Un anno di produzione ai minimi storici, mesi di cassa integrazione e contratti di solidarietà, salari ridotti. E ora anche l’assenza del premio di risultato. Per gli operai italiani di Stellantis il 2025 si chiude con un doppio colpo che alimenta tensioni e proteste negli stabilimenti del gruppo.
A differenza dei dipendenti di Medio Oriente, Sud America e Nord Africa, in Italia niente bonus per i lavoratori Stellantis
La decisione dell’azienda arriva dopo la maxi-perdita da 22 miliardi di euro registrata nel bilancio 2025, appesantito da circa 25 miliardi di oneri legati alla revisione della strategia sull’elettrico. Stellantis ha annunciato che non verranno distribuiti dividendi né bonus ai lavoratori nelle aree che non hanno raggiunto gli obiettivi fissati. Una scelta che colpisce direttamente l’Italia, dove la produzione si è fermata a 213.706 auto e 166 mila veicoli commerciali, numeri tra i più bassi degli ultimi anni.
Il mancato premio non riguarda però tutti i dipendenti del gruppo. I lavoratori degli stabilimenti in Sud America, Nord Africa e Medio Oriente riceveranno l’incentivo, grazie a volumi e risultati migliori. Una disparità che ha inasprito il clima tra sindacati e azienda. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, il problema è strutturale: senza nuovi investimenti e modelli destinati agli impianti italiani, la situazione è destinata a peggiorare.
In Italia, a settembre, oltre il 60% dei dipendenti era coinvolto in ammortizzatori sociali. Il mancato raggiungimento degli indicatori economici ha così cancellato anche il premio variabile, una componente importante del reddito annuale. La Fiom-Cgil parla di “ennesimo schiaffo” e denuncia una strategia industriale che penalizza il Paese, mentre altri sindacati esprimono forte preoccupazione per il futuro occupazionale.
A Torino è stato proclamato uno sciopero con uscita anticipata di quattro ore dallo stabilimento di Mirafiori. Le sigle chiedono a Stellantis di assegnare nuovi modelli, in particolare ibridi, agli stabilimenti italiani e sollecitano l’Unione Europea a rivedere alcune politiche sull’elettrificazione. Il malcontento cresce, mentre il confronto sul futuro industriale del gruppo in Italia resta aperto e carico di incertezze.
