in

Ferrari V8: le 5 della specie più veloci a Fiorano, dove strappano l’asfalto

Le “rosse” moderne sono tutte dei missili, ma alcune fanno meglio delle altre. Scopri quali.

Ferrari SF90 XX Stradale record Fiorano

Il Circuito di Fiorano è la pista di casa della Ferrari. Qui gli uomini del “cavallino rampante” testano tutte le “rosse” da corsa e stradali, per svilupparle e certificarne la bontà. A volere l’impianto fu lo stesso Enzo Ferrari, convinto dell’importanza di avere una pista a ridosso della stabilimento di Maranello; un nastro d’asfalto, ispirato ai grandi circuiti del mondo, che fosse in grado di dare un pronto riscontro sulla bontà delle auto e sulle modifiche apportate in corso di sviluppo.

L’inaugurazione dell’impianto avvenne nel 1972. Da allora hanno preso forma diverse variazioni, per adattarlo ai tempi, ma senza mutarne lo spirito e la fisionomia di base. Nei suoi circa 3 chilometri di sviluppo planimetrico e altimetrico, il Circuito di Fiorano offre 13 curve. Ogni suo tratto, ogni sua alchimia compositiva, mette a dura prova il comportamento dinamico dell’auto.

Il record sul giro è della Ferrari F2004 di Michael Schumacher, con 55″999. Fra le Sport prototipo il primato va alla 333 SP, con 1’11″90. La GT stradale più veloce è la recente F80, che ferma i cronometri sul tempo di 1’15″30, collocandosi addirittura fra la FXX e la FXX K, senza usare le gomme slick. Una performance a dir poco straordinaria. Qui, però, stiliamo la classifica delle “rosse” più veloci a Fiorano tra quelle stradali con motore V8. Eccola.

1. Ferrari SF90 XX Stradale

Ferrari SF90 XX Stradale record Fiorano

Il ruolo di primatista sul circuito di casa, fra le auto ad otto cilindri del “cavallino rampante”, spetta alla Ferrari SF90 XX Stradale, che sbriciola letteralmente le molecole d’asfalto della pista di Fiorano, riducendole alla dimensione atomica. Versione estrema della SF90 Stradale, ne spinge molto più in alto i contenuti dinamici, grazie alla superiore efficienza del pacchetto ingegneristico, orientato ancora di più alle performance.

Qui l’impronta racing emerge sin dal primo sguardo, per il look più aggressivo, che trova degno sigillo nell’imponente alettone posteriore a tutta larghezza. Una soluzione che mancava nella line-up del marchio emiliano dai tempi della mitica F50. L’impatto scenico è pazzesco, anche se l’eleganza perde qualche piccola nota rispetto al modello di partenza, ampiamente compensata dalla superiore personalità stilistica.

Nata in serie limitata di soli 799 esemplari, cui vanno aggiunte le 599 unità della versione Spider, la Ferrari SF90 XX Stradale è un missile ruotato. Prima dell’avvento della F80, nessuna “rossa” del listino “commerciale” era in grado di competere con lei in pista. Ora è al secondo posto assoluto, ma fra le V8 si colloca ampiamente in testa. Possiamo definirla una regina di classe, in grado di esprimere metriche spaventose in senso assoluto. Con lei si può competere con le hypercar. Miracoli che solo dalle parti di Maranello sono in grado di compiere, grazie a un know-how unico e inimitabile.

La sua natura pistaiola emerge sin dal primo sguardo e trova conforto nella scheda tecnica e nelle metriche prestazionali. Il compito della spinta fa capo a un powertrain ibrido. La più alta dose energetica giunge dal motore V8 endotermico da 4.0 litri di cilindrata, che fornisce anche la base sonora. Il suo apporto vale 797 cavalli, cui si aggiungono quelli messi sul piatto dalle tre unità elettriche, per una potenza combinata di 1.030 cavalli.

