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Stellantis, Fiom Cisl: “Risultati da record, ma non per il personale”

In un comunicato, Stefano Marinelli di Fiom Cisl riprende Stellantis: ignorerebbe le difficoltà dei lavoratori, nonostante i guadagni record.

Stellantis stabilimento

L’Assemblea degli Azionisti, che ha avuto luogo ieri, mercoledì 13 aprile 2022, è stata un’occasione per ribadire quanto di buono ha compiuto Stellantis nel corso del suo primo anno di vita. Sorta nel 2021 dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Peugeot Groupe, il conglomerato italo francese ha conseguito degli ottimi risultati. Si è partiti subito con il piede giusto, il che, ovviamente, riempie di orgoglio i protagonisti del progetto imprenditoriale. Come per qualsiasi operazioni del genere, si prospettava un compiuto piuttosto delicato. Mettere in comune risorse e competenze presenta dei pro, ma anche dei contro. Alla pari dei primi pure i secondi meritavano di essere presi in analisi.

Marinelli (Fiom Cisl) riprende Stellantis: oltre agli azionisti, ci sono anche i lavoratori

Stellantis

In Stellantis lo hanno fatto, senza però arretrare di un centimetro. Le ambizioni perseguite erano di massimo profilo perché diversi obiettivi apparsi in precedenza fuori portata erano diventati concreti all’improvviso. Eppure, non sono mancati i pretesti per dare addio a polemiche. Quella più rovente ha riguardato il compenso riconosciuto all’amministratore delegato della compagnia, Carlos Tavares. Gli intervenuti hanno bocciato con il 52,1 per cento dei voti la cifra corrisposta al numero uno operativo del colosso industriale. Il presidente John Elkann ha spiegato che si tratta di un voto di consultazione, non vincolante.

Secondo il rampollo della famiglia Agnelli occorre tener conto dei risultati record conseguiti nel 2021 e che l’aumento di stipendio rispetto alla precedente gestione di PSA è imputabile alla differente caratura della realtà imprenditoriale, decisamente più vasta. Difatti, sono ben 14 i marchi seguiti e il maggior fardello di lavoro motiverebbe i 19,1 milioni accordati al top manager.

A ogni modo, i ricavi e gli utili da primato hanno in fondo rasserenato gli animi. Quantomeno degli azionisti, sicché qualcuno che da lontano alza la voce c’è e si tratta dei sindacati. In una nota, il coordinatore nazionale automotive per la Fiom Cgil, Simone Marinelli, ha commentato la situazione.

Stellantis: un merito da condividere

Il trend positivo di Stellantis continua. Agli azionisti hanno concesso un dividendo pari a 3,3 miliardi di euro. Eppure, una categoria colpevolmente trascurata esisterebbe per Marinelli: il personale. I numeri eccellenti registrati sono stati sì frutto delle abili mosse dei dirigenti, tuttavia – sottolinea nel comunicato – il merito è da condividere. Dietro alle fortune del colosso dei motori vi è l’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori degli impianti e degli enti di staff italiani. Sente di evidenziarlo poiché chi ha il potere di decidere se lo sarebbe colpevolmente “dimenticato”. Ad avviso suo e dell’organizzazione rappresentata, bisognava coinvolgere nel successo altri membri del gigante dell’automotive. Invece, l’idea è che li si sia ignorati, siano stati trascurati, a torto, manco fossero un aspetto di secondaria importanza.

Dopo aver affrontato i pesanti risvolti della crisi sanitaria e dei provvedimenti del Governo per contenere i contagi, con mesi di lockdown, adesso pagano differenti disagi. Attualmente fronteggiano l’aumento dei prezzi dei beni primari, cercando di far quadrare il bilancio della famiglie con salari già gravati dal ricorso allo strumento della cassa integrazione. In aggiunta, le manovre attuate dalla società, volte a un efficientamento delle uscite, stanno peggiorando le condizioni di lavoro. La commistione dei diversi fattori avrebbe provocato un forte malessere e melcontento tra i dipendenti di Stellantis. La sensazione è di non avere il rispetto guadagnato sul campo e Fiom Cgil tiene a manifestarlo.

Le incertezze sul domani

In un frangente costituito da incertezze sul domani, per la mancanza di missioni produttive in parecchi centri, la crisi delle fornitura e l’instabilità provocata dal conflitto in corso tra Russia e Ucraina, il quarto gruppo automobilistico mondiale avrebbe la responsabilità di sostenere il salario dei lavoratori. Oltretutto i positivi riscontri ottenuti nel 2021 permetterebbero un comportamento virtuoso nei confronti della forza lavoro. Stellantis ha messo a segno numeri ragguardevoli e lo stesso vale per l’intera holding Exor. Sia a livello di singoli marchi sia del collettivo, il rendimento maturato è stato superlativo. Nel mentre, i prestatori d’opera faticano a sbarcare il lunario. La noncuranza del personale metterebbe a repentaglio il rapporto di reciproca fiducia e rispetto tra l’impresa e gli addetti operanti tra le sue fila.

Al di là delle belle parole profuse da John Elkann ieri (quando ha dedicato una breve parte del suo intervento in videocollegamento da Amsterdam per complimentarsi con ciascun componente che ha contribuito alle gioie dell’azienda), servono fatti. Ad esempio il riconoscimento immediato dei 200 euro defiscalizzati di bonus carburanti ai lavoratori per alleviare, sebbene in misure parziale, gli effetti della crisi del business delle quattro ruote. Ed è poi necessario che le autorità e il Governo, presieduto da Mario Draghi, scendano in campo e diano una mano cosicché venga messa in atto una politica di redistribuzione a sostegno dei dipendenti.

L’incubo dei tagli

Stellantis sede

Da settimane si parla dei poli produttivi italiani del gruppo sorto dalla fusione tra FCA e PSA. È risaputo che il CEO in carica, Carlos Tavares, desideri effettuare tagli per conseguire un risparmio complessivo di 5 miliardi di euro e il rischio è che i tagli in questione finiscano per ricadere sul lato italiano del gruppo. D’altronde, lo Stato francese ha delle partecipazioni in Stellantis del 6 per cento, malgrado a parole si fosse manifestato il proposito di ridurle al 3,5 per cento. Inoltre, Tavares stesso ha in diverse occasioni rimarcato l’onerosità di produrre in territorio italiano.

Una delle questioni in via di discussione è Melfi, il centro italiano con il maggior numero di persone al servizio (7.200) che nel corso del 2020 ha fabbricato circa il 50 per cento delle vetture di FCA (229.848 vetture su un totale di 460.610) e dove il tema della riorganizzazione interna dà adito a dibattiti. Non meno infuocate le proteste attorno a Pomigliano, dove il 35 per cento dei 4.481 dipendenti è in cassa integrazione a rotazione, a Torino, con il complesso produttivo, comprensivo di Grugliasco e del gioiello di Mirafiori, che annovera un totale di 3.915 persone impiegate, e a Cassino, dove, in confronto al 2020, già segnalato dal lockdown, i pezzi usciti di fabbrica sono diminuiti del 17,7 per cento. Nel primo trimestre del 2021 erano mediamente in cassa integrazione a rotazione 4.500 lavoratori ogni giorno.

 

 

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