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Romano Prodi: “In Stellantis i vantaggi sono francesi”

Con una lettera al Corriere della Sera l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi fa un quadro allarmante dei futuro di Stellantis in Italia tornando a dire che la componente francese del gruppo è determinante.

Romano prodi già a gennaio, immediatamente dopo la nascita di Stellantis aveva allarmato sostenendo che la Francia aveva pieni poteri nella società. E l’ex Presidente del Consiglio torna a ribadire alcuni suoi concetti con una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Le parole di Romano Prodi come al solito sono sempre ficcanti e per quanto riguarda Stellantis, mettono in allarme sul futuro della presenza italiana del gruppo.

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Stellantis è nato a gennaio, dopo lunga trattativa, ed è nata come una fusione tra i francesi di PSA (Azienda con Peugeot, Citroen ed Opel marchi di punta) e gli italiani di FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Il fatto che fa discutere è senza dubbio la presenza come partecipazione, dello Stato Francese. Cosa che lo Stato italiano non ha. Come era già con PSA, anche in Stellantis c’è una partecipazione della Francia come Stato.

Una cosa questa che fin da subito ha creato malumori e ha prodotto le polemiche di quanti considerano la nascita di Stellantis, più che una fusione, una acquisizione di FCA e quindi della storica Fiat, da parte dei francesi di PSA.

Che Stellantis sia a guida francese  sono in molti a sostenerlo. Basti pensare anche da dove proviene il CEO portoghese Carlos Tavares (nel ruolo che fu del compianto Sergio Marchionne) o da dove proviene Imparato per l’universo Alfa Romeo. Sono manager di provenienza francese e questo la dice lunga dando manforte alla tesi che l’Italia è minoranza e probabilmente viene emarginata in Stellantis.

Ed è evidente, leggendo le parole di Romano Prodi, che anche lui la pensi così, cioè che nell’azienda la componente transalpina sia maggioritaria.

Cosa ha detto Romano Prodi

“La presenza dello Stato francese, anche se quantitativamente minore di quella di Exor, risulta e risulterà determinante, soprattutto nell’ipotesi di decisioni che riguarderanno l’occupazione o l’innovazione, rispetto alle quali gli interessi transalpini saranno tutelati” questo ciò che sostiene Prodi.

Non c’era occasione migliore per parlare dell’industria automobilistica che questa, perché da qualche giorno è fuoriuscita la notizia che Stellantis chiude lo stabilimento Maserati di Grugliasco. Una chiusura che molti contestano ma che secondo i vertici aziendali non farà perdere occupazione e che anzi, coinfluendo tutta a Mirafiori, darà maggior forza alla storica fabbrica torinese di casa Fiat.

Punti di vista, perché su Mirafiori si parla tanto di polo dell’elettrificazione, ma è proprio sull’innovazione che Romano Prodi apre ad ipotizzate penalizzazioni per il Bel Paese.

Come si è arrivati a Stellantis

“Con l’assorbimento dell’Alfa, la Fiat è diventata l’unico produttore italiano di automobili di grande serie. La Fiat fa ora parte di un grande gruppo internazionale, quarto produttore del mondo. Grazie alla straordinaria abilità di Marchionne, l’azionista italiano Exor, erede del capitale Fiat, si trova a essere il maggiore azionista del gruppo. Ma nel frattempo, il processo di internazionalizzazione è stato portato avanti attraverso una progressiva emarginazione del ruolo italiano”, questo scrive Prodi sul Corriere.

“La nostra capacità produttiva è via via calata: pur essendo ancora il secondo Paese manifatturiero d’Europa, siamo passati dal quarto al settimo posto come produttori di auto, dopo Germania, Spagna, Francia, Repubblica Ceca, Gran Bretagna e Slovacchia”, questo il desolante quadro dipinto da Prodi nella sua lettera.

Italia penalizzata in innovazione e con occupazione a rischio

Una lettera assai profonda quella del professore ed ex Premier italiano. Che conferma quello che da tempo molti sostengono e cioè che Stellantis veda nell’Italia non certo la principale attrazione in termini di produttori di auto. Lo sostenne lo stesso Tavares già a gennaio 2021, quando alla prima visita in Italia, esordì con la critica sugli elevati costi di produzione delle auto nel Bel Paese.

Schiaffi l’Italia fin da subito ne ha presi tanti, cioè fin da quando è nata Stellantis. Prima le parole di Tavares, poi i primi tagli ai servizi, poi i viaggi organizzati per i nostri lavoratori verso la Francia ad imparare il “mestiere”, poi i taglia alle linee produttive (a Melfi per esempio da due ad una), adesso agli stabilimenti (Grugliasco).

“Le analisi internazionali, inoltre, evidenziano l’emarginazione dei centri di ricerca che avevano prodotto innovazioni spettacolari come il Common Rail (il sistema di alimentazione montato sui motori diesel e inventato dal fisico barese Mario Ricco), rilevano l’assenza dai processi di innovazione sulle auto elettriche, sottolineano come non vi siano in Italia moderni impianti per la produzione delle batterie: le nostre fabbriche operano a bassa intensità di utilizzazione e sono tenute in vita solo da un massiccio impiego dei soldi pubblici della cassa integrazione”, questo ciò che Prodi sostiene.

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Cassa integrazione a macchia d’olio anche secondo l’ex Premier, perché senza l’aiuto statale oggi con i regimi produttivi attuali, Stellantis in Italia non ce la farebbe.

E Prodi contesta anche ciò che i vertici aziendali sostengono, e cioè che in Italia costi molto produrre auto. La considera ormai un luogo comune questa accusa.

“Le spiegazioni e le giustificazioni sono tante e ruotano per lo più attorno alla bassa produttività in relazione all’alto costo del lavoro. Ma non è vero. Ormai da parecchi anni non è più vero: il nostro costo del lavoro, oneri sociali inclusi, è grandemente inferiore a quello di Germania e Francia. E si presenta ormai in linea con quello spagnolo”. In pratica Romano Prodi smonta il castello di carte costruito dai vertici di Stellantis per giustificare manovre di delocalizzazione  e di riduzione delle attività in Italia.

I più importanti poteri di decisione in Stellantis non sono italiani

La Francia quindi la fa da padrona in Stellantis, e Prodi lo sostiene fermamente.

“Nella futura distribuzione del lavoro di Stellantis, come si chiama il nuovo gruppo nato dalla fusione con Psa, potremmo quindi recuperare le posizioni perdute. Ma sono gli stessi osservatori internazionali che, esaminando la composizione del consiglio di amministrazione, concludono che i più importanti poteri decisionali sono francesi”. E se a dirlo è Romano Prodi, evidentemente qualcosa di vero c’è sulla predominanza francese rispetto a quella nostrana.

“Questo proprio perché pensano che la presenza dello Stato francese, anche se quantitativamente minore di quella di Exor, risulta e risulterà determinante. Soprattutto nell’ipotesi di decisioni che riguarderanno l’occupazione o l’innovazione, rispetto alle quali gli interessi transalpini saranno tutelati, come capita sempre in questi casi. Ed è questo il motivo per cui Parigi sceglie così frequentemente di assumere una quota di partecipazione nelle imprese. Tale non da avere la responsabilità di controllo, e quindi la gestione, ma da salvaguardare gli interessi fondamentali del Paese”, così ha chiuso la lettera Prodi.

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