È un dato eccezionale, tradotto in performance di riferimento, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.3 secondi e da 0 a 200 km/h in 6.5 secondi. Numeri impressionanti, ma non quanto il tempo che le serve per completare un giro della pista di Fiorano: 1’17″30. Per rendersi conto del suo spessore, la mitica Ferrari LaFerrari, sullo stesso impianto, ferma i cronometri su 1’19″70. In pratica (e per farla breve) sola la F80 riesce a fare meglio di lei. Credo non occorra aggiungere altro. Che dire? Tanto di cappello!

2. Ferrari SF90 Stradale

Ferrari-SF90-Stradale

A differenza della sorella di cui ci siamo occupati prima, questa è meno orientata ai track-day, ma in pista raggiunge comunque livelli prestazionali strepitosi, inaccessibili alla stragrande maggioranza delle supercar. La Ferrari SF90 Stradale è un prodotto del “normale” listino della casa di Maranello, dove si colloca al vertice in termini di prezzo ed esclusività. Anche se non è freschissima (risale al 2019) e se presto il suo posto verrà preso da un’altra auto del “cavallino rampante”, continua ad essere al top in termini di tecnologia ed efficienza dinamica.

Il look è molto pulito, specie nella parte anteriore e nel profilo laterale, mentre dietro si fatica a digerire il tormentato trattamento del cofano motore e dell’area del lunotto, che spezza la fluidità di tutto il resto, con arzigogolati giochi di linee forse evitabili, come dimostra il migliore sviluppo grafico dello stesso settore visivo messo a segno con la versione Spider.

Flavio Manzoni ha sviluppato un progetto stilistico sano nelle sue alchimie generali, ma poi ha perso il filo nel posteriore, dove la riuscita parte bassa si coniuga male a una parte superiore molto discutibile, che non incontra per nulla il mio gradimento e quello di diversi altri appassionati, anche se qui si entra nel campo opinabile del giudizio soggettivo, che non si eleva al rango di scienza esatta. Molto più unanimi i pareri sull’eccellenza ingegneristica della Ferrari SF90 Stradale.

Questa sportiva, al momento del debutto, ha definito i nuovi riferimenti nel settore delle vetture ad alto indice prestazionale. Con lei il marchio del “cavallino rampante” ha offerto una nuova prova della sua bravura. Del resto, non si diventa per caso dei miti universali. Il modello offre una gamma di modalità di guida avanzate per soddisfare le preferenze e le esigenze di ogni conducente, in base al contesto e ai bisogni del momento. Cuore motoristico della “rossa” in esame è un powertrain ibrido, dominato da un V8 biturbo endotermico da 4.0 litri. Suoi 780 dei 1.000 cavalli erogati dal modello. Il resto del vigore energetico giunge dalle 3 unità elettriche.

Per anni è stata questa l’auto stradale più potente del marchio emiliano. Facile intuire il vigore della spinta, confortato dai dati, che parlano di un passaggio da 0 a 100 km/h in 2.5 secondi e da 0 a 200 km/h in 6.7 secondi. Sulla Ferrari SF90 Stradale si rimane incollati al sedile anche oltre, fino alla velocità massima di oltre 340 km/h. Solo auto più specialistiche come la F80 e la SF90 XX Stradale (e Spider) riescono a fare meglio di lei sulla pista di Fiorano, dove ferma il cronometro sul tempo di 1’19″00. Sette decimi meglio della Ferrari LaFerrari. Incredibile, vero?

3. Ferrari 488 Pista

Ferrari 488 Pista

Versione estrema della 488 GTB, questa “rossa” ha muscoli da culturista, che emergono in modo evidente nella carrozzeria. Meno elegante dell’auto da cui deriva, esprime un livello di grinta ancora maggiore dell’altra, senza pregiudicarne la sensualità. Guardandola, si coglie subito la matrice racing della Ferrari 488 Pista, il cui debutto in società prese forma nel corso del Salone di Ginevra del 2018. Qui la liaison con le GT da gara emerge in pieno, anche se la vettura in esame è perfettamente adatta all’uso stradale.

