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La Fim annuncia il primo sciopero contro Stellantis

La notizia della mancata ripresa delle attività alla Sevel di Atessa fa scattare il sindacato.

Stellantis

E per la prima volta da quando c’è stata la fusione tra PSA ed FCA ed è nata Stellantis, in Italia si sciopera. Alla Stellantis Sevel di Atessa la Fim Cisl ha proclamato la mobilitazione. Si tratta dello stabilimento dove da qualche giorno è arrivata conferma del fatto che dopo la pausa estiva, si continuerà a riposare, visto che la produzione resterà ferma per via della ormai cronica carenza di semiconduttori.

Stellantis, alla Sevel i problemi sono tanti

Un po’ perché non si tornerà a lavorare a pieno regime, ed un po’ perché c’è una ormai annosa questione delle somministrazioni di manodopera, alla Sevel si sciopera. È quello che hanno indetto i sindacalisti della Fim Cisl.

E questa sarà la prima mobilitazione in Italia, contro Stellantis, come si legge sul sito del “Fatto Quotidiano”.

 “Alla Sevel troppi somministrati e mai così poco personale interno. Anticipato l’avvio della produzione in Polonia”, questo il contenuto delle istanze che la Fim Cisl ha utilizzato per giustificare la programmata mobilitazione.

A breve saranno annunciati i dettagli e le modalità di mobilitazione

La Fim Cisl quindi ha già provveduto ad annunciare la mobilitazione presso lo stabilimento di Stellantis Sevel ad Atessa.

E ciò che emerge è che durante la settimana prossima la RSA renderà pubblica la modalità di sciopero e o dettagli su come si svolgerà la mobilitazione.

“Definire un percorso per trasformare in dipendenti i lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato, avere garanzie sulle proroghe di quelli a tempo determinato e la costituzione di un diritto di precedenza per futuri ingressi ai 133 somministrati”, questo l’obbiettivo che si prefigge di raggiungere il sindacato avviando la mobilitazione.

Italia in concorrenza con la Polonia? sembrerebbe di si

Il fatto che Stellantis sia un colosso che ha fabbriche in giro per Europa e Mondo, sta creando problemi di concorrenze interne non indifferenti.

Già ad inizio 2021, dopo la visita del CEO Carlos Tavares a Torino, iniziarono le beghe interne tra Francia e Italia.

Tavares disse che in Italia costruire auto era più costoso che altrove, con netti riferimenti alla Francia.

Ed a Melfi per esempio, agli operai dello stabilimento ex FCA in Basilicata, arrivavano lettere di invito a passare delle giornate di lavoro-formazione presso gli stabilimenti francesi.

Adesso invece, ad Atessa, si parla di concorrenza con la Polonia e precisamente con lo stabilimento di Gliwice.

Per mancanza di componenti elettronici, lo stabilimento Stellantis Sevel di Atessa, dedito alla produzione del Fiat Ducato, resterà chiuso. Lo stesso di ciò che è stato già deciso per l’altro stabilimento di Stellantis a Pomigliano d’Arco.

Motivo dello stop alle riaperture, manco a dirlo, la carenza di microchip, di quei semiconduttori che ormai sono tutti di provenienza asiatica, tra Cina, Taiwan e Corea.

E se la Fim annuncia la mobilitazione, la Fiom Cgil, sempre come scrivono sul Fatto Quotidiano, avanza dubbi sulla giustificazione addotta alla mobilitazione.

“E’ solo mancanza di componenti?” questo il quesito messo a titolo di un comunicato dei metalmeccanici della Cgil.

Perché si parla della Polonia e dello stabilimento Stellantis di Gliwice

Il dubbio che dietro le fermate degli stabilimenti italiani, compreso quello della Sevel, ci sia altro non è mistero, soprattutto alla luce di alcune novità.

In Polonia per esempio, si è anticipata la riapertura. E quasi come una autentica beffa, “dal reparto Lastratura della Sevel stanno inviando intere fiancate del furgone proprio in Polonia”.

Perché adesso si sciopera e cosa si prevede per il futuro

Sicuramente in Stellantis in Italia, si vive con una certa angoscia qualsiasi cosa che riguarda il futuro delle fabbriche italiane.

I progetti sull’elettrico sono troppo distanti nel tempo. E nei prossimi mesi e forse nei prossimi due anni, si dovrà fare i conti con auto oggi prodotte, che arriveranno al capolinea del loro ciclo produttivo. Motori termici che man mano che passano i giorni diventeranno sempre più inutili.

Ed ipotizzare nuovi periodi di cassa integrazione e nuove fermate è più che una semplice paura.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e spinto alla programmazione di uno sciopero è, come spiegano dalla Fim Cisl “l’eccessivo ricorso ai lavoratori somministrati, che l’azienda non vuole stabilizzare”.

