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Stellantis: Mirafiori e Grugliasco dimenticate?

Soddisfatte le dichiarazioni dei sindacati dopo il vertice di Roma, ma sui due stabilimenti e sulla gigafactory emergono ancora seri dubbi.

Stellantis Italia

Il vertice di ieri a Roma è servito per l’apertura dell’azienda a rivedere i programmi produttivi. Un incontro che è stato commentato favorevolmente da tutti, anche dai sindacati. Ma non mancano appunti e mal di pancia. In effetti, quasi in stile campanilistico, c’è chi accusa il vertice di essere stato incentrato solo sullo stabilimento di Melfi. A dire il vero le rassicurazioni dell’azienda sono da intendere per tutti gli stabilimenti, ma è altrettanto evidente che su Melfi si giocava la partita più importante, non fosse altro perché parliamo dello stabilimento Italiano di Stellantis, più importante. E così su Grugliasco e Mirafiori c’è chi dice che si è parlato relativamente poco. Così come di gigafactory, altro elemento di discussione molto atteso ma che ha trovato poco spazio nel summit di ieri. 

Le rassicurazioni dell’azienda ieri al vertice di Roma

Una cosa che va detta è che se garanzie servivano, queste, almeno a parole, sono pervenute. Garanzie su ciò che vuole fare Stellantis in Italia, sulle produzioni dei nuovi veicoli elettrici (a Melfi per il 2024 si programmano 4 modelli) e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. Ed o commenti sono positivi, perché da più parti traspare soddisfazione per l’impegno di Stellantis su investimenti e occupazione.Come dicevamo però, qualcosa manca.

Alla prova dei fatti l’attenzione è stata veicolata tutta quanta su Melfi. E sugli stabilimenti Piemontesi oltre che sulla ipotetica nuova fabbrica di batterie a Torino, non si è detto nulla o quasi. 

Importante più Melfi che gli altri stabilimenti?

Nessun esubero, nessuna chiusura prevista per gli stabilimenti italiani, maggiori investimenti per l’automotive del futuro, soprattutto sull’elettrico, ma qualcosa è mancato all’appello. Il vertice convocato dal ministro Giancarlo Giorgetti presso il Mise, con presenti il Ministro del lavoro, Andrea Orlando, i vertici di Stellantis e i sindacati metalmeccanici nazionali (c’era pure il viceministro del Ministero dello Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto) non ha chiarito tutto i punti salienti su Stellantis, lasciando in campo alcune diatribe relative a differenti trattamenti tra stabilimenti. Infatti lo stabilimento di località San Nicola di Melfi l’ha fatta da padrone ieri a Roma.

Nemmeno fosse l’unico stabilimento dove i vertici aziendali avevano da chiarire qualcosa. A seguito della fusione tra FCA e PSA è nato Stellantis, quarto produttore di auto del Mondo. Un vero colosso che ha in Italia diversi stabilimenti. In molto di essi c’è un ricorso massiccio a fermate di produzione e cassa integrazione. A Melfi come a Grugliasco, a Termoli come a Cassino. 

A Melfi si taglierà una linea di produzione, ma dal vertice, i responsabili del gruppo che come detto, ha preso i natali dalla fusione tra Fiat Chrysler e Peugeot, pare abbiano confermato come in partenza, un progetto che porterà nel 2024 alla produzione di 4 nuovi modelli elettrici a Melfi. E conferma è arrivata, sempre sullo stabilimento in Basilicata, per ciò che concerne il taglio della linea di produzione della Jeep Compass, che confluirà in quella della Jeep Renegade e della Fiat 500X, dando vita a quella che i rappresentanti Stellantis chiamano super linea di produzione. Alla vigilia dell’incontro, c’era attesa anche per la terza fabbrica di batterie per veicoli elettrici. La gigafactory sulla quale c’era indecisione circa la sede dove collocarla, tra Basilicata e Piemonte, tra Melfi e Mirafiori. Nessuna novità è emersa dall’incontro di ieri su una fabbrica di batterie su cui Mirafiori punta fortemente. 

