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Ferrari 365 GT NART Spyder in vendita a un prezzo milionario

Una Ferrari insolita è sul mercato: si tratta di una 365 legata a Luigi Chinetti.

Foto da sito Mobile.de

Le Ferrari sono apprezzate per la loro bellezza travolgente, che concorre a renderle diverse e più affascinanti delle altre auto. Anche tra le opere del “cavallino rampante” ci sono stati però dei modelli meno entusiasmanti. Per fortuna si contano sulle dita di una mano. Fuori dal catalogo ufficiale esistono però anche degli obbrobri, nati nel corso degli anni. A volte sotto regie molto qualificate. La Ferrari 365 GT NART Spyder di cui ci occupiamo oggi appartiene alla specie.

Se ci fosse un trofeo per premiare la “rossa” più brutta di tutti i tempi, questa avrebbe le carte in regola per concorrere alla selezione. Con buone possibilità di successo. Sembra, nel caso in esame, che la ricerca di forme poco garbate e gentili sia stata fatta scientificamente. Eppure, dietro, c’era una nome intimamente legato alla migliore storia della casa di Maranello: quello della NART.

Il North American Racing Team ha dato tantissimo alla Ferrari, ma in questo caso ha compiuto un passo falso davvero incredibile, almeno sul piano estetico. La vettura sportiva di cui ci stiamo occupando nacque partendo dalla 365 GT 2+2. Notevole la revisione architettonica e funzionale. Per lei si fece anche uso di pezzi provenienti da altre auto del marchio emiliano. Le sue linee lasciano nello sgomento. Difficile ipotizzare un quadro estetico meno bello per una “rossa” (in questo caso nera, a dire il vero).

Una coppia di modelli che ha fatto discutere

La Ferrari 365 NART Spyder ha preso forma in due esemplari. Uno di questi, oggi, viene offerto all’interesse dei potenziali acquirenti su uno spazio di vendita tedesco. Il prezzo? Tenetevi forte: ben 1.3 milioni di euro, Iva compresa. Anche questo è spaventoso, tenendo conto dello scarso appeal stilistico della vettura. C’è però da considerare la sua rarità e il fatto che, comunque, disegna un pezzo di storia, anche se non fra i migliori.

Il vigore dinamico di questa creatura fa capo a un motore V12 da 358 cavalli, che suona in modo rabbioso: proprio come piace agli appassionati dall’indole più racing. Le musicalità meccaniche possono essere godute al meglio, grazie alla natura scoperta del veicolo, il cui look, se vogliamo, è americaneggiante.

Ferrari 365 GT Spyder NART: brutta ma veloce

Notevoli le performance, solo in parte testimoniate dall’accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 6 secondi. Più o meno lo stesso tempo impiegato dalla Ferrari Testarossa del 1984. Per la calandra pare che l’ispirazione sia giunta dalla 125 S, prima opera della casa di Maranello. L’innesto però è decisamente meno felice di quanto non fosse sulla barchetta delle origini, semplice ma armonica nei suoi lineamenti.

Nell’annuncio di vendita si parla anche di richiami stilistici alla 512 LM, ma ci vuole molta fantasia per vederli. Scelte poco felici anche per l’allestimento dell’abitacolo, coerente però con la natura scarna cercata dagli autori. Anche se poco affascinante, in termini assoluti, la Ferrari 365 GT NART Spyder ebbe il benestare ufficiale della casa madre. Noblesse oblige. Difficile pensare a una bocciatura, visto il legame speciale di Luigi Chinetti, proprietario della NART, con il Commendatore, che deve tanto del suo successo a quell’italoamericano.

Le caratteristiche dell’esemplare in vendita

In totale l’esemplare messo in vendita ha coperto una percorrenza di 5000 chilometri. La sua prima immatricolazione risale al mese di giugno del 1969. L’idea della trasformazione giunse nel 1985. Questa non è la prima spider NART della storia, ma è la più brutta. I due esemplari presero forma nel 1986 e nel 1988. Uno è nero con interno nero (n. 12611), l’altro è rosso con interno in pelle color champagne (n. 12605).

Il V12 venne truccato, ecco perché la sua potenza è più alta dei 320 cavalli di partenza. Per i cerchi e per i freni si puntò su stili e soluzioni di modelli di epoca più recente. L’impianto di scarico divenne esterno, con sfoghi sotto le porte.

Giusto a questo punto spendere due parole sull’uomo a monte di questo progetto: Lugi Chinetti. Lui viveva negli USA e fu l’artefice dello sbarco delle “rosse” nel “nuovo mondo”. Era la primavera del 1954. Dire che sia stato un personaggio di grandissima importanza nella storia della Ferrari è un fatto ovvio. Senza il suo apporto, forse, la stella del “cavallino rampante” brillerebbe meno.

Luigi Chinetti: un uomo provvidenziale

Lo sbarco in America fu un’intuizione davvero felice, che diede slancio al piccolo costruttore di Maranello, consegnandogli un mercato diventato presto quello di maggior successo per la casa italiana. L’amore per le auto emiliane, in quell’area del mondo, divenne di stampo religioso e lo è ancora oggi, coinvolgendo pure tanti divi.

Chinetti era un meccanico e un bravo pilota: al suo attivo tre successi alla 24 Ore di Le Mans, l’ultimo dei quali, nel 1949, al volante proprio di una Ferrari, una barchetta 166 MM, condivisa con Lord Selsdon e da lui guidata per ben 23 ore. Il risultato, insieme agli altri, regalò ulteriore notorietà alla casa di Maranello, di cui Luigi Chinetti divenne importatore negli USA.

Nel 1958 fondò la NART (North American Racing Team). Le Ferrari da gara di questa scuderia, in tinta azzurra e bianca, guadagnarono tanti successi, compreso quello alla 24 Ore di Le Mans del 1965, messo a segno con una 250 LM condotta da Jochen Rindt e Masten Gregory. Quando si dice che uno è un autentico fuoriclasse, pensando a Chinetti non si ci sbaglia!

Fonte | Mobile.de

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