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Stellantis: legge di Bilancio o decreto urgente, si deve intervenire

I dati sulle immatricolazioni di settembre sono allarmanti e dal Centro Studi Promotor si fanno portatori di un appello al governo Draghi.

Non ci si poteva certo aspettare un miracolo in materia di numeri relativi alle immatricolazioni auto a settembre per Stellantis. La crisi è del tutto evidente ed è diversificata tra crisi dei semiconduttori e crisi economica. Il mix di questi due fattori ha prodotto numeri terribili per il colosso dell’Automotive che da gennaio ha iniziato la sua attività.

La realtà dei fatti, con i numeri delle immatricolazioni italiane dei veicoli di PSA ed FCA vanno oltre le previsioni più negative. E si tratta di numeri di fresca pubblicazione, sui quali le analisi sono le più disparate. Sull’Ansa e sul sito di informazione locale “Basilicata24.it”, da tempo attento alle notizie di Stellantis per via dello stabilimento Ex FCA di Melfi, si riportano i dati di una analisi del Centro Studi Promotor.

Cosa è emerso dai numeri sulle immatricolazioni di settembre per Stellantis

“Nel mese di settembre le immatricolazioni in Italia sono state 105.175, il 32,7% in meno dello stesso mese del 2020. Il totale dei nove mesi è 1.165.491 unità, in crescita del 20,6% sull’analogo periodo del 2020. I dati sono del ministero dei Trasporti”, questo si legge a chiare lettere sull’Ansa, per quanto concerne il mercato italiano globale.

Nel dettaglio Stellantis è andato peggio della media generale, perché il quarto produttore di auto del Mondo, ha immatricolato a settembre nel Bel Paese, solo 33.330 auto. E si tratta di un calo del  41,6% rispetto a settembre 2020.

L’analisi del Centro Studi Promotor

“Il drammatico crollo di settembre si abbatte su un settore, già fortemente penalizzato dalla pandemia. La causa del crollo è la crisi nelle forniture di microchip che è anch’essa legata alla pandemia. Con l’avvento del virus i produttori di microchip avevano ridotto i programmi di produzione ritenendo che vi sarebbe stato un calo di domanda legato al lockdown e in generale agli effetti negativi della crisi sanitaria. E’ successo invece esattamente il contrario”, questo ciò che sottolineano dal Centro Studi Promotor.

Il Centro Studi Promotor ha effettuato quella che a tutti gli effetti è una analisi congiunturale sulla pesante crisi del mercato italiano dell’auto. Uno studio approfondito che ha tirato dentro anche i concessionari di auto, che sono forse quelli che più di altri hanno il termometro della situazione. E non parliamo solo di vendite, ma anche di giacenze di magazzino. Bene, per il Centro Studi Promotor, il 96% dei concessionari ha fatto sapere di avere bassi livelli di giacenze.

Un livello che già ad inizio anno era del 28% e stando ai dati dell’analisi, è la soglia più bassa dal 1993, che è l’anno a partire dal quale il Centro Studi Promotor ha effettuato l’analisi congiunturale.

Crolla tutto il mercato, anche dell’usato

Crisi generalizzata quindi, con ricadute anche sul mercato delle auto usate, che da un settembre all’altro (da quello 2020 a quello 2021) fa registrare un calo di vendite superiore al 17%.

“La stangata dei microchip insieme a quella della pandemia stanno determinando una situazione di assoluta emergenza per il comparto dell’auto. E’ dunque indispensabile che il Governo assuma provvedimenti immediati utilizzando la Legge di Bilancio o anche ricorrendo alla decretazione d’urgenza per prevedere subito interventi a favore del settore in attesa di definire, nei tempi più rapidi possibili, un piano organico per sostenere in maniera strutturale la difficile transizione verso l’auto elettrica”, sono queste le parole di Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor.

Una specie di appello quello lanciato dal numero uno del Centro Studi Promotor al governo, che deve per forza di cose intervenire. Il settore auto in Italia è importantissimo, e inevitabilmente lo è anche Stellantis che tra l’altro al suo interno ha Fiat, Lancia e Alfa Romeo, marchi della storia italiana della produzione di auto.

Anche l’Anfia dice la sua sulla crisi di Stellantis e del mercato dell’auto

Sempre sull’Ansa vengono riportate le parole di Paolo Scudieri, Presidente dell’Anfia, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica.

“Il mercato auto di settembre si conclude peggio del previsto (-32,7%), proseguendo e accentuando il trend discendente dei mesi di luglio (-19,2%) e agosto (-27,3%), un trimestre sicuramente influenzato dal perdurare della crisi dei semiconduttori, responsabile di rallentamenti e blocchi nella produzione e ritardi nelle consegne delle nuove auto”, questo lo scenario messo in mostra dal Presidente di Anfia, Paolo Scudieri.

“Per questo abbiamo chiesto e ottenuto, con un emendamento al Decreto Infrastrutture e mobilità sostenibili approvato a inizio settembre, un’estensione delle tempistiche entro le quali i venditori sono tenuti a confermare l’operazione di vendita dei veicoli incentivati tramite ecobonus”, questo un primo risultato ottenuto da Anfia.

Anche gli ecobonus non funzionano tanto bene

E Scudieri ne ha anche per l’ecobonus e per lo strano meccanismo utilizzato dal governo che Anfia considera inappropriato.

 “Il rapido esaurimento delle risorse pochi giorni dopo il rifinanziamento di inizio settembre è la dimostrazione del fatto che l’effetto attesa per i nuovi incentivi e la loro erogazione a singhiozzo sono dannosi sia per la domanda che per la rete di vendita”, questo il giudizio di Scudieri.

“Auspichiamo, per il futuro, che si delinei una programmazione delle misure di sostegno alla domanda coerente con un piano strategico complessivo di accompagnamento del settore nella transizione ecologica e su un orizzonte temporale pluriennale, così da garantire maggiore continuità al mercato. Intanto, stando agli attuali risultati, come Anfia abbiamo rivisto al ribasso le previsioni di chiusura d’anno, a circa 1.500.000 immatricolazioni, l’8,5% in più rispetto al 2020 e il 21,8% in meno rispetto al 2019”, così chiude Scudieri, con una previsione alquanto negativa per quest’ultima parte del 2021.

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