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Stellantis, per la Fiom l’azienda sbaglia, ecco perché

La chiusura di Grugliasco duramente contestata dalla Fiom, le parole di Simone Marinelli.

L’addio a Grugliasco, allo stabilimento Agap di Maserati, continua a dividere.

La decisione è stata presa ormai, questo è il dato di fatto. E se ci sono sigle sindacali che hanno sposato la scelta di Stellantis, la Fiom, prima non sottoscrivendo l’accordo e poi con ripetute dichiarazioni, contesta l’operato dell’azienda.

Stellantis, non tutti sono d’accordo con la politica societaria

La chiusura dell’Agap di Grugliasco mina l’unità sindacale e crea malumori. Stellantis, il colosso dell’Autimotive, la società nata dalla fusione tra i francesi di PSA e gli italiani di FCA, il quarto produttore mondiale di auto, ornai ha deciso. La fabbrica ex Bertone di Grugliasco, che il compianto Sergio Marchionne, quando era Amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, rilevò, sta chiudendo i battenti.

E la Fiom non ci sta, perché rispetto alle altre sigle sindacali, non è vero che di tratta solo di pareti.È vero che i lavoratori e tutte le attività andranno da Grugliasco a Mirafiori, ma per la Fiom c’è da valutare l’indotto e i servizi.

L’attacco della Fiom a Stellantis

“Così si rischia di mettere contro le varie fabbriche”, sono le parole che ha usato il coordinatore nazionale Automotive per la Fiom, il sindacalista Simone Marinelli. Lo scrivono sul sito “AffariItaliani”. I commenti di Marinelli sono nettamente negativi e seguono quelli  degli altri vertici della Fiom a margine della notizia del trasferimento a Mirafiori dei 1.100 addetti di Grugliasco.

Posizione diversa quella di Fiom rispetto a Fim-Cisl e Uilm

L’intervista a Marinelli per la Fiom è lapalissiano per capire le motivazioni per cui la Fiom non ha spostato la linea aziendale sull’ok alla chiusura di Grugliasco.

Cosa che invece la Fim-Cisl e la Uilm hanno fatto, sottolineando che il fatto che Grugliasco si sposta di fatto a Mirafiori, non farà danni aivekko occupazionale. Lo ha detto l’azienda, ma la Fiom evidentemente non si fida.

“Perchè la Fiom non ha firmato come invece hanno fatto Fim e Uilm il nuovo accordo sul polo produttivo di Mirafiori?” questa la domanda fatta a Marinelli.

Marinelli è duro nello spiegare le motivazioni

Secondo il sindacalista, l’azienda non procede con una discussione generale su tutti gli impianti in Italia. In pratica si va avanti con iniziative stabilimento per stabilimento. Non si ha quindi una visione d’insieme

Una autentica analisi quella fatta dal coordinatore nazionale automotive per la Fiom, Simone Marinelli. “Procedendo in questo modo possono mettere in contrapposizione i siti e non solo quelli italiani. Il timore è che continuando così si rischia di arrivare in fondo lasciando indietro qualcuno”, questaa denuncia di Marinelli.

La visione è diversa tra i sindacati, ma non c’è rottura

Si parla di frattura tra i sindacati metalmeccanici, ma secondo la Fiom non è una rottura, ma una semplice differente veduta su quanto sta accadendo nel polo produttivo di Torino in Piemonte.

La cosa su cui si sono differenziati i sindacati è la decisione di Stellantis di trasferire a Mirafiori la produzione delle Maserati che prima era di Grigliasco, compresi i 1.100 addetti del polo Stellantis dell’ex Bertone.

Di spaccatura tra i sindacati, la storia di Fiat e FCA ne è piena, come si ricorda anche quelle dell’epoca di Sergio Marchionne. Ma adesso è diverso, perché si parla di posizioni diverse.

Punti differenti di vedute quindi. E li elenca Marinelli.

“Il primo punto è capire come Stellantis intende proseguire nella gestione del piano industriale. La Fiom vuole una discussione generale su tutti gli impianti in Italia, compresi anche gli enti centrali di staff che ospitano la ricerca e lo sviluppo.

L’azienda invece intende procedere sito per sito. Si tratta di una visione diversa che le altre sigle hanno appoggiato”, questo il pensiero del coordinamento Marinelli.

Grugliasco chiusa è una sconfitta

La chiusura dello stabilimento di Grugliasco è il nervo scoperto per la Fiom.

“Stellantis ci ha fornito un quadro che non ha permesso la condivisione, perché ci è stata consegnata una fotografia dell’esistente. La chiusura di Grugliasco e lo spostamento delle attività su Mirafiori non aggiunge nulla alle prospettive della fabbrica torinese. Di fatto, la nuova situazione sarà la somma delle attività dei due siti. I lavoratori si spostano e i modelli dedicati come la Gran Cabrio e la Gran Turismo, da inserire alla fine del 2022, restano quelli già previsti dal vecchio piano industriale di Fca”, questo invece è lo scenario presentato da Marinelli.

