dal 1° gennaio 2026 in Polonia i limiti di deducibilità fiscale per le auto aziendali saranno legati alle emissioni di CO₂. Per i veicoli con motore a combustione – inclusi i diesel – che superano i 50 g/km, il tetto per ammortamento e leasing scenderà a 100.000 PLN, rispetto ai precedenti 150.000. Le auto sotto i 50 g/km manterranno il limite di 150.000 PLN, mentre elettriche e idrogeno saliranno a 225.000 PLN.
Il messaggio è chiaro: il diesel non viene incentivato, ma semplicemente tollerato. E in altri Paesi europei il quadro è ancora più restrittivo, tra tasse ambientali, imposte di immatricolazione più elevate e limitazioni alla circolazione nei centri urbani.
In questa cornice, il ritorno dell’HDi appare meno come una rimonta e più come una strategia di contenimento. Una mossa per guadagnare tempo, sfruttando un vantaggio industriale che i competitor cinesi non hanno sviluppato, mentre l’Europa continua a irrigidire le proprie politiche ambientali.
Lo scenario ideale per Stellantis sarebbe una profonda evoluzione del diesel, magari attraverso un sistema ibrido capace di abbattere drasticamente le emissioni di CO₂, avvicinandole alle soglie fiscali più favorevoli. Un concetto già esplorato oltre un decennio fa, ma mai trasformato in pilastro strategico.
Oggi il diesel può essere un’arma competitiva contro la Cina. Ma non è più, e difficilmente tornerà a essere, il motore politicamente privilegiato del mercato europeo. Vedremo se sarà davvero questa la mossa del gruppo guidato da Antonio Filosa per fermare l’avanzata cinese o se verranno messe in atto anche altre strategie.
