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Stellantis Atessa: segnali incoraggianti per il futuro della fabbrica

L’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, vede segnali positivi per Atessa

Stellantis Atessa

Il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta per l’automotive europeo e italiano e dall’Abruzzo arrivano segnali incoraggianti. Come vi abbiamo scritto nei giorni scorsi, allo stabilimento Stellantis Atessa, a partire da lunedì 2 febbraio, tornerà infatti in modo parziale il terzo turno di lavoro, con un aumento della produzione dei veicoli commerciali leggeri. Il turno notturno coinvolgerà i reparti di Lastratura, Verniciatura, Montaggio, Qualità e finizione, impiegando circa 800 lavoratori. La produzione giornaliera passerà da 640 a 820 furgoni. Una misura che resterà in vigore per alcuni mesi e che arriva dopo il taglio del terzo turno deciso nel 2024 a seguito del calo produttivo.

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Il ritorno del terzo turno in Stellantis Atessa è una notizia incoraggiante secondo l’assessore Tiziana Magnacca

A sottolineare il valore di questo passaggio è l’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, che a Roma ha partecipato al tavolo nazionale dell’Automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. «Terzo turno e incremento di duecento unità al giorno – spiega Magnacca – dovrebbero portare alla conclusione della cassa integrazione. Ma soprattutto confermano che Atessa è lo stabilimento più produttivo del gruppo Stellantis».

Secondo l’assessore, «la Val di Sangro si conferma leader nella produzione dei veicoli leggeri ed è destinata a essere centrale nei futuri sviluppi industriali del gruppo». Al tavolo romano è emersa anche la necessità di sostenere le imprese che continuano a investire, affiancando nuovi fondi a quelli già previsti dalla Finanziaria, come segnale concreto dell’impegno del governo.

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stellantis fabbrica

Sul fronte europeo, Magnacca ribadisce la richiesta di «una revisione del Green Deal, nel segno della neutralità tecnologica, della revisione delle sanzioni e dei limiti sulle emissioni di CO₂». Il ministro Urso ha annunciato nuovi finanziamenti dopo le prime modifiche introdotte dalla Commissione europea: «Il 2026 deve essere l’anno delle riforme, il vero anno della svolta».

Resta però alta la preoccupazione di lavoratori e sindacati. Fim Cisl, Uilm e Fismic hanno rilanciato l’allarme sulla crisi dell’indotto, chiedendo «garanzie concrete su investimenti, occupazione e futuro produttivo». Un appello forte a istituzioni, governo e Unione europea per una politica industriale «seria, pragmatica e capace di restituire competitività al settore».

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