Poche le novità quindi e tutto procede come prima, solo con uno stabilimento in meno.

“L’unica novità è quella sulla piattaforma elettrificata di Maserati, miglioria imposta dall’Unione europea. L’effetto finale della decisione rischia di essere quello di aver spostato la cassa integrazione di soli cinque km, da Grugliasco a Mirafiori”, questa la prima della Fiom secondo il suo rappresentante.

A Mirafiori non si farà come a Melfi, Stellantis non usa un metro lineare

Si rischia di creare invidie tra stabilimento e stabilimento, questo ciò che di capisce dalle parole di Marinelli. E il paragone tra Melfi e Mirafiori è quello più evidente in materia

“Rispetto a Melfi, dove oltre alla piattaforma elettrificata sono previsti anche quattro nuovi modelli, non è stata disegnata quindi da Stellantis per il polo torinese una reale prospettiva di sviluppo”, ecco il problema sollevato dalla Fiom-Cgil. Problema che ha spinto la Fiom a non firmare l’accordo su Grugliasco

Questo “perché di fatto avremmo soltanto condiviso la chiusura di uno stabilimento senza avere però prospettive future aggiuntive per lo stabilimento di Mirafiori”, così si è espresso Marinelli.

Tutte le questioni irrisolte del polo produttivo di Stellantis a Torino

Secondo la Fiom, soprattutto su Mirafiori e sul polo produttivo torinese sono tanti i punti dolenti. E Marinelli li elenca tutti.

Ci sono problemi seri e problematiche varie come Marinelli spiega ad AffariItaliani.

“Quella sulla meccanica per motori endotermici, tecnologia che entro il 2030 andrà a morire e su cui abbiamo sollecitato Stellantis. Senza ricevere risposte. E’ un’area produttiva di Mirafiori che non sta dentro il processo di riorganizzazione e che si trova in una parte dello stabilimento che l’azienda ha messo a disposizione per la fabbrica Intel per i semiconduttori”, questo il primo tassello.

La seconda questione secondo la Fiom “riguarda invece la necessità di portare a Mirafiori modelli in grado di generare volumi produttivi degni di questo nome, perché la questione 500 Bev, quella elettrica da 30 mila euro, non può rimpiazzare da sola gli attuali livelli di output. Il problema degli stabilimenti italiani è che fino al 2017, prima dell’ultimo piano Fca, sono state sfornate 1,2 milioni di automobili. Con la scelta poi di abbandonare i settori A e B, concentrandosi sostanzialmente sull’alta gamma, si va incontro a una perdita di volumi produttivi. Se si vuole quindi dare quindi effettivamente una prospettiva futura al polo di Mirafiori o gli si destinano modelli del settore A e B oppure le prospettive non si hanno”.

Si rischia si discriminare alcuni stabilimenti

Appare chiaro che la Fiom ha avuto più di qualche remore a firmare l’intesa. Anche perché non piace l’intera linea produttiva e l’intero progetto sul polo di Torino.

“Al Mise ci hanno comunicato che in Italia vogliono operare stabilimento per stabilimento, comunicandoci di volta in volta la mission produttiva da assegnare al sito o la riorganizzazione. Quando verrà presentato il piano industriale, verranno indicati i modelli, ma senza stabilire l’allocazione geografica produttiva che emergerà invece dal confronto azienda-sindacati. A Melfi per esempio, Stellantis non ci ha comunicato quali modelli verranno prodotti, ma ci è stato indicato solo la piattaforma Medium con quattro modelli multibrand. Almeno abbiamo la certezza che questi nuovi modelli arriveranno”, così Marinelli torna sull’incontro governo sindacati dello scorso 15 ottobre al Ministero dello sviluppo economico.

Ed anche le risposte su Mirafiori non sono piaciute.

“Sul polo torinese di Mirafiori, il gruppo ha messo prima sul tavolo la riorganizzazione coinvolgendo Grugliasco, senza aggiungere nulla sui modelli da assegnare. Discorso da affrontare di volta in volta ex post, stabilimento per stabilimento e non in un progetto complessivo. Si tratta di un approccio che non consente pianificazione e sviluppo complessivi in Italia, ma che soprattutto consente una certa flessibilità per ridurre gradualmente costi e capacità. Proprio come avvenuto in Germania dal 2017 con Opel”. Più chiaro di così il rappresentante di Stellantis non poteva essere nella sua intervista ad AffariItaliani.it.

Anche perché nella sua prima visita a Torino post fusione tra PSA e FCA, il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, aveva rassicurato. Nessuna dislocazione, nessun passo indietro sull’Italia da parte dell’azienda. Salvaguardia dei lavoratori e dei livelli occupazionali quindi e nessuno stabilimento che chiude. Poi invece, la fine di Grugliasco.

 

 

 

 

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