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Stellantis Melfi: il 3 e il 4 novembre assemblee, l’indotto si muove

Era nell’aria una certa agitazione per o lavoratori del polo produttivo di Melfi, soprattutto per l’indotto.

Che la situazione non fosse bella i lavoratori dello stabilimento ex FCA di Melfi lo sapevano benissimo da tempo. Chiusure delle attività e cassa integrazione in Stellantis non mancano mai. Ed anche ottobre e stato come o mesi precedenti, ricco di chiusure e ammortizzatori sociali.

Ciò che spaventa di più anche i sindacati è l’indotto. Infatti se i lavoratori interni di Stellantis hanno una certa protezione, non è così per l’indotto. E sindacati e lavoratori si muovono. Per il giorno 3 e 4 novembre via alle assemblee dentro le fabbriche.

Lo hanno confermato in una nota congiunta tutte le sigle sindacali più rappresentative del settore metalmeccanico.

Cosa sta accadendo all’indotto dello stabilimento Stellantis di Melfi

Ci sono tante piccole realtà, tante piccole fabbriche che lavorano pressoché unicamente con le commesse della casa madre, cioè di Stellantis.

Ed è naturale che se la casa madre chiude, ferma le attività e blocca la produzione, l’indotto ne soffre. E se a questo si aggiunge il fatto che dal punto di vista delle tutele una cosa è l’essere un dipendente di Stellantis, ed un’altra cosa è l’essere un dipendente dell’indotto, il dato è tratto.

C’è paura che dalla attuale situazione di crisi molte piccole realtà non sopravvivano. E molti lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro.

Non c’è più tempo da perdere, i progetti di Stellantis sono troppo lontani nel tempo

A dire il vero Stellantis su Melfi ha deciso di investire molto. Ed i progetti per la fabbrica ex FCA di località San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza, sono molti e pure ambiziosi.

Dal 2024 infatti il sito Stellantis della Basilicata, dove storicamente l’azienda (anche ai tempi di Fiat Chrysler Automobiles) costruisce la metà delle auto prodotte in Italia, avrà 4 nuovi veicoli in produzione.

Quattro nuovi veicoli della gamma elettrificata del colosso dell’industria automobilistica. Non si sa ancora quali veicoli saranno, ma la certezza ormai è questa. Si parte però come già detto, solo dal 2024. Mancano ancora tanti mesi e anni dunque e aziende già in sofferenza come quelle dell’indotto non è detto che riescano a resistere.

Problema grave questo, perché ogni lavoratore che perde il proprio posto di lavoro, significa una famiglia in serie difficoltà. E tutto lo stabilimento ex FCA di Melfi, interessa una vasta area, perché oltre alla Basilicata, per la quale il polo produttivo di Stellantis è la principale fonte di reddito e di Pil, a Melfi ci lavorano persone provenienti dalla vicina Campania, dalla Calabria e dalla Puglia.

La nota dei sindacati metalmeccanici della triplice

In questo scenario, iniziano le azioni da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti. Lavorare meno della metà delle giornate lavorative in un mese, ha effetto sui salari e sui redditi degli operai interni di Stellantis ma anche per quelli dell’indotto. E su questi ultimi che si abbattono anche le problematiche relative all’assenza di salvaguardie e scialuppe di salvataggio che in genere hanno i colleghi assunti dalla casa madre.

E sono proprio i lavoratori dell’indotto ad essere interessati da ciò che i sindacati hanno indetto per domani 3 novembre e per dopo domani 4 novembre. La crisi dell’industria automobilistica ormai sta mettendo in ginocchio tutti i lavoratori del settore, e quelli di Melfi non sono certo una eccezione.

Per questo, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per i giorni 3 e 4 novembre hanno indetto assemblee di un’ora nello stabilimento lucano. E la convocazione è stata accompagnata da una nota ufficiale e congiunta dei tre sindacati metalmeccanici.

“L’industria dell’auto nel nostro Paese riveste un ruolo strategico, per questo siamo convinti che sia necessario dare continuità al tavolo sull’Automotive e individuare politiche industriali, investimenti e strumenti normativi necessari per tutta la componentistica”, questo l’inizio della nota che richiama all’azione i lavoratori dell’indotto.

