Ferrari, sin dalle origini, ha costruito auto stradali e da corsa dal fascino magnetico. Anche la 125 S del 1947, prima nata della famiglia del “cavallino rampante“, incantava per la purezza dei suoi tratti e la finezza della sua ingegneria. Dal suo arrivo in società, è stato un fiorire di gioielli a quattro ruote, che hanno alimentato amori e passioni in ogni angolo del mondo.
L’elenco dei capolavori usciti da Maranello è lunghissimo, per la grande vivacità aziendale e per la perizia di chi li ha plasmati. Oggi ci concediamo un elenco di 10 “rosse” di sublime splendore che, per il loro carisma, possono essere viste come opere iconiche, rappresentative della migliore cultura del marchio, in diverse epoche storiche. Sono una sintesi dell’essenza del mito.
Ovviamente nella lista non ci sono tutte le più grandi auto prodotte dalla Ferrari. Mancano, giusto per fare qualche esempio, modelli come le 166 MM, 250 Le Mans, Dino 206 e 246, 512 BB, Testarossa, Enzo, LaFerrari, Monza SP1 ed SP2, ma credo che le vetture selezionate facciano parte del gruppo di quelle più amate dai collezionisti e dagli appassionati. Volete scoprire di quali Ferrari si tratta? Seguiteci nel resto dell’articolo, leggendo alcune loro caratteristiche. L’ordine non è scandito dall’importanza delle singole auto, ma dall’anno di nascita.
Ferrari Daytona SP3 (2021)
Insieme alle Monza SP1 ed SP2 è una delle “rosse” più affascinanti dell’era Manzoni. Il suo stile la colloca di diritto fra le sculture a quattro ruote. La Ferrari Daytona SP3 è un’opera d’arte dei tempi moderni. Ogni scorcio visivo della sua carrozzeria profuma di carisma. Come riferito in un’altra circostanza, in lei si coglie l’essenza del mito, con un omaggio alla migliore tradizione, riscritta con la penna del futuro.
Terza discendente della Serie Icona, che omaggia modelli iconici del passato, questa supercar trae ispirazione nello stile dalla 330 P4, ma la parte bassa dello specchio di coda si connette visivamente alla 250 P5 Berlinetta Speciale Pininfarina. Non è però un remake. Tutt’altro. Qui c’è tanta creatività e una proiezione felice verso nuovi lidi espressivi.
A fare da base di lavoro, sul piano strutturale, ci ha pensato LaFerrari Aperta, ma qui non c’è l’ibrido. Un valore aggiunto nella prospettiva sentimentale ed emotiva. Sotto il cofano posteriore, sinuosamente plasmato, trova accoglienza un motore V12 aspirato da 6.5 litri di cilindrata, che elargisce 840 cavalli di razza al servizio del piacere. Incredibili le sue note sonore. Anche le prestazioni solo al top, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.85 secondi e da 0 a 200 km/h in 7.4 secondi. La punta velocistica si spinge oltre la soglia dei 340 km/h.
Ferrari F40 (1987)
Non mi nascondo: questa è la “rossa” che più mi coinvolge emotivamente, anche per un fatto anagrafico, ma non solo. Varie ragioni mi legano tantissimo a lei. La conosco molto bene, avendola vissuta. Amo la Ferrari F40, come ogni appassionato di auto. Questa creatura ha un fascino magnetico, un carisma unico e inarrivabile. Pure Enzo Ferrari viveva un sentimento di profonda connessione nei suoi confronti. Fu l’ultimo modello del “cavallino rampante” ad essere stato presentato quando lui era ancora in vita.
Nonostante non abbia un V12 sotto il cofano, incarna l’essenza del marchio emiliano. Per tutte le ragioni prima esposte può essere vista come il testamento spirituale del fondatore. Incredibile lo splendore delle forme, nate nel segno dell’arte di Pininfarina. Guardandola si resta estasiati, oggi come nel 1987, quando avvenne la sua presentazione, per celebrare gli otto lustri di vita della casa di Maranello. Sembra un prototipo scappato dalle strade di Le Mans o di Sebring, ma ha una grazia stilistica a dir poco inebriante. Nessuna nota stonata nei suoi codici linguistici. Tutto si trova esattamente al posto giusto.
