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Stellantis: alcuni stabilimenti non riaprono, ecco dove

Dal sindacato Fiom-Cgil arriva l’allarme riguardo al fatto che diversi stabilimenti italiani di Stellantis non riapriranno.

Stellantis

La crisi della componentistica è ancora pressante e dopo la conferma che a Pomigliano lo stop resterà ancora tale, adesso si ha notizia della chiusura pure della Sevel, anche questo, importante stabilimento che fa capo a Stellantis.

E se il trend è questo, facile immaginare che lo stesso presto accadrà pure ad altri stabilimenti italiani di Stellantis, come Melfi per esempio. E la Fiom-Cgil chiede l’apertura immediata di un tavolo per programmare il futuro degli stabilimenti italiani di Stellantis.

Stellantis, gli stabilimenti restano chiusi

C’è anche la fabbrica della Sevel tra quelle che rimarranno chiuse per carenza di microchip.

La crisi di approvvigionamento dei componenti elettronici non da tregua e non fa sconti nemmeno in Stellantis.

Ed è la Fiom-Cgil a gridare l’allarme e a chiedere al governo nostrano di avviare subito un tavolo con azienda e sindacati.

Serve, come detto in precedenza, l’avvio di una approfondita discussione sul futuro delle fabbriche italiane del gruppo.

Cosa chiede la Fiom su Stellantis

La notizia relativa alla Sevel è stata diramata da Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil, nonché  responsabile Automotive del sindacato dei metalmeccanici della CGIL. Ma lo stesso ha fatto pure Simone Marinelli, altro noto rappresentante Fiom di cui è coordinatore nazionale Automotive.

“È stato comunicato in queste ore che, oltre agli stabilimenti come Pomigliano che sarebbero dovuti ripartire ma sono rimasti chiusi, la crisi di approvvigionamento di componenti elettronici ora colpirà altri stabilimenti a partire dalla Sevel“, questo l’annuncio dei due sindacalisti della Fiom.

Ma c’è dell’altro, perché secondo o due, ciò che oggi capita alla Sevel, dopo Pomigliano d’Arco naturalmente, non è detto che non capiti altrove.

“È evidente che anche gli effetti di questa mancanza di forniture potrà colpire le lavoratrici e i lavoratori di tutti gli altri impianti di assemblaggio come Melfi”, questo ciò che sostengono i due rappresentanti del sindacato.

Per la Fiom, l’emergenza età già annunciata

Ciò che fa discutere secondo De Palma e Marinelli è che si sta verificando ciò che era da tempo previsto.

Per i due si tratta di un’emergenza già da tempo annunciata  e “su cui l’assenza di politiche industriali scarica sui metalmeccanici gli effetti già negativi pagati per la mancanza di innovazione e investimenti. Una falsa partenza mentre la confusione sulle crisi industriali come Gkn, Gianetti Ruote e Timken non vedono la convocazione dei tavoli e il rischio occupazionale riguarda sia lavoratori a tempo indeterminato che sono precari come i 700 della Sevel su cui chiediamo la stabilizzazione”.

Riaprire il tavolo voi vertici aziendali è necessario

Dalla Fiom è sempre la stessa proposta, cioè la riapertura del tavolo con i vertici del colosso italo francese.

Un tavolo che secondo Marinelli e De Palma serve per programmare il futuro. Come si legge sul sito “Teleborsa.it”, i due sindacalisti fanno un ragionamento a 360 gradi.

“La tensione nel settore automotive cresce in assenza di ricerca di soluzioni sia da parte del Governo che dell’associazione delle imprese che prende parola più che per difendere il tessuto industriale, per coprire chi per pura speculazione chiude interi impianti”.

Una dura reprimenda da parte dei due sindacalisti.

“È ora di avere un confronto serrato, vero che generi un provvedimento straordinario con risorse aggiuntive e specifiche per innovare e garantire l’occupazione e il salario ed impedire le delocalizzazioni”, così hanno concluso i due.

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