Adesso è ufficiale: non ci sarà alcuna Gigafactory a Termoli. Lo ha confermato Automotive Cells Company (ACC) nelle scorse ore. Non si tratta di una sorpresa. Infatti la scelta era già emersa nelle indiscrezioni pubblicate lo scorso novembre da Milano Finanza. Alla base della decisione, come spiegato da ACC in una comunicazione, c’è una profonda trasformazione delle attuali condizioni di mercato.
Niente Gigafactory a Termoli: ACC ha confermato ufficialmente lo stop al progetto
Il gruppo ha ritenuto indispensabile rivedere la propria strategia industriale, riallocando risorse e investimenti verso gli stabilimenti considerati oggi più solidi e sostenibili nel medio-lungo periodo. In questo contesto di riposizionamento, i piani per la realizzazione delle gigafactory in Italia e in Germania non risultano più allineati con gli obiettivi di competitività, efficienza ed eccellenza produttiva che l’azienda si è posta come priorità strategiche.
Dalla riorganizzazione emerge invece in posizione di forza lo stabilimento francese di Billy-Berclau/Douvrin, confermato come fulcro industriale e tecnologico di ACC. È su questo sito che l’azienda intende concentrare investimenti e attività, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza dei processi produttivi e rafforzare la propria competitività sul mercato.
Parallelamente, il gruppo lancia un messaggio chiaro alle istituzioni: in assenza di interventi rapidi e mirati a sostegno della produzione europea, il continente potrebbe compromettere la propria indipendenza strategica in una tecnologia ritenuta cruciale per il futuro dell’industria. Sulla vicenda è intervenuta anche Stellantis, che ha preso atto delle scelte di ACC e dell’apertura del dialogo con le parti sociali, garantendo un attento controllo degli impatti industriali e occupazionali e ricordando le misure già adottate a tutela dei dipendenti.

Sul futuro del sito di Termoli, Stellantis ha ribadito che il 30 gennaio scorso è stata confermata l’introduzione, entro la fine del 2026, di una nuova linea produttiva dedicata al cambio e-DCT. A questo si affianca un investimento sui propulsori GSE adeguati agli standard Euro 7, progettati per restare in produzione anche oltre il 2030. Si tratta di interventi definiti e condivisi circa un anno fa che, secondo il gruppo, assicurano la prosecuzione delle attività industriali dello stabilimento, rafforzando il ruolo del Made in Italy. Per i lavoratori oggi impiegati da ACC è inoltre prevista la possibilità di proseguire il proprio percorso professionale all’interno di Stellantis.
Di segno opposto la posizione dei sindacati. In una nota congiunta, Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive, parlano di una situazione ormai critica per il settore in Italia. A loro avviso, Stellantis deve avviare un confronto concreto e preventivo sul piano industriale, poiché le scelte di ACC alimentano ulteriori incertezze. I rappresentanti sindacali chiedono infine un intervento diretto della Presidenza del Consiglio, sollecitando la convocazione immediata delle parti a Palazzo Chigi.

