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Stellantis, Cassa integrazione anche a Pomigliano e per tutto ottobre

Eventi improvvisi, questa la giustificazione alla notizia che a Pomigliano d’Arco per il periodo che va dal primo al 31 ottobre, si attiva la nuova cassa integrazione

Non c’è pace per Stellantis e per tutti gli stabilimenti italiani del gruppo nato dalla fusione tra PSA ed FCA. Sempre per via della crisi dei semiconduttori, tutti gli stabilimenti del quarto produttore mondiale di auto, soprattutto in Italia, continuano a lavorare a regime ridotto, a chiudere e a ricorrere alla cassa integrazione.

Pomigliano d’Arco, lo stabilimento di Stellantis dove si produce la Fiat Panda, non fa eccezione. Notizia di ieri infatti è che viene confermata l’attivazione della cassa integrazione per tutto il mese di ottobre.

Stellantis, nuova Cassa integrazione allo stabilimento di Pomigliano

Ed anche Pomigliano finisce nel calderone della crisi che sta interessando Stellantis. Dopo Melfi, Mirafiori, dopo la Sevel di Atessa e così via, anche a Pomigliano d’Arco si apre all’ammortizzatore sociale. A dire il vero con la cassa integrazione Pomigliano non è nuovo. Lo strumento da tempo è largamente utilizzato, nonostante si produca la famosa utilitaria della Fiat che di mercato ne ha a sufficienza.

La crisi dei microchip però continua a vessare l’industria dell’auto. Le difficoltà di approvvigionamento dei semiconduttori provenienti dall’Asia, non fa sconti a nessuna casa costruttrice, men che meno Stellantis.

Le polemiche su questo aspetto, i Italia raggiungono picchi elevati perché girano voci di delocalizzazione delle attività all’estero e perché si parla di riduzioni del personale. Altrimenti il tutto rientrerebbe nel problema principale che riguarda i microchip per tutte le aziende del settore, anche altri colossi come Volkswagen o Toyota per esempio.

Cosa accade a Pomigliano adesso

Nuova cassa integrazione per gli operai dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco quindi. I lavoratori pertanto,  potranno usufruire degli ammortizzatori sociali anche per tutto il mese di ottobre. È il risultato  del canonico esame congiunto tra azienda ed organizzazioni sindacali per discutere della richiesta avanzata da Stellantis di cassa integrazione ordinaria dal 1 al 31 ottobre.

E la richiesta ha una dicitura particolare. Infatti si attiva la possibilità di cassa integrazione per eventi “improvvisi, repentini ed imprevedibili”. Lo si legge anche sulle pagine del principale quotidiano della Campania, “Il Mattino” di Napoli.

Si ripete quindi ciò che già è stato fatto nell’ultima quindicina di settembre, cioè chiedere la copertura da ammortizzatore sociale per “ fronteggiare la crisi dovuta alla carenza di semiconduttori”.

La Fiom impegnata sulla questione

Sul Mattino vengono riportate pure le dichiarazioni di Mario Di Costanzo, responsabile Automotive della Fiom di Napoli. “Stellantis si è impegnata, su richiesta delle organizzazioni sindacali, a garantire anche per ottobre la maturazione dei ratei contrattuali a prescindere dal numero di giorni di lavoro effettuato”, questo ciò che ha detto il sindacalista, che ha confermato la possibilità di Cig anche a ottobre.

Sarebbero stati proprio i sindacati quindi, a spingere verso questa soluzione, dal momento che la crisi dei chip asiatici continuerà ancora per altri mesi.

“Come sindacati abbiamo stigmatizzato però il comportamento da parte della direzione aziendale della programmazione di lavoro per gli operai a ridotte capacità lavorative, che a settembre hanno lavorato per pochissimi giorni o addirittura nessuno. Tale scelta è moralmente inaccettabile e giuridicamente discriminatoria e penalizza fortemente il potere d’acquisto di questi lavoratori”, queste però le invettive della Fiom contro l’azienda.

Argomenti che sicuramente faranno capolino l’11 ottobre al tavolo convocato presso il Mise, quando davanti al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, siederanno azienda e sindacati.

I programmi per Pomigliano ci sono

Al summit si parlerà sicuramente di cassa integrazione, di riduzione del personale, di mancanza di prospettive per diversi stabilimenti italiani di Stellantis. In questo però Pomigliano ne esce bene. Almeno stando alle promesse, i programmi futuri per Pomigliano sono tanti. E sono pure più prossimi rispetto alla Gigafactory di Termoli per esempio, o ai quattro nuovi veicoli elettrici multi brand da produrre a Melfi. Per Basilicata e Molise per esempio, si parla di progetti al lungo termine, che vedono al 2024 o 2025.

Per Pomigliano invece, a partire dal 2022 si parla dell’attesissima Alfa Romeo Tonale. Il Suv della Casa del Biscione dovrebbe vedere in Pomigliano lo stabilimento principale. E la riconversione sui Suv per Pomigliano, potrebbe essere il futuro, come a suo tempo disse anche il CEO di Stellantis, Carlos Tavares.

SI parla con insistenza infatti, di insediare a Pomigliano d’Arco “una vera e propria catena produttiva in grado di sfornare Suv”. Occorre vedere poi se la riconversione sarà totale o no, perché il destino della Fiat Panda a Pomigliano interessa i lavoratori. Una cosa infatti è produrre la piccola e vendutissima City Car, un’altra è produrre Suv.

Mercati diversi e richieste diverse, che possono andare evidentemente ad influire sui regimi produttivi che sono alla base dei livelli occupazionali in qualsiasi fabbrica.

I numeri delle immatricolazioni sono eloquenti nel dimostrare la crisi di Stellantis

La crisi dei microchip è alla base delle continue fermate di produzione. Oggi è inevitabile che per produrre auto servono i microchip. Componenti elettronici indispensabili per il corretto funzionamento di sistema di illuminazione, centralina e così via.

La loro carenza derivante dall’aumento del costo delle materie prime e dalla loro scarsità, ma anche dalle problematiche con il Covid delle fabbriche di Cina, Taiwan, Malesia e Corea, dove si producono questi chip, sono alla base della crisi.

E crisi dimostrata dai numeri delle vendite di Stellantis. Infatti il colosso dell’industria automobilistica mondiale, cioè Stellantis, nel mese di settembre appena trascorso,  ha immatricolato, 33.330 auto. E si tratta di numeri piuttosto scarsi, dal momento che rispetto al settembre del 2020, periodo anch’esso interessato dalla pandemia, si registra un calo del 41,6%. Come si legge sul sito “borsaitaliana.it”, la  quota di mercato è scesa dal 36,5% al 31,7%.

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