Il governo tedesco entra a gamba tesa nella discussione sul futuro dell’auto in Europa in particolare con riferimento al divieto di vendita di nuove auto a benzina e diesel. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiesto apertamente a Ursula a von der Leyen di rivedere la data del 2035 per lo stop alle auto termiche. Stellantis, che con il nuovo CEO Antonio Filosa sembra aver cambiato direazione rispetto ai tempi di Carlos Tavares, plaude all’iniziativa del numero uno del governo tedesco dicendosi d’accordo.
Il cancelliere chiede a von der Leyen di rivedere la data del 2035, Stellantis favorevole
Nelle ultime ore Merz ha inviato una dettagliata comunicazione alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendole di rivedere la scadenza del 2035, giudicata eccessivamente rigida e rischiosa per un settore automobilistico che resta centrale per l’economia europea. Nel testo, il cancelliere insiste sull’esigenza di mantenere una linea “neutrale dal punto di vista tecnologico”, ovvero di non escludere a priori soluzioni alternative al full electric. In Germania, questa impostazione significa soprattutto continuare a considerare valide opzioni come i carburanti sintetici, i biocarburanti di nuova generazione e tutte le tecnologie capaci di ridurre le emissioni senza imporre un abbandono drastico dei motori a combustione.
Merz sottolinea che una strategia realmente efficace deve tenere conto non solo delle nuove immatricolazioni, ma anche dell’enorme flotta circolante, dove esiste ancora un ampio margine di riduzione dell’impatto climatico. Per questo invita ad aumentare le percentuali di carburanti sintetici e biocarburanti avanzati, ricordando che anche quelli tradizionali possono continuare a contribuire agli obiettivi ambientali.
La posizione tedesca non stupisce: Berlino, sede di marchi come Volkswagen, BMW e Mercedes, contesta da tempo una transizione ritenuta troppo rapida e onerosa, temendo che l’Europa perda terreno rispetto a Cina e Stati Uniti. Merz rafforza questa visione chiedendo all’Ue di non trasformare la svolta verde in un percorso che metta a rischio occupazione e filiere produttive. Su questa linea si inserisce anche Stellantis, che da anni esprime perplessità sulla sostenibilità economica di un passaggio immediato all’elettrico, accogliendo con favore qualunque misura a sostegno della competitività del settore.

La dichiarazione della Germania è stata ben accolta da Stellantis. L’azienda, che negli ultimi mesi ha segnalato difficoltà legate al rapido ritmo dell’elettrificazione, sostiene la proposta di un approccio più flessibile. Come ha sottolineato Emanuele Cappellano, responsabile delle relazioni istituzionali in Europa, qualsiasi passo verso un “rapido e stabile ritorno alla crescita” è benvenuto.
Intanto, in Italia, la transizione viene vissuta come un’emergenza sociale: a Termoli, dove la promessa Gigafactory di Stellantis non è mai partita, mille lavoratori e amministratori locali sono scesi in piazza denunciando il rischio di migliaia di posti perduti. I sindacati denunciano lo scollamento tra strategie globali e realtà produttive, ricordando che le auto elettriche in Italia sono ancora pochissime. Uilm, Fim-Cisl e Uglm chiedono un percorso più realistico, puntando su motori ibridi ed endotermici come fase intermedia per salvaguardare stabilimenti e competenze.
