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Auto elettriche: i dubbi di Stellantis sulla bontà della transizione

Forse i troppi problemi e le troppe difficoltà stanno facendo tornare sui loro passi anche i colossi dell’Autimotive.

Stellantis
Carlos Tavares

Il passaggio dai motori diesel e benzina e quindi dagli endotermici agli elettrici si sta rivelando più complicato del previsto. E lo stanno capendo pure Stellantis e i suoi concorrenti. L’entusiasmo, gli annunci e la verve con cui si parlava della transizione elettrica stanno lasciando il posto a dubbi, perplessità e incertezze.

E non poteva essere diversamente, perché è la rivoluzione più importante da tanti anni a questa parte nell’industria automobilistica. E anche i grandi costruttori di auto adesso ci stanno ripensando. Almeno questo è ciò che sembra dalle ultime interviste dei vertici di Stellantis e di Volkswagen e da alcune iniziative che si stanno prendendo.

La transizione elettrica è irta di problemi

Una rivoluzione profonda che abbraccia tutti i campi, dalle linee produttive, ai piani aziendali, dal lavoro nelle fabbriche ai componenti e per finire, al costo di produzione.

Per produrre auto completamente elettriche servono nuove tecnologie, nuove piattaforme, nuovi metodi di produzione e più soldi.

Tutti problemi che le case costruttrici adesso devono mettere in cantiere.

Ma siamo sicuri che l’elettrificazione sia un buon affare?

Troppo veloce, troppo repentino ciò che le istituzioni hanno imposto. Alla fine lo ha detto proprio Carlos Tavares. Il CEO di Stellantis è da sempre contrario alle auto elettriche e non ha mai nascosto il suo scetticismo.

Lo ha rimarcato anche nell’ultima intervista. Anche se lui stesso, a capo di Stellantis, ha annunciato investimenti e anticipato progetti che vanno esattamente verso l’elettrico, lo scetticismo è sempre lo stesso.

Secondo Tavares, non c’è niente di aziendale dietro una transizione elettrica imposta dall’alto, cioè politica. Contrario Tavares pure alla fine altrettanto repentina delle auto termiche. Ci sono effetti e conseguenze legate all’ambiente e alla gestione sociale legata al lavoro, questo ciò che Tavares sostiene.

Dubbi pure sul fatto che le auto elettriche siano davvero Green

Un motore diesel euro 7 è in lancio a Pratola Serra. C’è chi vede una sorta di provocazione. In pratica, sembra quasi che Stellantis così voglia dimostrare che si può essere green anche senza necessariamente fermare le auto a combustione per passare all’elettrico.

È opinione dei vertici aziendali che non esiste sola la via delle vetture elettriche per perseguire l’ambizioso obbiettivo della mobilità green. Ecco perché la notizia del lancio di un nuovo motore diesel meno inquinante e da costruire nello stabilimento di Pratola Serra adesso  sembra avvalorare i dubbi messi in evidenza.

Sembra che per produrre batterie per auto elettriche, le attività produttive non sono del tutto green. Ciò che si evince è che la transizione più che una volontà dei costruttori nasce da una imposizione dall’alto, della politica e delle istituzioni. A maggior ragione se si pensa che anche sugli sull’impatto ambientale dei veicoli elettrici perfino Tavares aveva avanzato dubbi e continua a farlo. E perfino dai vertici di un altro colosso del settore i dubbi sono i medesimi. Parliamo di Volkswagen, ma non solo.

Oltre a Carlos Tavares di Stellantis, e ad Herbert Diess di Volkswagen,  anche Akio Toyoda e Luca De Meo, per Toyota e Renault hanno espresso perplessità.

Il punto della situazione  secondo i presidenti e CEO dei primi 4 costruttori mondiali di auto, compreso Stellantis

Dubbi e perplessità diffusi quindi, a maggior ragione se si considera il fatto che Herbert Diess per Volkswagen, risulta essere uno dei più fermi sostenitori dell’elettrificazione della mobilità. Il numero uno del colosso teutonico considera le Gigafactory come essenziali, a tal punto che secondo lui in tutta Europa ne servirebbero 30. E questo andrebbe fatto in pochi anni visto che si parla con insistenza del 2030 come anno a partire dal quale forse, le auto endotermiche usciranno dal mercato del nuovo.

Impossibile che in 8 anni sorgano tutte queste fabbriche di batterie per veicoli elettrici. Senza considerare che per parlare di emissioni zero e per dare valore alla transizione, occorre investire in pannelli solari ed eolico, perché solo se le ricariche delle nuove auto saranno green il discorso ha un senso. E oltre alle fabbriche delle batterie, nello stretto giro di 8 anni dovrebbe sorgere una infinità di punti di ricarica, colonnine e simili.

Costo delle auto, ricarica, energia green e tutto ciò che ruota intorno alle auto elettriche

In altri termini, anche se con dubbi e perplessità differenti, sia Tavares che Diess, rispettivamente per Stellantis e Volkswagen, avanzano i dubbi che Akio Toyoda per Toyota ha avanzato fin dall’inizio, quando considerò le auto elettrificate come sopravvalutate.

Inevitabile parlare di posti di lavoro, perché passare così repentinamente dalle auto a combustione a quelle full electric significa perdere milioni di posti di lavoro tanto in Giappone che negli Usa e nel Vecchio Continente.

E sull’impatto in termini di prezzo delle auto, ne ha parlato sempre De Meo per Renault. Il mercato delle auto elettriche rischia di far schizzare in alto i prezzi delle auto, questo il pensiero dei vertici dell’universo Renault. E come anche Tavares ha detto, le auto rischiano di diventare fuori portata perfino per il ceto medio.

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