Il 2026 sta mettendo a dura prova i bilanci dei grandi gruppi automobilistici. Vendere auto non basta più: la vera sfida è riuscire a guadagnare abbastanza su ogni vettura, in un mercato dove la concorrenza è aumentata, gli sconti sono più frequenti e gli investimenti richiesti da elettrificazione e software continuano a pesare.
Il nuovo Automotive Performance Report del Center of Automotive Management (CAM) fotografa bene questa situazione analizzando i risultati dei 15 principali costruttori mondiali nel primo semestre dell’anno. Tra i numeri che colpiscono maggiormente c’è quello di Stellantis, che avrebbe generato in media appena 471 euro di EBIT per ogni auto venduta.
Stellantis migliora rispetto al 2025, ma il confronto con Mercedes resta pesante
Per capire quanto sia basso questo dato basta guardare a Mercedes-Benz. Il costruttore tedesco, nello stesso periodo, è riuscito a ottenere 4.122 euro di profitto operativo per ogni vettura consegnata. BMW si è fermata invece a 3.142 euro. La differenza con Stellantis è quindi enorme.
Naturalmente il confronto non può essere letto in maniera troppo semplicistica. Mercedes e BMW vendono soprattutto modelli premium, spesso con prezzi di listino molto più elevati e con margini superiori. Stellantis opera invece su un terreno molto più ampio e deve far convivere marchi generalisti come Fiat, Peugeot, Citroën, Opel e Vauxhall con Jeep, Alfa Romeo, Maserati e altri brand che hanno clienti, prezzi e strategie differenti.
C’è però un aspetto che per Stellantis rappresenta comunque un passo avanti. Nel primo semestre 2025 il risultato medio per vettura era sceso sotto zero, mentre oggi il gruppo è tornato in territorio positivo. I 471 euro per auto non sono quindi un buon risultato in senso assoluto, ma mostrano almeno un recupero rispetto alla fase più difficile dello scorso anno.
Secondo il CAM, questo miglioramento sarebbe legato soprattutto al lavoro fatto sul contenimento dei costi, agli interventi di ristrutturazione e a una gestione più favorevole di prezzi e mix di prodotto. In pratica, Stellantis sta guadagnando qualcosa in più su ciò che vende, anche se il margine resta ancora molto sottile.
E il gruppo non è l’unico a fare fatica. Il report mostra infatti che tutta l’industria si è indebolita sul fronte della redditività. Nel primo semestre del 2026 l’EBIT medio per auto venduta dai 15 costruttori analizzati è sceso da 1.409 a 1.187 euro, con una flessione di circa il 16 per cento.
Anche il dato complessivo sugli utili va nella stessa direzione. I profitti operativi sono diminuiti del 17,5%, fermandosi a 35,6 miliardi di euro. I ricavi, invece, sono calati molto meno, appena dell’1,4%. Questo significa che i grandi gruppi continuano a fatturare cifre molto elevate, ma riescono a trattenere meno profitto rispetto al passato.
A pesare sono soprattutto la concorrenza sempre più aggressiva in Cina, la guerra dei prezzi, i dazi introdotti negli Stati Uniti e i costi legati alla trasformazione tecnologica del settore. Le case devono investire contemporaneamente in elettrico, software, piattaforme nuove e sviluppo di modelli tradizionali, mentre il mercato non cresce con la stessa velocità.
Per Stellantis, quindi, il ritorno sopra lo zero è un segnale importante, ma non sufficiente. Il vero banco di prova sarà capire se il gruppo riuscirà a trasformare questo primo recupero in una redditività più stabile, senza rinunciare a competitività e volumi.