I tecnici del “cavallino rampante” sono riusciti a rendere fruibili le emozioni e le prestazioni da corsa, regalando alla clientela e agli appassionati una nuova icona a quattro ruote. Discendente ideale della 360 Challenge Stradale, della 430 Scuderia e della 458 Speciale, questa “rossa” ne ha elevato ulteriormente i contenuti ingegneristici e prestazionali, facendone la GT V8 endotermica più veloce fra quelle commerciali del marchio emiliano. Oggi al suo posto c’è la 296 Speciale, che ha spinto ancora oltre l’asticella, ma con un’architettura diversa, ibrida e a 6 cilindri.

Questo aggiunge galloni alla forza di richiamo esercitata dalla Ferrari 488 Pista nella dimensione collezionistica. Anche qui c’è il famoso “manettino” al volante, per gestire la misura dell’apporto digitale sulle dinamiche del mezzo, con vari step di reti di sicurezza e di efficienza funzionale. Il tutto senza pregiudicare il piacere di guida, che raggiunge il suo diapason nelle dimensioni meno protettive, adatte all’uso in pista, meglio se con un pilota al volante.

Come riferito in altre circostanze, la vettura in esame porta in strada il più grande transfer tecnologico dall’universo agonistico. Qui ci sono soluzioni provenienti dalla 488 Challenge e dalla 488 GTE. Le bielle in titanio e i polmoni di aspirazione in fibra di carbonio sono due esempi di questo travaso. Anche lo studio aerodinamico mostra relazioni col mondo delle corse. Rispetto alla 488 GTB il peso è più basso di 90 chilogrammi. La potenza, invece, si spinge 50 cavalli più in alto. Grazie ad alcuni interventi mirati, il motore biturbo da 3902 centimetri cubi della Ferrari 488 Pista è cresciuto a 720 cavalli di potenza massima, espressi a 8000 giri al minuto.

Questo si traduce in un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.85 secondi e da 0 a 200 km/h in 7.6 secondi. La spinta si mantiene incisiva anche oltre, fino alla punta velocistica di 340 km/h. Purtroppo il sound è meno bello di quello delle auto che l’hanno preceduta nella particolare famiglia di cui fa parte. Comunque regala della splendide note sonore, migliorando l’esperienza dinamica ed emotiva. Il tempo sulla pista di Fiorano è di 1’21″50.

4. Ferrari F8 Tributo

Ferrari F8 Tributo

Evoluzione della 488 GTB, la Ferrari F8 Tributo porta nel nome la sua missione, che è quella di rendere omaggio, nella forma più alta, alla motorizzazione ad 8 cilindri 100% endotermica, in un’epoca di elettrificazione diffusa. Come al solito, lo fa nel migliore dei modi, perché la casa di Maranello è in vetta all’Olimpo dell’ingegneria applicata alle unità motoristiche. Pur essendo una granturismo stradale, la “rossa” in esame offre un livello di performance degno delle auto da pista.

Il salto in avanti rispetto all’auto precedente non è di portata quantica, ma risulta comunque evidente. Non poteva che essere così. Sul piano estetico, le due auto prima menzionate differiscono soprattutto nella sezione frontale e nello specchio di coda. Gli interventi anteriori sembrano più riusciti di quelli eseguiti dietro, dove la 488 GTB fa decisamente meglio in termini di stile e di carisma. La Ferrari F8 Tributo è una bella auto, che piace da tutte le prospettive di osservazione, ma non ha un look più avvenente di quello della progenitrice, che continuo a preferire, senza il minimo dubbio.

Ora al suo posto c’è la 296 GTB, con contenuti tecnici e prestazionali superiori, ma è un’auto che non sposa l’architettura V8, di cui ci stiamo occupando in questo articolo. La Ferrari F8 Tributo è una bella prova di bravura dei tecnici di Maranello, che hanno saputo conferire le migliori doti di sportività al modello, in un quadro al top anche sul fronte della finezza di guida e del comfort (rispetto alla tipologia di veicolo).