Nella sua carrozzeria l’aggressività più estrema si miscela ad un’eleganza di livello superiore, che nessuna supercar “racing style” riesce a replicare. Impossibile non innamorarsene. Erede della GTO del 1984, la Ferrari F40 ne spinge ancora più in alto i contenuti. Sublime il suo equilibrio generale, nato da un’unica mente pensante: quella dell’ingegnere Nicola Materazzi. Dal motore di questa “belva” giungono scariche energetiche di portata vulcanica. Il V8 biturbo da 2.9 litri di cilindrata eroga 478 cavalli di potenza, con grinta incredibile. A fare il resto ci pensa il peso di appena 1.100 chilogrammi. La Ferrari F40 accelera da 0 a 200 km/h in 12 secondi e copre il chilometro con partenza da fermo in 21 secondi. La velocità massima si spinge a quota 324 km/h.
Ferrari GTO (1984)
Ci sono auto al cui passaggio ci si deve togliere idealmente il cappello. La Ferrari GTO del 1984 appartiene sicuramente alla specie. Con lei si è aperto il cantiere delle supercar in edizioni limitata del “cavallino rampante”, la cui discendente più recente è la F80. Sono auto che incarnano la massima tecnologia del marchio, in relazione al loro tempo. L’auto di cui ci occupiamo in questo paragrafo è una perla creativa di suggestiva bellezza. Qui il design è stato tradotto in arte. Impossibile non farsi travolgere dal suo splendore.
Questa “rossa” ha una marcia in più. Non poteva che essere così, vista la sigla di cui si fregia, resa famosa nel mondo dalla mitica 250. I progettisti non potevano sbagliare il colpo, per la portata del tributo. Alla vista del frutto, nessuno ebbe da ridire. Solo tanto entusiasmo per cotanta discendente, nonostante l’assenza di un palmares sportivo.
La Ferrari GTO è una delle “rosse” più amate dagli appassionati. Fra le auto dell’era moderna si colloca al vertice, appena dopo la F40. Il compito della spinta fa capo a un motore V8 biturbo da 2.855 centimetri cubi, in grado di sviluppare una potenza massima di 400 cavalli, su un peso di soli 1.160 chilogrammi. Questo dato fu reso possibile dall’ampio uso di materiali speciali, come il kevlar, prova tangibile della stretta connessione col mondo delle corse. Il quadro prestazionale era al top, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 4.9 secondi e da 0 a 1.000 metri in 21.7 secondi. La velocità massima si fissava a 305 km/h.
Ferrari 365 GTB/4 Daytona (1968)
Confesso che questa “rossa”, almeno sul piano stilistico, non è entrata nel mio cuore con la stessa intensità che si percepisce nel sentire comune. Solo la vista laterale mi esalta veramente, mentre sugli altri fronti c’è una buona accettazione, non un vero e proprio amore. Questo non mi impedisce di riconoscere l’eccellenza del lavoro creativo svolto da Pininfarina: un nome, una garanzia. La Ferrari 365 GTB/4 “Daytona” è un grande classico del marchio emiliano e si è ritagliata uno spazio importante nella sua storia. Qui i buoi sono davanti al carro, onorando la preferenza iniziale che Enzo Ferrari ebbe per questa architettura meccanica.
Nella sigla del modello sono riportate alcune sue caratteristiche. Il codice numerico iniziale indica la cilindrata unitaria, in linea con la tradizione del tempo. GTB è l’acronimo di Gran Turismo Berlinetta. La cifra finale indica il numero di alberi a camme. Daytona è un soprannome, acquisito nella comunicazione, per onorare la tripletta messa a segno dalle auto di Maranello nella nota 24 Ore statunitense, quando tre “rosse” in parata attraversarono la linea del traguardo.