Dai commenti sul vertice pareri contrastanti

“Il governo deve capire come gestire questa fase di transizione in cui alcune filiere saranno privilegiate e altre messe a rischio. È importante che ci siano garanzie sull’occupazione e che non ci siano brutte sorprese. Abbiamo avuto conferma di un forte segnale positivo dell’impegno in Italia e di un dialogo produttivo e costruttivo”, queste le parole che ha rilasciato a margine dell’incontro, Gilberto Pichetto, Viceministro del Mise ed esponente piemontese del governo che comr detto era tra i presenti al tavolo. 

“Stellantis sta lavorando con determinazione e velocità per anticipare e sostenere la transizione energetica di tutti i propri siti industriali italiani con l’obiettivo di garantirne la sostenibilità attraverso il miglioramento delle prestazioni e far ricoprire al Paese un ruolo strategico tra i principali mercati domestici europei del Gruppo”, questo il commento del rappresentante piemontese del giverno. 

Stellantis quindi ha confermato gli impegni, ma su Maserati, su Grugliasco, di Mirafiori e sulla gigafactory si è detto troppo poco. Questo il punto dolente di un vertice che sembra abbia soddisfatto un po’ tutti i presenti. Naturalmente i lavoratori, vero anello debole della catena, chiedevano notizie sul futuro prossimo e sui troppi richiami alla Cassa integrazione guadagni. Su questo chiarimenti ne sono arrivati pochi, se si esclude la promessa, piuttosto lontana nel futuro, di nuovi veicoli multimarca da produrre a Melfi. 

“Vogliamo un grande patto con Stellantis, che escluda esplicitamente la possibilità di chiusure e di licenziamenti, che sostenga il reddito dei lavoratori e che dia missioni produttive a tutti gli stabilimenti di montaggio e di motori, ai numerosi enti di ricerca e di staff”, queste le parole della Uilm, una del sigle sindacali rappresentate al tavolo. 

Anche dalla Fim Cisl si parla di attenzione massima nonostante le rassicurazioni. “Non accetteremo decisioni unilaterali su esuberi, faremo una verifica puntuale della coerenza delle dichiarazioni dell’azienda. Abbiamo ribadito la necessità di aprire un tavolo di confronto a livello nazionale”, così fanno sapere dalla Cisl i suoi segretari presenti ieri a Roma. Il tema di un accordo nazionale e di una piattaforma di discussione da aprire prima possibile è alla base delle richieste dei sindacati.

“Un accordo quadro nazionale con la partecipazione dei lavoratori che abbia al centro un piano industriale che salvaguardi la capacità installata e che garantisca la tenuta sociale e la continuità occupazionale per i prossimi 5 anni”, questo invece il punto di vista espresso nei commenti da parte della Fiom. E non è passato inosservato ai metalmeccanici della Cgil il fatto che su Mirafiori non sono state pronunciate molte parole

“Sarebbe meglio avere un quadro complessivo dell’impegno dell’azienda per tutti gli stabilimenti Italia. In particolare per Torino servono più volumi e la sede a Mirafiori della fabbrica di batterie”,  queste le eloquenti parole che nascondono qualche malumore, espresse per la Fiom da Giorgio Airaudo, segretario generale in Piemonte. “Si è discusso solo di Melfi, a noi interessa parlare anche di Stellantis Mirafiori e di Maserati Grugliasco in termini di opportunità e non di ridimensionamento. A Torino servono volumi e, se ci sarà una gigafactory in Italia, Mirafiori si candida a ospitarla. Portarla a Torino non è scontato, serve l’impegno di tutto il territorio, istituzioni, sindacato, sistema dell’impresa e la volontà della presidenza di Stellantis”, così ha chiuso il ragionamento il rappresentante della Fiom.

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