Qui le performance diventano accessibili anche a quanti non sono abituati all’uso di tuta e casco, ma ovviamente non bisogna strafare, perché le leggi della fisica vanno oltre le eccellenze ingegneristiche. Va da sé che la ricerca dei limiti propri e/o di quelli del modello, nei casi in cui se ne avverte il bisogno, va fatta in pista e non certo su strada, dove bisogna attenersi rigorosamente alle regole e ai dettami del buon senso.

La forza della “rossa” di cui ci stiamo occupando giunge da un motore V8 biturbo da 3.9 litri, che nei suoi step più recenti ha guadagnato vari e prestigiosi riconoscimenti. La potenza massima è di 720 cavalli, proprio come sulla più estrema 488 Pista, che non la distanzia di tanto, nonostante la sua natura di granturismo, a riprova dei progressi compiuti. Ecco alcuni dati numerici: accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.9 secondi, da 0 a 200 km/h in 7.8 secondi, velocità massima di oltre 340 km/h. Il tempo sul giro sulla pista di Fiorano è di 1’22″50.

5. Ferrari 488 GTB

ferrari-488-gtb_08

Erede della 458 Italia, questa vettura fece il suo debutto al Salone di Ginevra del 2015. Il design migliora quello dell’auto di partenza nel frontale (cui conferisce molto più carattere) e nello specchio di coda, ma il profilo laterale ha perso una quota dell’incredibile eleganza sportiva dell’altra, per l’innesto delle vistose prese d’aria, con riflessi infelici sulla purezza dello stile iniziale. Anche in questa prospettiva d’osservazione, comunque, la Ferrari 488 GTB è di uno splendore unico.

Il look non accusa i segni del tempo, per le nobili alchimie stilistiche di cui si fa interprete. Facile innamorarsi di un’auto del genere, che riesce a toccare le migliori corde emotive di chi la osserva, a prescindere dall’intensità della passione vissuta per i mezzi a quattro ruote. Dire che è stupenda è poca cosa. Con lei ci si porta fuori dalla banalità inflazionata di questo aggettivo. Meglio parlare di un’opera d’arte.

Questa berlinetta si è spinta oltre il quadro prestazionale della 458 Speciale, nonostante la natura meno racing del prodotto: il segno dei tempi, anche se l’aspirato dell’altra è più incisivo sul piano sonoro. Molto contenuto il peso, che non supera i 1.370 chilogrammi, pur in presenza di un corpo vettura generosamente dimensionato.

Come accade per molte “rosse”, nella sigla della Ferrari 488 GTB sono riportate alcune caratteristiche del modello. Il codice numerico indica la cilindrata unitaria, mentre GTB è l’acronimo di Gran Turismo Berlinetta. Sotto il cofano posteriore libera la sua energia un V8 biturbo da 3.9 litri, di matrice 100% endotermica, che sviluppa una potenza massima di 670 cavalli a 8000 giri al minuto, con un picco di coppia di 760 Nm a 3000 giri al minuto. Numeri da best in class, ai suoi tempi.

Le metriche prestazionali se ne giovavano, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3.0 secondi e da 0 a 200 km/h in 8.3 secondi. La punta velocistica si assesta a quota 330 km/h. Roba da hypercar…o quasi, almeno ai suoi tempi. Diversi i controlli elettronici del veicolo, che aumentano la sicurezza attiva, senza inficiare, nemmeno in minima parte, il divertimento di guida: controllo elettronico dell’angolo di assetto, controllo di trazione F1-trac, differenziale elettronico E-diff ed ammortizzatori a controllo elettronico.

Il tempo sul giro messo a segno dalla Ferrari 488 GTB sulla pista di Fiorano è di 1’23″00. Mezzo secondo in meno della già citata 458 Speciale, più orientata all’uso fra i cordoli. Già solo questo basta a dimostrare lo spessore dinamico dell’erede della 458 Italia.

Fonte | Ferrari