Lanciata nel 1968, questa coupé del “cavallino rampante” si caratterizza per il lungo cofano anteriore e per la coda raccolta. Ad animare le danze della Ferrari 365 GTB/4 “Daytona” ci pensa un motore V12 da 4.4 litri di cilindrata, in grado di mettere sul piatto la bellezza di 352 cavalli. Al top le prestazioni, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 6.1 secondi e una punta velocistica di 280 km/h. Molto efficaci le dinamiche, grazie anche allo schema transaxle, con motore anteriore e cambio al posteriore, in blocco col differenziale.
Ferrari 330 P4 (1967)
Guardandola si resta senza fiato. Il suo splendore si spinge oltre i confini dell’immaginazione. Questa è senza ombra di dubbio la Sport più bella di sempre. La Ferrari 330 P4 è una scultura da corsa con le carte in regola per vincere i più importanti concorsi internazionali di eleganza. Incredibile il modo con cui un modello pensato essenzialmente per la massima efficacia in pista riesca ad essere così sensuale nei tratti esteriori. A mio avviso è una delle “rosse” più carismatiche di sempre, una delle più suggestive. Forse la più coinvolgente in assoluto. Se la gioca soltanto con la 250 GTO e con la F40, in termini di fascino.
Pensando ai prototipi di epoca attuale, goffi e sbilenchi, il suo inappuntabile splendore fa ancora più effetto. Non si finirebbe mai di ammirarla, tanta è la grazie stilistica espressa dalla sua carrozzeria. I sinuosi volumi che la definiscono ne fanno una regina di bellezza, capace di guadagnare il primato nei più prestigiosi red carpet. Sotto il suo corpo aggraziato, felicemente protetto dal cofano posteriore, pulsa un altro capolavoro.
Stiamo parlando del motore V12 da 4 litri di cilindrata, che ne anima le danze con la forza dei suoi 450 cavalli di potenza, espressi 8.000 giri al minuto. Facile intuire con quanta grinta spinga in avanti questa “belva”, il cui peso a secco è di appena 792 chilogrammi. Le sonorità meccaniche effuse nell’aria dai balletti di pistoni e cilindri sono ammalianti. Nata nel 1967 per disputare il Campionato Mondiale Sport Prototipi, la Ferrari 330 P4 portò a termine in modo luminoso la missione che le era stata assegnata: quella di vincere. Lo fece assicurando alla casa di Maranello un altro titolo mondiale.
Ferrari 275 GTB (1964)
Ecco un’altra “rossa” che fa sbiellare. Si tratta di una regina di bellezza, entrata nell’Olimpo. La Ferrari 275 GTB è uno dei grandi capolavori di Pininfarina. I suoi lineamenti hanno un fascino magnetico, che cattura il cuore, sequestrandolo felicemente nella sua trama di piacere. Questa vettura, portata al debutto al Salone di Parigi del 1964, seppe toccare subito le migliori corde emotive degli appassionati. Sin dal primo sguardo, la carrozzeria conquista gli sguardi, con la travolgente forza dei suoi tratti ad alto indice di sensualità.
Da un certo punto di vista evoca la mitica 250 GTO, ma qui si coglie la destinazione stradale del mezzo. Impossibile passare inosservati con un simile gioiello, capace di dominare la scena nei più prestigiosi concorsi d’eleganza del pianeta. Se l’estetica rapisce i sensi, non meno inebriante è ciò che viene custodito sotto l’abito. In posizione anteriore alloggia infatti un motore V12 da 3.3 litri di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di 280 cavalli, elargiti con suoni orchestrali di nobile specie. La trazione ovviamente, è posteriore.
Grande il divertimento di guida, al pari dell’efficienza dinamica del mezzo, che profuma di corse, pur essendo una Gran Turismo. Miracoli che solo dalle parti di Maranello sanno fare. Qui si colgono, in particolare, i frutti delle esperienze sportive maturate con la 275 P da gara. Di alto rango le metriche prestazionali, ben rappresentate da una velocità di punta superiore ai 258 km/h. Ancora meglio fece la Ferrari 275 GTB/4, lanciata nel 1966, con motore bialbero a 4 camme in testa e con 300 cavalli al servizio del piacere. In questa veste la velocità si spingeva a 270 km/h.
