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Stellantis: ecco i primi licenziamenti nell’indotto

Probabilmente inevitabili, sono arrivati i primi tagli nell’indotto di Stellantis

alfa romeo cassino

È una delle cose che maggiormente si contestano a Carlos Tavares, CEO di Stellantis e alle politiche che il Gruppo ha introdotto in Italia o si accinge ad introdurre.

Il quadro produttore mondiale di auto, in riferimento alle sue fabbriche italiane ha sempre detto che i costi di produzione sono troppo elevati nel bel Paese.

Occorreva ridurre gli sprechi. E tra queste riduzioni anche il portare all’interno di Stellantis alcune attività che fino a prima della fusione erano appannaggio di ditte esterne.

Qualcuno aveva avanzato il pericolo che l’indotto non avrebbe retto. Ed i primi effetti si intravedono, con i primi licenziamenti proprio dall’indotto, come per esempio sta accadendo a Cassino.

Differenze sostanziali tra Francia e Italia, ma Stellantis sembra non capire

Nato dalla fusione tra PSA ed FCA, cioè tra francesi e italiani, al gruppo Stellantis si rinfaccia la preponderanza della componente transalpina. Perfino il CEO Tavares, portoghese di nascita, proviene da PSA.

E se il metro di paragone è la Francia, l’Italia ne esce inevitabilmente penalizzata.

Prima di tutto la Francia in materia di elettrificazione sembra più avanti rispetto alla penisola. E poi, l’indotto, in Francia è basato su grandi aziende che vivono si sulle commesse Stellantis (o PSA prima), ma anche di luce propria.

In Italia invece, si tratta per la maggiore, di piccole e medie imprese, che stanno in piedi per gli ordini di Stellantis.

Cosa ha subito il settore in questi ultimi tempi

Il settore auto da un paio di anni vive un periodo tribolato ed in Italia soprattutto. Anche i dati del mercato, che hanno fatto registrare una risalita in termini di immatricolazioni nel 2021 rispetto 2020,restano negativi. Il 2020 infatti è stato un anno particolare, segnato dall’avvento improvviso e virulento della pandemia. Impossibile prendere per buoni dati che prendono a riferimento quell’anno come termine di paragone.

Infatti se si va più indietro, al 2019, segno negativo per immatricolazioni e pure per produzioni. Ed è il 2019 l’anno a cui fare riferimento, il primo pre pandemia.

I tre motivi di una crisi annunciata anche per Stellantis

Sono sostanzialmente tre i motivi di questo calo. Il primo è collegato alla pandemia, con la crisi economica che ne è derivata e con le problematiche relative a limitazioni alla circolazione, chiusure delle attività e paura in chi avrebbe avuto anche la possibilità di spendere e programmare un cambio di auto. Poi c’è crisi dei microchip di provenienza asiatica, quelli che tutti i costruttori, compreso Stellantis, recuperavano come fornitura da Paesi come Cina, Corea e Taiwan. Paesi questi in cui la pandemia ha provocato un calo della produttività di questi semiconduttori, accentuata dalla carenza di materie prime e dall’aumento dei loro costi.

Infine la transizione elettrica, con molti modelli, soprattutto dei marchi italiani come Alfa Romeo e Stellantis, che escono fuori produzione o sono già usciti. E le fabbriche hanno iniziato a lavorare a regimi ridotti, a fare ricorso alla cassa integrazione. Sono venute meno le consegne, anche di chi l’auto l’ha già ordinata. E se non si completano le auto di Stellantis, se non si lavoro a regimi dignitosi, anche le fabbriche dell’indotto riducono le attività.

E come detto il più delle volte parliamo di fabbriche che producono componenti che poi finiscono sulle auto del colosso italo-francese. Senza quelle commesse è chiaro che le piccole aziende dell’indotto vanno in difficoltà.

A causa della mancanza di commesse si chiude

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In attesa che il primo marzo prossimo Stellantis presenti il suo piano industriale e si capisca meglio il futuro di tutti gli stabilimenti italiani, la situazione resta critica. A Cassino, dove Stellantis produceva le Alfa Romeo, per l’indotto sono tempi duri. Le vendite di Alfa Romeo sono ai minimi storici, anche perché la Casa del Biscione è una di quelle che più è indietro in materia di elettrificazione.

E così da qualche giorno esce la notizia che la SDE, Società Dispositivi Elettronici ha di fatto mandato a casa 35 suoi dipendenti. Cassino è in sofferenza, perché con l’uscita di produzione di Alfa Romeo Giulietta e Alfa Romeo Giulia si lavora solo sul SUV Stelvio, auto che appartiene ad un comparto che difficilmente può trainare produzioni e vendite. Ed i regimi produttivi calano drasticamente.

Alfa Romeo è stato il marchio che ha fatto registrare il calo maggiore in termini di nuove immatricolazioni con un segno meno evidente, pari al  27,8%. Poco più di 26.000 auto immatricolate perla casa di Arese e Cassino paga dazio. Per i lavoratori della fabbrica Alfa Romeo attivati i contratti di solidarietà (lastratura e verniciatura).Per le aziende dell’indotto invece si parla di chiusure e licenziamenti.

E per 35 lavoratori della SDE non c’è stato nulla da fare. La piccola impresa dedita ai sequenziamenti, evidentemente non ha retto il calo delle commesse da parte di Stellantis per via del calo di produzione. E l’azienda ha chiuso, anche perché ha terminato tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione.

La reazione dei sindacati di Stellantis

In barba a tutte le promesse di salvaguardia dei livelli occupazionali quindi, iniziano i dolori veri per l’Automotive. I sindacati rimarcano che da tempo stanno mettendo in allerta il governo sui rischi del settore. E proprio l’indotto è quello che maggiormente preoccupava. Evidentemente non ascoltate le parti sociali adesso alzano la voce proprio da Cassino e proprio in riferimento a questa prima cattiva notizia della chiusura di una piccola fabbrica dell’indotto.

Il fatto da tenere in considerazione è la differenza di tutele che i lavoratori dell’indotto hanno rispetto a quelli della casa madre. Basti pensare che tra cassa integrazione, contratti di solidarietà, contratti di espansione e prepensionamenti vari, la tutela per i lavoratori interni a Stellantis è a 360gradi.

Nell’indotto invece , le piccole imprese non possono garantire le stesse cose, a partire dai prepensionamenti. E così dopo che si consumano i periodi di cassa integrazione, di Naspi e di mobilità non si può non arrivare a licenziamenti e chiusure definitive.