“Nella storia di Fca e Fiat non era mai accaduto che i livelli occupazionali del personale interno fossero così bassi e il numero dei lavoratori somministrati fosse invece così elevato e per un periodo così lungo”, questo spiega Ferdinando Uliano, segretario dei metalmeccanici della Cisl.

I numeri di ciò che si produceva e produce alla Stellantis Sevel di Atessa

Uliano e il suo sindacati hanno snocciolato i numeri delle attività presso la Sevel di Atessa. Numeri eloquenti nel giustificare ipotesi di mobilitazione.

“Nel 2016 si sono prodotti 290.000 furgoni e i lavoratori Sevel a tempo indeterminato erano 6.059. Nel 2021 l’obiettivo è oltre 300.000 veicoli e i lavoratori Sevel sono 5.670 e i somministrati sono attualmente 705”, questi i dati relativi ad un quinquennio di attività alla Sevel di Atessa.

Molti interinali quindi, su cui i sindacati chiedono da tempo la stabilizzazione vista la frequenza con cui vengono chiamati a lavorare.

“Abbiamo aperto la procedura di raffreddamento prevista dal contratto prima di procedere ad aprire il conflitto, ma anche questa iniziativa non ha portato a nulla di fatto. Ora quindi si apre una situazione di rottura e di conflitto. Quella di oggi è la prima dichiarazione di sciopero che le organizzazioni sindacali fanno nel nostro Paese contro il nuovo gruppo Stellantis” questa la dichiarazione di guerra nei confronti della società franco-italiana.

“La prossima settimana la Rsa deciderà le modalità di effettuazione dello sciopero”, questo l’annuncio della Fim Cisl.

“Il nostro obiettivo è definire un percorso per trasformare in dipendenti i lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato, avere garanzie sulle proroghe di quelli a tempo determinato e la costituzione di un diritto di precedenza per futuri ingressi ai 133 somministrati che nei mesi scorsi non sono stati confermati”, queste le tutele che chiedono i sindacati.

Sono queste le richieste che la Fim Cisl ha messo nero su bianco. Condizioni che per il sindacato, se rispettare, faranno da garanzia alle future prospettive produttive della Sevel contrastando la oramai evidente concorrenza della Polonia.

E pure in Fiom la preoccupazione sul Stellantis Sevel e ai massimi livelli

Anche la Fiom-Cgil è in allerta e preoccupata da ciò che accade alla Sevel.

“Se siamo in presenza solo di una situazione congiunturale o c’è altro lo chiederemo ai vertici aziendali”, così fanno sapere dalla Fiom.

“Abbiamo appreso che la produzione a Gliwice in Polonia sarà anticipata da aprile a febbraio 2022”, così appare evidente la differenza di situazione tra Italia e Polonia.

“Dal reparto Lastratura della Sevel stanno inviando a Gliwice intere fiancate del furgone (Ducato ndr) e alcune aziende dell’indotto stanno già producendo per lo stabilimento polacco”, questa la cosa beffarda che sta accadendo adesso.

I Italia si rimandano le aperture, in Polonia le si anticipano. “Purtroppo, i nostri timori di maggio 2019 stanno trovando molte conferme. Sta emergendo, dopo che il governo polacco ha esteso dal 2020 al 2026 la ZES (Zona Economica Speciale) nell’area di Gliwice, che in quel territorio si stanno concentrando molte aziende, le quali decidono di insediarsi in quel luogo per usufruire delle agevolazioni messe a disposizione oltre a sfruttare una posizione geografica strategica”, così la Fiom mette in evidenza ciò che sembra essere un indizio evidente su cosa voglia fare Stellantis adesso.

In buona sostanza, fabbriche italiane che aprono in Polonia richiamano a ciò che disse Tavares a Torino sul costo produttivo in Italia, apparentemente insostenibile per l’azienda, rispetto ad altri Paesi.

E se inizialmente sembrava la Francia il termine di paragone, adesso è la Polonia.

L’intervento del Parlamento italiano è necessario

“Il Parlamento italiano dovrebbe riportare le tematiche del lavoro al centro della discussione e porsi il problema di come evitare di esporre i lavoratori e le imprese italiane ad una competizione impossibile”, questo ciò che la Fiom sostiene, chiedendo al governo di dare una mano per rendere meno oneroso costruire auto in Italia, evitando la fuga delle aziende verso Paesi con agevolazioni vantaggiose.

Il sindacato è dalla parte dei lavoratori, e la paura è che come al solito, per essere più forti con la concorrenza estera, l’azienda decida di riversare i costi sui lavoratori.

Non ci può essere concorrenza alla pari con la Polonia per esempio, dove ma prima citata Zes, mette in campo un regime fiscale senza tassazione o a tassazione ridotta che fa da appeal e che in Italia ci sogniamo.

Per questo è assolutamente necessario che le istituzioni facciano la loro parte, con Parlamento e Governo italiano che devono monitorare la situazione e adottare soluzioni che evitino il solito conflitto tra azienda e lavoratori, con questi ultimi che come al solito finiscono con l’essere penalizzati e non poco.

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