Nel 2025 dagli stabilimenti italiani di Stellantis sono usciti circa 380mila veicoli. È un numero che, preso da solo, può sembrare ancora importante. Ma, come evidenzia in un interessante articolo “Il Post” confrontato con quello dell’anno precedente racconta un’altra storia: un calo del 20 per cento in dodici mesi. E se lo si paragona ai decenni in cui la Fiat produceva milioni di auto e rappresentava uno dei simboli dell’industria nazionale, il ridimensionamento appare ancora più evidente.
Il forte calo della produzione di Stellantis in Italia ha effetto sui fornitori con coinvolgimento di circa 160 mila lavoratori: la situazione
Non è solo una questione di volumi. Dietro quei numeri ci sono lavoratori, famiglie, territori che per anni hanno vissuto attorno alle fabbriche automobilistiche di Stellantis. E soprattutto c’è un’intera filiera che dipende, direttamente o indirettamente, dalle scelte e dagli andamenti del gruppo. Secondo l’ANFIA, le imprese della componentistica in Italia sono oltre 2.100 e impiegano circa 160mila persone. Un sistema produttivo vasto, diffuso in molte regioni, che oggi si trova a fare i conti con un mercato più incerto e margini sempre più sottili.
Alcune aziende hanno deciso di cambiare strada, abbandonando un settore percepito come meno redditizio rispetto al passato. Altre sono state rilevate da gruppi stranieri, attratti dalla qualità e dall’esperienza che l’industria italiana ha costruito in decenni di specializzazione. È un segnale ambivalente: da un lato dimostra il valore del know-how nazionale, dall’altro racconta una perdita di centralità.
I dati confermano questa fase delicata. Uno studio di PwC indica che nel 2025 i ricavi della componentistica sono scesi a 49,1 miliardi di euro, il 15 per cento in meno rispetto a due anni prima. Anche gli utili si sono ridotti, e più di un’impresa su quattro si trova in una condizione di stress finanziario. In altre parole, fatica a garantire continuità produttiva senza interventi correttivi.

Non tutte le aziende, però, sono esposte allo stesso modo. La filiera attorno all’industria auto e alle fabbriche di Stellantis assomiglia a una piramide. In alto ci sono i grandi fornitori di sistemi completi, più strutturati e diversificati, quindi più capaci di assorbire gli urti. Alla base, invece, operano centinaia di subfornitori con margini ridotti e minore potere contrattuale.
Sono loro a sentire più forte l’effetto del calo delle commesse a causa del calo della produzione di Stellantis e dei pagamenti che si allungano. Molti hanno investito negli ultimi anni per rispondere alle richieste dei costruttori e oggi faticano a rientrare di quei costi, in un contesto che cambia più rapidamente di quanto fosse prevedibile. Insomma una situazione molto complicata che al momento non sembra trovare una soluzione.
