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Le 3 Ferrari meno potenti degli ultimi 50 anni

Ecco alcune “rosse” che non hanno brillato in termini di cavalleria assoluta.

Ferrari 208 GTB di James May
Ferrari 208 GTB di James May

Quando si parla di Ferrari è normale pensare ad auto sportive di grandi doti prestazionali, spinte da motori molto generosi in fatto di cavalli. Del resto, lo stesso Enzo Ferrari credeva che una buona disponibilità energetica facesse sempre la differenza, compensando anche eventuali limiti telaistici o aerodinamici.

La storia della casa di Maranello è costellata di modelli straordinariamente potenti e veloci. Tuttavia, anche nel listino del “cavallino rampante” ci sono state delle vetture non proprio in linea con le aspettative prestazionali. Alcune di queste sono sbocciate in un’epoca fiscalmente restrittiva, che ha imposto per l’Italia il ricorso a motori da 2 litri di cilindrata: una cubatura bassa per le “rosse” dell’era moderna.

Altre sono nate con uno spirito meno estremo, ma in corso d’opera hanno recuperato una tempra migliore. Oggi abbiamo elencato per voi le 3 Ferrari meno potenti degli ultimi 50 anni. Seguiteci nel nostro approfondimento, per scoprire di quali creature si tratta.

Ferrari Dino 208 GT4

Le linee squadrate sono quelle della 308 GT4 ed anche la meccanica è la stessa, fatto salvo il motore V8, che sulla Dino 208 GT4 è di cilindrata ridotta a 2 litri. La ragione di questa scelta va ricercata nella volontà di offrire alla clientela italiana una vettura che non fosse penalizzata, sul prezzo d’acquisto, dall’Iva altamente vorace prevista per le auto di cubatura più alta. Rispetto all’unità da 3 litri fu ridotto l’alesaggio, mentre la corsa rimase invariata. Il quadro prestazionale, ovviamente, risentiva della minore possanza, con implicazioni sulle scariche d’adrenalina regalate al guidatore e al suo passeggero, qui minori che sulla versione più grossa.

La Ferrari Dino 208 GT4 del 1975 è una delle “rosse” meno amate di sempre. Non esalta la linea e non esalta neppure il quadro prestazionale. Dalla casa di Maranello ci si sarebbe aspettati di più, ma il modello va contestualizzato nel suo periodo storico e nelle dinamiche del tempo. Oggi vale molto più che qualche anno fa, ma resta una cenerentola sul mercato delle “rosse” usate. Il suo otto cilindri eroga una potenza massima di 170 cavalli a 7700 giri al minuto, che oggi fanno davvero ridere. Anche allora non erano una cifra esaltante, ma su un corpo vettura pesante a secco 1150 chilogrammi bastavano a conferire una certa verve dinamica.

La velocità massima di 220 km/h non rendeva la Dino 208 GT4 adatta al rettilineo delle Hunaudières di Le Mans, ma in relazione alla cilindrata il valore poteva anche andare. Come da tradizione, il telaio era composto da un traliccio di tubi di acciaio. I freni a disco sulle quattro ruote facevano con decoro il loro lavoro. Questa coupé prese forma in 840 esemplari. Le sue linee squadrate si pongono all’opposto rispetto a quelle sinuose e intriganti della Dino 206 GT.

La Ferrari Dino 208 GT4 è stata l’unica “rossa” stradale firmata da Bertone, insieme alla sorella maggiore di 3 litri, cui va il merito di aver portato al debutto, su un modello di serie, il motore V8, disposto in posizione posteriore. Notevoli le sue doti dinamiche, con un comportamento stabile e sicuro, oltre che divertente. Anche se il suo cuore non fissava numeri di riferimento assoluto, aveva una potenza specifica notevole per il suo periodo storico. Del resto, stiamo parlando di Ferrari, non di una casa qualunque.

Ferrari 208 GTB

Questa vettura sportiva fu prodotta a partire dal 1980, per evitare la tassazione che in Italia gravava sui motori di oltre due litri di cilindrata in quel periodo storico, segnato dalla crisi petrolifera e dalla recessione finanziaria. L’elevata pressione fiscale sulle vetture di cilindrata più grossa aveva già sancito la nascita della 208 GT4 del 1975, anch’essa orientata al mercato interno. Rispetto a quest’ultima la Ferrari 208 GTB aveva due strapuntini in meno, trattandosi di una sportiva a due posti secchi, analoga nelle linee della carrozzeria alla più corposa 308 GTB, spinta da un motore da 3 litri.

