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ACEA e i problemi della nuova normativa Euro 7

La nuova norma Euro 7, che dovrà stabilire i nuovi limiti in termini di emissione per i nuovi propulsori tradizionali pare non convincere ACEA

Europa vietare vendite auto motore endotermico

La nuova norma anti inquinamento Euro 7, che dovrà stabilire i nuovi limiti in termini di emissione per i nuovi propulsori a combustione interna, pare non convincere la ACEA ovvero l’Associazione Europea dei Costruttori di Auto. Il problema, secondo ACEA, è legato alla chiarezza delle nuove norme, quindi alle tempistiche e alle tipologie di veicoli destinatarie di questa nuova regolamentazione comunque particolarmente attesa dal comparto.

Secondo i costruttori facenti parte dell’Associazione, dal momento della proposta espressa da ACEA nel giugno dello scorso anno all’indirizzo della Commissione Europea in relazione al biennio 2025-2026 proprio sull’introduzione delle nuove regole, nulla si è più mosso da quel momento per la gestione di tali condizioni. Secondo ACEA, piuttosto l’adozione dei nuovi standard Euro 7 è slittata da fine 2021 al mese di aprile del 2022.

Il ritardo va a delineare le nuove tempistiche secondo ACEA

Il ritardo, secondo ACEA, rende impossibile la volontà di garantire entro il 2025 l’anno di introduzione delle nuove imposizioni regolamentari legate all’Euro 7. Inoltre c’è anche una discussione ancora aperta sulla volontà di diversificare i livelli di emissioni tra autovetture-veicoli commerciali leggeri e veicoli pesanti: ACEA chiede anche spiegazioni sulle poche informazioni riguardo quelli che saranno i nuovi limiti imposti dalla rinnovata classe normativa.

I costruttori chiedono quindi di accelerare ragionando su regole chiare e univoche per cominciare seriamente a ragionare sugli investimenti e sulle risorse utili a garantire una mobilità più ecologica, da affiancare alle nuove prerogative derivanti dall’elettrificazione arrivando quindi “alla neutralità del carbonio entro il 2050”, ha spiegato ACEA.

Si vuole poi evitare anche uno stop repentino alla riduzione di CO2 al 100%, prevista entro il 2035. Ciò, secondo ACEA, porterebbe a mettere definitivamente da parte i motori a combustione interna, alimentando anche la possibile insorgenza di tensioni sociali in virtù di quella che viene definito come il rischio di avere dei “poveri della mobilità”. Una condizione che ACEA vuole evitare, provando quindi a ragionare su una intermediazione con l’ente regolatore: la Commissione Europea.

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