I tenti motivi di una crisi generale dell’industria dell’auto

E poi, sempre nella loro nota congiunta, Fim, Fiom e Uilm continuano con un eloquente “non c’è più tempo”. “La crisi dell’automobile, aggravata da quella pandemica e quella dei microchip, sta mettendo in difficoltà tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, in particolar modo nell’indotto di Melfi. Per questi motivi domani 3 novembre e giovedì 4, in tutti gli impianti della componentistica dell’indotto di Melfi, i lavoratori e le lavoratrici si riuniranno in assemblea con presidi nei luoghi di lavoro”, questa la convocazione dei sindacati.

Non potevano mancare gli accenni alle varie problematiche che hanno portato alla crisi del settore che ricordiamo, è mondiale. Prima la crisi del mercato, perché quando si arriva ad una fase di rivoluzione (e l’elettrificazione  della mobilità è una rivoluzione), inevitabile che ci sia crisi.

I vecchi veicoli a combustione stanno lentamente uscendo di produzione, e le ricadute sul mercato sono inevitabili. Alla crisi del mercato si è affiancata ormai da due anni, la terribile pandemia da Covid. Ed anche questo ha contribuito al calo di vendite, fatturati e così via. Infine, dalla Cina, da Taiwan, dalla Corea e dalla Malesia, stentano ad arrivare i microchip. Parliamo quindi della crisi dei semiconduttori, crisi che riguarda, oltre che il settore Automotive, anche gli altri settori dove comunemente si utilizzano i microchip.

Le difficoltà di approvvigionamento portano ad una inevitabile crisi produttiva, con anche Stellantis che ha subito questo stop. Naturalmente facendo ricadere sui lavoratori gli effetti di questa crisi. Infatti da tempo si sostiene che la crisi dei semiconduttori è alla base delle ripetute fermate dei vari stabilimenti di Stellantis in Italia.

La precarietà come principio, questo ciò che si vive all’indotto di Melfi

L’accordo raggiunto tra azienda e sindacati sulle 4 nuove auto elettriche che finiranno con l’essere prodotte a Melfi, risale allo scorso giugno.

Naturalmente ci saranno ingenti investimenti da parte dell’azienda. Ma la situazione di precarietà oggi si avverte fortissima da parte dei lavoratori. E i sindacati lo rimarcano nella loro nota.  Si parla infatti di utilizzo massiccio di ammortizzatori sociali, che vanno ad influire in negativo sui salari e quindi sul reddito delle famiglie. Senza considerare che la cassa integrazione causa pure il mancato raggiungimento delle soglie per dei benefit degli operai.

Come dicevamo l’indotto lavora sulle commesse di Stellantis e lo fa con appalti e subappalti. Ciò significa che in un periodo di crisi, per spuntarla e ricevere le commesse di Stellantis si deve operare al ribasso. E una piccola azienda dell’indotto per accaparrarsi il contratto, riduce i costi con ricadute pesanti sulle condizioni di lavoro e di salario.

Cosa chiedono i tre sindacati per i lavoratori dell’indotto

Naturalmente le iniziative dei sindacati, comprese le assemblee di cui prima, sono spinte dalla necessità di proporre con maggior forza le loro richieste ai vertici di Stellantis. Ed in effetti nella nota congiunta di FIm, Fiom e Uilm, non mancano le richieste all’azienda.

“Chiediamo che le competenze e le professionalità acquisite dai lavoratori vengano valorizzate e che le imprese investano in innovazione e tecnologia, necessarie per la transizione ecologica e digitale. Riteniamo inoltre necessario il coinvolgimento dei lavoratori per definire percorsi sindacali e vertenziali con le imprese per la garanzia del mantenimento occupazionale, salariale e per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza sui luoghi di lavoro”, questo ciò che si legge nella nota.

Ma le richieste tirano dentro anche il governo nazionale. “Non più rinviabile il confronto con il governo nazionale, che deve definire accordi di politica industriale che diano strumenti per accompagnare la trasformazione e garantire e accrescere l’occupazione nel settore. L’Automotive è al centro di un processo di cambiamento strutturale, innescato dall’avanzare della digitalizzazione, dell’automazione e delle nuove tecnologie nei sistemi produttivi, della risposta alle questioni della sostenibilità ambientale e del cambio climatico e di mercato”, questo ciò che chiedono i sindacati. E tutti devono essere interessati da una approfondita riflessione e discussione.

“Le conseguenze della pandemia da Covid-19 hanno accelerato e accentuato le ragioni del cambiamento e richiedono l’impegno di tutti i soggetti interessati. Le imprese, i lavoratori, le autorità politiche e di governo. Per una trasformazione dell’intero settore e per affermare una nuova idea di mobilità”, così chiudono la nota i sindacati.

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