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Stellantis, che fine faranno gli operai addetti a diesel e benzina

Il passaggio all’elettrico rende inutili i lavoratori di Stellantis che producono componenti per le auto tradizionali.

 

La transizione elettrica rischia di diventare un problema per molti lavoratori di Stellantis. Se è vero che la transizione elettrica è vista con entusiasmo e ambizione dai vertici dell’azienda, dal punto di vista degli operai, c’è un sentore di ansia.

I motivi sono molteplici. Si va dal timore che Stellantis abbia deciso di spostare la produzione in altri Paesi europei, alla paura che di colpo si diventi inutili o quasi.

È lo stato d’animo dei lavoratori degli ingranaggi, degli scarichi, dei cambi. Come in ogni rivoluzione, come in ogni cambiamento, anche stavolta, i dubbi sono tanti.

Stellantis, le preoccupazioni sono state subito molte, soprattutto tra gli operai

Carlos Tavares
Carlos Tavares

Molti sostengono che Stellantis più che una società nata da una fusione, sia una società nata da una acquisizione. Come dire, la Fiat o la FCA adesso è passata al gruppo PSA, cioè alle Peugeot.

Il CEO di Stellantis, il manager portoghese Carlos Tavares, parlando a nome del Gruppo, spiegò che in Italia i costi di produzione delle auto erano troppo alti. Fu il primo commento dell’Amministratore Delegato alla sua prima comparsata in Italia, a Mirafiori.

Un concetto ribadito altre volte da Tavares e da altri vertici aziendali, quando addirittura si sostenne che era inimmaginabile che in Italia si continuasse a mantenere quello che Tavares chiamò lo “status quo”.

Ridurre i costi in Italia è fondamentale per l’azienda, che parla di sprechi. E sono stati tagliati i servizi, sono state ridotte le linee produttive e si danno incentivi ai lavoratori per lasciare l’azienda.

In pratica, di sfruttano norme di legge che consentono di ridurre personale senza dire di volerlo fare.

Parliamo per esempio dei contratti di espansione, tramite i quali una azienda può concedere una sorta di prepensionamento ai lavoratori più vicini alla pensione.

Un prepensionamento pagato dall’azienda, ma agevolato da sconti e benefit. E soprattutto, con un piano ben preciso che prevede ogni tre pre pensionati, un solo nuovo assunto.

Da FCA a Stellantis, lavoratori preoccupati dalla nuova realtà

Certo, l’azienda ha più volte sedato gli animi, rasserenato i lavoratori. Ha sempre detto che non c’era pericolo esuberi, che non c’era alcun progetto di smobilitazione in azienda.

Ma poi, nella realtà dei fatti, qualcuno a casa, dentro il sistema Stellantis, ci è rimasto. E non parliamo solo dei lavoratori messi in cassa integrazione a fasi alterne e con rotazioni più o meno stabili.

Parliamo dei lavoratori somministrati, quelli provenienti dalle aziende di lavoro interinale. E poi l’indotto, che in Italia è costituito da tante piccole realtà imprenditoriali, che sostanzialmente vivono delle commesse di Stellantis.

Piccole realtà imprenditoriali che senza queste commesse di Stellantis, rischiano di andare in forte crisi. E in questo scenario, anche i loro dipendenti pagherebbero pesantemente dazio. Non si può sottovalutare l’importanza che anche l’indotto di Stellantis ha per il tessuto sociale delle Regioni dove sorgono gli stabilimenti italiani del Gruppo.

CI sono Regioni, soprattutto quelle del Mezzogiorno, nelle quali Stellantis e i suoi poli produttivi, rappresentano laprima fonte di reddito e Pil della popolazione. E se calano i livelli occupazionali in queste aree, cala tutto il sistema economico delle Regioni.

Il passaggio da Fiat Chrysler Automobiles a Stellantis, non è stato indolore proprio per questo. Perché Stellantis ragiona da grande azienda come è, ma soprattutto in Italia, intorno a Stellantis c’è un altro Mondo che sembra dimenticato.

Operai di Stellantis, esuberi strutturali per colpa della transizione elettrica

Ci sono lavoratori tutelati e meno tutelati, questo è evidente anche in una struttura produttiva che all’apice ha un grande Gruppo come Stellantis.

Se gli addetti sotto contratto con la società principale, vengono protetti dalla cassa integrazione, pur se con tutti i difetti di questo particolare ammortizzatore sociale, non accade lo stesso con l’indotto e ancora di meno con i precari in somministrazione.

E adesso che si inizierà per davvero a costruire le auto elettriche, e solo quelle, il rischio esuberi salirà esponenzialmente, allargandosi anche ai lavoratori di Stellantis, cioè della casa madre. È la paura più diffusa questa, una paura che viene avvalorata dagli esperti del cost engineering e dai loro dati riguardanti la complessità di produzione di una auto elettrica rispetto ad una a combustione.

Cambia tutto, cambiano le componenti e cambiano di conseguenza le abitudini all’interno delle fabbriche. Una autentica rivoluzione che rischia di mettere fuori dal processo produttivo diversi lavoratori. Al momento solo un allarme, ma basato su dati ed evidenze di cui non si può non tenere conto.

Per arrivare al veicolo finito, sono molte di più le componenti che servono in un veicolo a combustione rispetto ad uno a trazione elettrica. E molti dei componenti sono totalmente differenti tra gli uni e gli altri veicoli. Una differenza marcata anche solo sui propulsori, cioè sui motori che spingono questi veicoli. E poi ci sono i dettagli, come dicevamo, gli scarichi, il cambio e così via.

La fine che faranno i lavoratori che magari sono impegnati oggi negli ingranaggi dei motori a gasolio o a benzina. Motori presto in disuso che verranno sostituiti da motori elettrici con altri cicli di produzione ed altre modalità di costruzione naturalmente.

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