Questo la rendeva esteticamente molto più affascinante, perché la silhouette disegnata da Pininfarina per la nuova coupé era davvero di grande splendore. Sinuosa ed aggressiva al punto giusto, la 308 GTB si concedeva allo sguardo con forme da top model. Un bel valore aggiunto, per la 208 GTB, avere lo stesso abito. Anche il resto della meccanica era identico, fatto salvo il motore V8, che qui vedeva ridurre la cilindrata da 2926 centimetri cubi a 1991 centimetri cubi. Questo cuore a due valvole per cilindro, disposto trasversalmente, in posizione posteriore centrale, sviluppava una potenza massima di 155 cavalli a 6800 giri al minuto: davvero pochi per una “rossa”, anche se rispetto alla cubatura la cifra non era deludente. La coppia toccava un picco di 170 Nm a 4200 giri al minuto.

Ad alimentare la sua sete provvedevano quattro carburatori Weber 34 DCNF. Ovviamente le prestazioni erano condizionate dalla bassa cavalleria e dal peso a secco di 1232 chilogrammi. L’accelerazione non era da Formula 1 ed anche la punta velocistica non era da bolide da Gran Premio, fermandosi a quota 215 km/h. Il telaio tubolare in acciaio era sovradimensionato rispetto alla sue performance e garantiva un elevato indice di sicurezza dinamica. Valido lo schema delle sospensioni a ruote indipendenti, con quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice, sia davanti che dietro.

I freni erano a disco sulle quattro ruote. Immancabile la griglia metallica al cui interno si muoveva la leva del cambio manuale a 5 rapporti della Ferrari 208 GTB. Come per la sorella maggiore, anche in questo caso fu prevista una versione con tettuccio rigido asportabile, battezzata GTS, prodotta in 140 esemplari, contro i 160 della coupé. Per sopperire alla mancanza di vigore, dopo di lei giunsero le versione sovralimentate, decisamente più energiche.

Ferrari Mondial 8

Questa coupé 2+2 non è entrata nel cuore degli appassionati come altre “rosse”, ma ha interpretato in modo dignitoso un tema obiettivamente difficile: quello di un’auto sportiva, con motore posteriore centrale ed abitacolo a (quasi) quattro posti. Comunque non è certo una delle opere più riuscite di Pininfarina. Il suo debutto risale al 1980, quando fu offerta alla visione del pubblico del Salone dell’Auto di Ginevra. La Ferrari Mondial 8 prese forma per rimpiazzare la 308 GT4, che non aveva entusiasmato Enzo Ferrari. Rispetto a quella aveva un passo maggiorato di 10 centimetri, per aumentare l’abitabilità, conservandone però le architetture generali.

La spinta giungeva da un motore V8 a due valvole per cilindro, con angolo di 90 gradi fra le bancate, la cui cilindrata totale era di 2927 centimetri cubi. Anche in questo caso la potenza massima non si palesava con numeri da brivido: 214 cavalli a 6600 giri al minuto. La coppia era di 243 Nm a 4600 giri al minuto. Sulla Ferrari Mondial 8 l’alimentazione era ad iniezione Bosch K-Jetronic. Il quadro prestazionale era vivace, ma non entusiasmante per una “rossa”. L’accelerazione sul chilometro con partenza da fermo richiedeva 28 secondi, mentre la velocità massima si fermava a quota 220 km/h. Per lo scatto da 0 a 400 metri ci volevano 15 secondi.

Come da tradizione, nell’ambito delle produzioni del “cavallino rampante”, il telaio aveva una natura tubolare in acciaio. Anche in questo caso le sospensioni erano a ruote indipendenti, con quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice. Il cambio, come al solito (per quel periodo storico), era a cinque marce, con comando manuale. I freni erano a disco sulle quattro ruote. La denominazione Mondial di questa creatura di Maranello rendeva omaggio alla vittoria conseguita dalla Ferrari nel Campionato del Mondo di Formula 1 del 1979.

La Mondial 8 prese forma in soli 703 esemplari. Poi lasciò il testimone alla più potente versione Quattrovalvole, seguita successivamente da 3.2 e dalla T, in un crescendo di potenza e prestazioni che portò il modello ad esprimere una verve sempre più in linea con le aspettative indotte dal prestigio e dalla storia del marchio di Maranello. Oggi questa Ferrari, in tutte le sue declinazioni (Cabriolet compresa) continua a non fare impazzire, ma le sue quotazioni sono cresciute.

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