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Dalla Ferrari 348 alla 296 GTB: il salto generazionale

La Ferrari 348 è un’auto appartenente ancora all’era terrestre, mentre la 286 GTB è di natura marziana: quasi un salto di specie, ma nell’ambito della stessa razza.

Ferrari 296 GTB
Screen shot da video Fortnite

L’evoluzione che Ferrari ha compiuto nelle sue auto è mostruosa e tocca anche i modelli a motore centrale posteriore di accesso alla gamma. Basta vedere il balzo in avanti compiuto dalla 296 GTB rispetto alla 348 per averne piena contezza.

Sul piano tecnico e prestazionale sembrano due modelli di pianeti lontani ed anche la loro filosofia ha una matrice diversa, ma resta il fil rouge della passione e della voglia di emozionare al più alto livello. In questo post cercheremo di mettere a fuoco alcune differenze fra le due vetture, segno di un cambio epocale. Se lo gradite, seguiteci in questo confronto intergenerazionale.

Ferrari 348

La Ferrari 348, nata come erede della 328, fece il suo debutto in società nel mese di settembre del 1989. Questa vettura ha interpretato in modo diverso il tema della berlinetta con motore V8 disposto alle spalle del pilota. A differenza dell’antesignana, qui il cuore è longitudinale, con cambio trasversale a 5 velocità più retromarcia. La linea è ricca di carattere e molto armonica nei suoi elementi. Del resto è il frutto della “matita” di Pininfarina, eccellenza assoluta nel settore.

Il prezioso design assume ancora più spessore se si tiene conto della perdita di appeal stilistico della gamma attuale rispetto alle proposte di quell’era. Sul piano propulsivo, la spinta della Ferrari 348 faceva capo a un motore V8 aspirato da 3.4 litri, capace di erogare, nel primo step evolutivo, 300 cavalli di potenza massima a 7220 giri al minuto (295 in quella catalizzata). Quella potenza garantiva prestazioni di grande spessore per l’epoca: accelerazione da 0 a 100 km/h in 5.6 secondi, da 0 a 200 km/h in 20.2 secondi, chilometro con partenza da fermo in 24.7 secondi. La velocità massima superava quota 275 km/h. Un riferimento nella sua classe.

Fra le caratteristiche del modello merita di essere citato il telaio semi-monoscocca ad alta resistenza torsionale, che rimpiazzò il classico traliccio tubolare in acciaio delle “rosse” precedenti. Una novità di non secondaria importanza sul piano evolutivo della gamma. Il cuore della Ferrari 348 era collocato più in basso di 13 centimetri rispetto alla 328, grazie anche all’adozione del carter secco. Questo contribuiva al comportamento più agile e reattivo del modello. La vettura, commercializzata fino al 1995, ebbe anche delle versioni più potenti, come le GTB, GTS e Spider da 320 cavalli. Ancora meglio faceva la 348 GT Competizione, coi suoi 330 cavalli.

Ferrari 296 GTB

La Ferrari 296 GTB ha un motore meno frazionato di quello della 348 e si giova delle doti di un V6 sovralimentato con angolo di 120 gradi fra le bancate. L’unità endotermica da 3 litri produce 663 cavalli a 8000 giri al minuto, ma la potenza complessiva del modello è di 830 cavalli, grazie all’apporto del cuore elettrico da 167 cavalli. Si tratta, infatti, di una supercar ibrida plug-in, che segna una nuova tappa di un cammino verso l’elettrificazione cui, purtroppo, neanche la casa di Maranello può rinunciare. La power unit esprime la sua energia con un sound da pelle d’oca, che si avvicina a quello dei V12 aspirati della casa emiliana. Non potrebbe esserci complimento migliore per i tecnici cui va il merito della sua concezione.

La paternità del suono stridulo del motore è immediatamente riconoscibile, ma non c’è solo una fantastica colonna sonora a definire le note caratteristiche della Ferrari 296 GTB. Questa sportiva del “cavallino rampante” scrive un profilo prestazionale d’eccellenza, che proietta nella preistoria la 348. Alcuni dati? Eccoli: accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.9 secondi, da 0 a 200 km/h in 7.3, velocità massima superiore ai 330 km/h. Il tempo sul giro a Maranello, con l’Assetto Fiorano, è di 1’21″00, contro 1’39″30 della 348: un abisso.

L’ultima nata della casa di Maranello punta molto sull’ecologia, senza intaccare minimamente il sound e il quadro emotivo delle migliori “rosse”. Può anche circolare per 25 km in modalità full-electric, ma ha un senso solo per uscire la mattina presto dal garage condominiale. Ci interessano di più gli aspetti sensoriali, come la risposta immediata al pedale dell’acceleratore. Grandissima l’attenzione per l’aerodinamica e per i sistemi elettronici di gestione del mezzo, che aumentano le qualità funzionali e l’efficienza, mettendo anche una rete di protezione al servizio dell’equipaggio, senza intaccare, nemmeno in misura minima, il piacere dinamico consegnato da questa supercar.

Le nostre conclusioni

La Ferrari 348 è un’auto analogica, dove il pilota è gravato di tante responsabilità. Qui non sono ammessi sbagli troppo palesi. L’ingegneria si concentra sulla meccanica, l’elettronica è poco pervasiva. Si può parlare di un’auto appartenente ancora all’era terrestre. La Ferrari 286 GTB, sua discendente, invece, è di natura marziana: sembra giungere da un universo parallelo. Qui l’elettronica e le sofisticazioni tecnologiche la fanno da padroni. Quasi un salto di specie, ma nell’ambito della stessa razza. Ecco perché, per fortuna, i valori di fondo restano gli stessi. Cambia l’interpretazione, che si adegua ai tempi, per fissare nuove eccellenze, in un quadro più green e di maggiore fruibilità.

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