in

Stellantis: i lavoratori RCL e le problematiche spesso dimenticate

C’è uno spaccato della forza lavoro degli stabilimenti italiani di Stellantis che viene spesso dimenticato e mai come adesso soffre tanto.

Da mesi si fa un gran parlare della situazione particolarmente complessa dei lavoratori di Stellantis in Italia. Fabbriche che tagliano turni, che chiudono continuamente per colpa della carenza di microchip. Lavoratori sull’orlo di una crisi di nervi per via delle continue notizie su tagli, licenziamenti, proposte di dimissioni incentivate e così via.

La paura di perdere il posto di lavoro è aumentata con Stellantis azienda globale che ha interessi in altri Paesi Europei e Mondiali. La concorrenza interna molto accesa (basti pensare alla querelle tra la Sevel di Atessa e la fabbrica Opel di Gliwice in Polonia dove si producono furgoni), fa pensare spesso che Stellantis sia sul punto di delocalizzare dall’Italia all’estero.

I problemi sono molteplici e riguardano sia i lavoratori interni a Stellantis (gli ex FCA prima della fusione), che quelli dell’indotto, i somministrati e i precari in genere, che restano quelli più a rischio di restare senza lavoro e senza paracadute da ammortizzatori sociali.

Poi però c’è uno spaccato della forza produttiva di Stellantis di cui poco si tiene conto ma che da settimane ha visto peggiorare la situazione. Parliamo dei lavoratori con problematiche di salute, quelli che in gergo vengono definiti RCL, ovvero Risorse a Capacità Limitate. Da Melfi e dal più grande stabilimento di Stellantis per capacità produttiva, sito in Basilicata, va registrato lo sfogo di alcuni di questi lavoratori.

Lo sfogo dei lavoratori RCL dello stabilimento Stellantis di Melfi

Sul sito di informazione locale “basilicata24.it”, da tempo in campo per far emergere tutte le problematiche dello stabilimento lucano di Stellantis, vengono riportate le dichiarazioni di alcuni lavoratori che hano problemi fisici.

Come dicevamo, si tratta di lavoratori di cui poco si parla e che non sono entrati per niente nei summit, negli incontri e nelle richieste che i sindacati hanno prodotto verso governo e verso l’azienda.

Lavoratori dimenticati o quasi, che hanno visto peggiorare la loro situazione per il semplice fatto che in Stellantis molto sta cambiando.

A Melfi per esempio, da due linee di produzione si è passati ad una sola. La linea dove si produceva la Jeep Compass è stata chiusa. Adesso il Suv di fascia media di Stellantis, viene prodotto sulla prima linea, quella già destinata alla produzione dei crossover Jeep Renegade e Fiat 500 X.

E i lavoratori delle Risorse a Capacità Limitate sono tra i più penalizzati dal fatto che adesso si lavora di più e con ritmi più frenetici. Anche perché si lavora di meno come giornate lavorative viste le continue chiusure per la carenza dei semiconduttori di provenienza asiatica.  In pratica, si lavora pochi giorni al mese ma più pesantemente.

“Noi, scarti aziendali della Stellantis a Melfi”, lo sfogo dei lavoratori

I lavoratori RCL sono quei lavoratori che negli anni hanno subito alcune problematiche fisiche che li hanno portati a diventare lavoratori a cui non è possibile assegnare attività particolarmente pesanti.

La maggior parte di questi a Melfi, sono ultracinquantenni che FCA indirizzava in ambienti lavorativi più leggeri o assegnava mansioni meno pesanti degli altri.

Da quando a Melfi si lavora su una sola linea e per pochi giorni al mese, i ritmi produttivi e di lavoro sono diventati vertiginosi. E sono molti i lavoratori che hanno patologie oncologiche oppure che hanno subito operazioni, che mal si sposano con i nuovi, frenetici e pesanti ritmi di lavoro.

Lavoratori che dovevano essere assegnati a mansioni più leggere che ormai, visto ciò che abbiamo detto prima, sono pressoché spariti da Stellantis, soprattutto nello stabilimento ex FCA di località San Nicola a Melfi.

Su Basilicata24 un lavoratore RCL è stato abbastanza chiaro nello spiegare cosa sta accadendo adesso a Melfi.

“Lavoriamo poche giornate al mese, ma quando lo facciamo il ritmo è da pazzi”, questa l’accusa mossa dai lavoratori a Stellantis. Ma al lavoro troppo duro si affianca un altro problema, cioè l’impossibilità ad essere chiamati in servizio.

Lavoro pesante a Melfi per Stellantis

Dal momento che ormai il lavoro è diventato pesantissimo e frenetico, molti di questi lavoratori vengono lasciati a casa.  “Siamo diventati un sorta di scarto aziendale. Ora che la linea è una sola per noi la chiamata in fabbrica è diventata praticamente un tabù”, questo lo sfogo di un lavoratore che parla di incollocabilità per via dei frenetici ritmi imposti dalla produzione oggi.

Le mancate chiamate in servizio sono un problema per molti di questi lavoratori che così perdono reddito.

 “Molti di noi sono monoreddito, anche comprare un paio di scarpe ad un figlio è diventato complicato”, questo ciò che dicono questi operai che senza giornate lavorative, si vedono ridurre drasticamente lo stipendio.

“Siamo diventati un sorta di scarto aziendale e ciò è mortificante sia sul piano mentale che familiare”, queste le problematiche esposte. Situazioni che vanno ben oltre le beghe lavorative ma che sfociano nel sociale. Questo perché viene a mancare anche la dignità minima che una persona con problemi di salute già ha.

Le richieste di aiuto inascoltate dai sindacati

Ciò che emerge è che questi lavoratori sono stati esclusi anche dalle richieste sindacali. Richieste che ogni giorno vengono fatte per tutti i lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani di Stellantis. Ed è anche ai sindacati che questi lavoratori lanciano accuse di immobilismo.

 “Siamo diventati praticamente invisibili. Non ci considera nessuno. Da parte dei nostri sindacati, a cui per altro siamo iscritti, non una parola, non un comunicato, come se tutto fosse normale. A noi erano destinate le postazioni di lavoro più leggere ma con una sola linea che fine hanno fatto quelle postazioni?”, queste le domande a cui nessuno al momento sembra dare risposta.

Il clima a Melfi è particolarmente agitato

Ma le problematiche delle Risorse a Capacità Limitate non sono le uniche dello stabilimento di Melfi. Sempre sul sito prima citato, si registrano lamentele anche da tutti gli altri lavoratori. Infatti la situazione a Melfi è drasticamente cambiata. Come dicevamo, tra fermate collettive o a rotazione, si lavora pochi giorni al mese. Basti pensare che Melfi è rimasta chiusa una settimana in più dopo la pausa estiva.

 “In fabbrica si respira un clima surreale, Quei pochi giorni che riusciamo a fare sono di superlavoro, sarà difficile abituarsi. Neanche il tempo di prendere il ritmo e resti a casa per un’altra settimana. Così è impossibile programmarsi”, questo ciò che i lavoratori sollevano.

Ed hano ragione, perché ad ottobre per esempio, per molti non si arriva che a 5 giorni di lavoro, o di super lavoro come sottolineano molti lavoratori impegnati adesso sull’unica linea produttiva. In pratica, in quei pochi giorni di lavoro al mese, per quei lavoratori che vengono richiamati a lavorare, occorre produrre il più possibile. Per poi tornare a casa, per altre settimane di cassa integrazione e di stipendio ridotto.

Looks like you have blocked notifications!

Lascia un commento