Ferrari 250 GTO (1962)
Con lei il mito di Maranello si sublima. Stiamo parlando della regina delle “rosse” o, quantomeno, della più celebrata a livello mondiale. Nella Ferrari 250 GTO si condensa l’essenza del “cavallino rampante”. Qui bolle il miglior spirito del marchio emiliano. Dire che è leggendaria è un eufemismo. Con questa creatura ci si spinge oltre e si entra in una dimensione indefinibile, sicuramente di ordine superiore.
Anche se nata per le corse, incanta per il suo stile. Impossibile trovare un dettaglio stonato nel suo corpo grafico. I codici espressivi sono della miglior specie, a dispetto dei condizionamenti funzionali e aerodinamici, che hanno svolto un ruolo importante nella definizione delle sue alchimie estetiche. Il risultato degli sforzi creativi è un corpo scultoreo, che rapisce i sensi, ingabbiandoli con presa perenne in un’oasi di estasi. Sembra che l’abbia disegnata Michelangelo, ma è stato Scaglietti a darle forma, con la stessa grazia del mitico artista.
Questa, casi signori, è un’auto che potrebbe stare tranquillamente al Louvre, nel cuore del salone principale. Le linee meravigliosamente belle sono da concorso d’eleganza, anche se plasmate pensando all’universo agonistico. Ovviamente la meccanica non è da meno. Sotto il lungo e sinuoso cofano anteriore, in posizione arretrata, trova accoglienza un motore V12 da tre litri di cilindrata, in grado di erogare 300 cavalli di potenza, con melodie orchestrali, che facevano la gioia di Herbert von Karajan. Tre i titoli mondiali assicurati alla Ferrari dalla 250 GTO fra il 1962 e il 1964. Un palmares strepitoso, degno del suo splendore.
Ferrari 250 GT Spider California SWB (1960)
A lei tocca il titolo di regina della “Dolce Vita”. La sua eleganza è senza paragoni. Nessuna vettura scoperta può competere con lei in termini di classe. La Ferrari 250 GT Spider California SWB profuma di raffinatezza del più alto livello. Si tratta di uno dei modelli più iconici prodotti dalla casa di Maranello, nel corso della sua lunga storia. Definirla una capolavoro non è una forzatura linguistica, ma il perfetto riflesso della sua essenza. Qui si è al cospetto di una regina di bellezza.
I suoi volumi sono felicemente calibrati e producono una tela grafica di estrema armonia, dove ogni linea ed ogni espressione visiva riflettono le note migliori del senso del gusto. Niente è fuori posto. Tutto si trova esattamente dove dovrebbe essere. I red carpet più esclusivi sembrano il suo regno, ma questa creatura ha pure un vigore dinamico da auto da corsa. Ogni uscita in sua compagnia irradia di emozioni l’apparato sensoriale. Con in più il vantaggio dell’azione en plein air. Viaggiare in primavera o in estate su una litoranea, osservando il mare, mentre le note sonore del cuore si dipanano nell’aria è quasi un’esperienza mistica.
Ogni essere umano dovrebbe avere il diritto a vivere per almeno 5 minuti questa aulica poesia. Sarebbe terapeutico. Del modello ci fu pure una versione a passo lungo, nota come LWB, ma quella con interasse ridotto a 2.400 mm, la SWB appunto, è la più bella della specie. In questa veste le sue alchimie si sublimano. Anima pulsante del modello è un V12 da 3 litri di cilindrata, in grado di sviluppare 280 cavalli di potenza. Quanto basta per spingersi fino a 270 km/h di punta velocistica, con una spinta da bolide da corsa.
