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Stellantis: parla il Ministro Giorgetti, ecco la situazione

La risposta ad una interrogazione sulla Sevel, il Ministro dello Sviluppo Economico parla di rassicurazioni avute da Stellantis

Interrogazione a Giorgetti dalla deputata Moretto

Sta per arrivare il momento topico per ciò che riguarda Stellantis in Italia. Presto i dubbi, le paure e le incertezze che accompagnano gli stabilimenti italiani del colosso nato dalla fusione tra PSA ed FCA, dovrebbero essere fugati.

Infatti entro la fine del 2021 o al massimo, entro i primi mesi del 2022, il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, illustrerà i dettagli sul piano industriale.

Nel frattempo è successo di tutto. Non sono poche le novità che riguardano Stellantis in questi primi giorni di settembre.

Ed anche il Ministro Giorgetti, più volte sollecitato dai sindacati a prendere posizione con tutto il governo Draghi, ha parlato della situazione italiana della società.

L’occasione giusta è stata la risposta che il Ministro dello Sviluppo Economico ha dato ad una interrogazione parlamentare sulla questione della Sevel.

Fabbriche, lavoro, mercato e politiche aziendali, il punto della situazione su Stellantis

Prima di approfondire ciò che ha dello il Ministro dello Sviluppo Economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, occorre fare il punto della situazione in Stellantis.

Partiamo da ciò che interessa più il bel Paese, cioè la situazione degli stabilimenti italiani di Stellantis.

Trovare oggi una fabbrica di Stellantis che in Italia lavora a pieno regime è una “chimera”.

In primo luogo siamo di fronte ad un cambiamento epocale che gioco forza doveva avere impatto sulla attività produttiva dell’azienda e sull’attività lavorativa dei dipendenti.

La transizione elettrica, ovvero il passaggio dalle auto a motore termico a quelle a zero impatto ambientale, pur se lentamente, sta portando un po’ di trambusto nelle fabbriche.

Transizione elettrica e crisi dei semiconduttori

Oggi in Italia sono moltissimi i modelli dei veicoli di tutti i brand italiani, che sono o fuori produzione o che stanno per completare il loro ciclo.

Ed è inevitabile che ci sia un freno alla produzione di veicoli ed un inevitabile freno alle attività produttive all’interno degli stabilimenti.

Per di più poi, c’è l’annosa questione delle forniture di microchip da Cina, Taiwan e Corea. La crisi di approvvigionamento di questi semiconduttori (sembra che ne servano almeno 3.000 per auto) ha prodotto le fermate degli stabilimenti italiani.

Infatti da Melfi alla Sevel, gli stabilimenti che dovevano tornare in attività dopo le vacanze estive, sono stati fermati per una settimana proprio a causa della carenza di semiconduttori.

Le notizie dall’estero su Stellantis preoccupano e non poco

Che ci sia aria di cambiamento in Stellantis è un dato di fatto. Dalla tipologia di veicoli al mercato, tutto oggi sembra sulla graticola.

E per esempio, ha fatto notizia che un socio cinese di Stellantis, che era già socio di PSA prima della fusione, ha deciso di lasciare.

Dongfeng infatti ha deciso di cedere, anche se in maniera graduale, la sua quota nel gruppo. Si tratta di una piccola quota, d circa 600 milioni di euro, per un impatto sull’azionariato pari all’1,15%. E sempre dalla Cina, arriva la notizia, che riguarda stavolta gli italiani di FCA, della chiusura di uno dei due stabilimenti di GAC, partner di Fiat Chrysler Automobiles, quello di Guangzhou.

Notizie quindi non certo positive dall’estero, ma sembrano poca cosa al riguardo a ciò che accade da noi in Italia. Dove, a tenere banco, come si legge sulle pagine del “Giornale”, sono le vicissitudini interne agli stabilimenti, con i lavoratori che temono la perdita del loro posto di lavoro.

Gli stabilimenti italiani di Stellantis preoccupano

In Italia il più importante stabilimento in termini di produzione, cioè l’ex FCA di Località San Nicola di Melfi in Basilicata, riapre il 13 settembre e non il 6 settembre come previsto. E parliamo forse di uno degli stabilimenti che producono auto, più grandi d’Europa e dove Stellantis come FC prima della fusione, produce la metà delle auto prodotte in Italia.

Stesso blocco e stesso rinvio alla Sevel di Atessa, anche in questo caso, il più grande impianto in Europa di veicoli commerciali e furgoni leggeri. E se a Melfi come in Val di Sangro, è la crisi dei microchip ad aver prodotto questo fermo alle attività dopo la pausa estiva, sulla Sevel i problemi sono anche legati alla concorrenza della Polonia, dove si sta per aprire uno stabilimento che entrerà in concorrenza con la Società Europea Veicoli Leggeri in Abruzzo.

Infatti i sindacati si sono detti preoccupati per la ormai certa volontà di Stellantis di andare a produrre veicoli simili a quelli prodotti in Val di Sangro, a Gliwice, in Polonia. Lì infatti uno stabilimento Stellantis dedito alla produzione delle Opel Astra viene riconvertito alla produzione di furgoni Opel, Peugeot, Citroen e pure Fiat, con il famoso Ducato.

Giorgetti butta acqua sul fuoco e parla di rassicurazioni da parte dei vertici Stellantis

E la preoccupazione di lavoratori e sindacati ha portato le problematiche fino al banco del governo, e una interrogazione proprio sulla Sevel, è stata l’occasione per il Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, di affrontare il discorso globale relativo a Stellantis.

“Il governo ha ricevuto da Stellantis rassicurazioni di tipo generale, non di tipo particolare, sulla presenza del gruppo in Italia”, queste le parole che il Ministro dello Sviluppo Economico ha usato nella risposta all’interrogazione parlamentare.

L’interrogazione verteva proprio sulle problematiche alla Sevel, con le notizie circa il rischio di delocalizzazione delle attività verso la Polonia. Il fatto che dall’Italia partano verso la Polonia intere fiancate di furgone, unito al fatto che molte attività dell’indotto oggi sembrano in funzione solo per riempire di componenti la fabbrica ex Opel di Gliwice, è alla base delle preoccupazioni che hanno spinto a chiedere l’intervento del Ministro Giorgetti.

E poi, in Italia sono a rischio alla Sevel diversi posti di lavoro, a partire dalla annosa questione irrisolta dei 700 somministrati che i sindacati da tempo chiedono di regolarizzare. In Polonia invece sembra che si proceda verso un piano di nuove assunzioni.

Inoltre in Polonia si apre la fabbrica di furgoni leggeri, due mesi prima del previsto, a febbraio 2022 e non ad aprile 2022. In Italia invece, anziché tornare a produrre dal 6 settembre, slitta tutto di una settimana e forse non basterà.

Cosa ha detto il Ministro Giorgetti

Per smorzare le polemiche, Stellantis ha precisato che del Fiat Ducato in Polonia si produrrà solo la versione a passo lungo, mentre le altre versioni resteranno prerogativa ed esclusiva dello stabilimento Sevel di Atessa in provincia di Chieti. Anche sul nuovo Fiat Ducato elettrico nessuna concorrenza dalla Polonia e furgone a zero emissioni che vedrà i natali in Val di Sangro.

E per la Sevel si ipotizza di spostare la produzione anche di veicoli di altre marche di Stellantis, come per esempio la Opel. L’interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti proveniva dal gruppo di Italia Viva.

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