Ferrari 250 GT Berlinetta Passo Corto (1959)
Questa è un’altra opera d’arte della casa di Maranello. In lei si realizza una connessione magica fra auto stradale e bolide da corsa. In pratica, con la Ferrari 250 GT berlinetta Passo Corto (SWB) si poteva raggiungere un circuito in giacca e cravatta, scendere per indossare tuta e casco, risalire a bordo e confrontarsi a testa alta coi rivali…magari vincendo. L’aspetto esteriore, in qualche modo, trasmette questo spirito, mostrando i tratti eleganti di una GT e i muscoli di una creatura da gara, in un quadro visivo di estrema raffinatezza, dove tutto scorre con estrema fluidità e senza forzature. Questa “rossa” è una delle più affascinanti di tutti i tempi. Il suo stile, firmato Pininfarina, è da capolavoro d’arte.
La 250 SWB, acronimo di Short Wheel Base, è entrata di diritto nell’antologia della bellezza. Fra i suoi punti di forza, l’incredibile versatilità, che la metteva a suo agio tanto nelle sfilate alla Croisette quanto nei duelli col coltello fra i denti, sui circuiti più impegnativi del mondo. Tanti i successi raccolti nell’universo agonistico, alcuni dei quali molto prestigiosi, per sigillare al meglio la sintonia con i campi di battaglia. Non poteva che essere così, visti i mostri sacri coinvolti nel suo progetto: Mauro Forghieri, Carlo Chiti e Giotto Bizzarrini.
Lanciata al Salone dell’Auto di Parigi del 1959, questa vettura fece subito breccia nel cuore di tutti. Seducente da tutte le prospettive di osservazione, raggiunge il suo massimo splendore nello specchio di coda. Sotto il cofano motore di questa top model a quattro ruote pulsa un V12 da 3 litri, disposto in posizione anteriore, capace di sviluppare 240 cavalli nella versione stradale e 280 in quella Competizione, con carrozzeria in alluminio, che pesava appena 960 kg. Facile intuire il suo tenore prestazionale. Anche la versione standard (o Lusso) non scherzava, nonostante i 1.100 chilogrammi letti alla bilancia, per il corpo in acciaio e per la dotazione più sfarzosa, orientata all’uso quotidiano.
Ferrari 250 Testa Rossa (1957)
Anche qui si toccano le vette dello splendore. La Ferrari 250 Testa Rossa è una barchetta da corsa dal fascino straordinario. Nella sigla del modello sono riportate la cubatura unitaria è il colore dei coperchi delle punterie. Con lei si entra nel cuore della leggenda. Piccola ma perfettamente compiuta nella sua veste stilistica, questa Sport è un altro capolavoro del “cavallino rampante”. Il suo appeal si sublima nella versione “Pontoon Fender”. In questa veste, che è quella iniziale, la personalità e l’equilibrio visivo del modello toccano il loro diapason.
Le profonde feritoie di raffreddamento dei tamburi davano vita ad elementi grafici di grande fascino, caratterizzando in modo esclusivo il modello. Portata al debutto nel 1957, per ossequiare il limite dei 3 litri posto ai prototipi dalla Commissione Sportiva Internazionale, questa creatura si concede alla vista con alchimie espressive degne di una vettura nata espressamente per i concorsi di eleganza. Eppure fu sviluppata pensando soltanto alle corse. Scaglietti seppe plasmare la materia con sublime grazia, su disegno di Fantuzzi, per vestire nel migliore dei modi il telaio tubolare d’acciaio, con elementi di vario spessore. Ai suoi tempi era la regina del motorsport.
Nelle varie declinazioni, la Ferrari 250 Testa Rossa assicurò alla casa di Maranello tre titoli mondiali, quando le lancette del tempo segnavano gli anni 1958, 1960 e 1961. Ad animare le danze del modello provvede un motore V12 da 2.953 centimetri cubi di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di 300 cavalli, a 7.200 giri al minuto. Questo cuore, straordinariamente sonoro, viene dissetato con abbuffate di ottani dai 6 carburatori Weber di cui dispone. Tanta energia, su un corpo vettura pesante appena 800 chilogrammi, si traduce in una spinta di altissimo livello. Altrettanto valida l’affidabilità, che ha concorso alla maturazione del ricco palmares.
Fonte | Ferrari
