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Enzo Ferrari, dalla nascita della Ferrari all’accordo con la Fiat

Una storia unica e irripetibile quella della Ferrari, che vi raccontiamo dal debutto della prima auto al matrimonio con la Fiat.

Ferrari

Il 2 marzo 1947, Enzo Ferrari guida la Ferrari 125 S nella prima uscita di fabbrica. È l’auto che porta al debutto il suo marchio. La nascita del mitico motore 12 cilindri che la equipaggia, destinato ad ergersi a simbolo della Ferrari e del suo blasone tecnico, è la conseguenza di motivazioni ingegneristiche e passionali. Si dice che il commendatore fosse innamorato di un’unità Packard caratterizzata da questo frazionamento, di cui ammirava la “armoniosa voce e l’esclusività della produzione”.

In realtà a prevalere sono le motivazioni tecniche e le necessità agonistiche, che orientando verso potenze specifiche sempre più elevate, richiedono superiori regimi di rotazione. Per ottenere questo e per battere gli avversari l’impegno dei progettisti si focalizza sulla riduzione delle masse in moto alterno, ottenibile grazie al maggior frazionamento. Ecco il vero senso di una scelta tecnica ammantata di mistero ma ineccepibile dal punto di vista funzionale. 

Le “rosse” spinte dal propulsore a 12 cilindri dimostrano immediatamente, a suon di risultati, il loro eccelso valore. Già nel 1948 Clemente Biondetti, alla guida di una vettura con una simile architettura, la 166 MM, si aggiudica la prima Mille Miglia targata Ferrari, ripetendosi al Gran Premio di Stoccolma dello stesso anno, dove raccoglie il primo successo in suolo estero della casa di Maranello.

Il debutto nel mondo dei Gran Premi

Nel 1950, a stagione avanzata, la Ferrari fa il suo esordio nel neonato Campionato Mondiale Conduttori, riservato alle monoposto di Formula 1, inizialmente utilizzando bolidi spinti da propulsori sovralimentati di 1500 centimetri cubi, poi sostituiti da monoposto con motore aspirato a 12 cilindri da 4,5 litri. Al Gran Premio di Inghilterra di Silverstone del 14 luglio 1951, la casa modenese consegue la sua prima affermazione in una gara valida per il Mondiale, con il modello 375, condotto con perizia dal bravo Jose Froilan Gonzales.

È la prima vittoria di una monoposto non sovralimentata su quelle dotate di compressore, ma è anche il primo successo della Ferrari sull’Alfa Romeo in una gara titolata. Nella stessa stagione il team ha la possibilità di vincere il Campionato, ma un’errata scelta di pneumatici al Gran Premio di Spagna compromette le speranze, lasciando via libera all’alfiere dell’Alfa, Juan Manuel Fangio, che si aggiudica gara e mondiale. A fine stagione l’azienda del Biscione decide di ritirarsi dalle corse. Ferrari, ricordando Silverstone e riferendosi alla casa milanese, dirà: “Ho ucciso mia madre”. È l’ennesima sua rivincita nei confronti della “genitrice ingrata”!

Nel 1952 il commendatore viene insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro, per i prestigiosi servizi resi all’industria e all’immagine dell’Italia nel mondo. Nello stesso anno Alberto Ascari, alla guida della 500 F2, si aggiudica il Campionato del Mondo Piloti, impresa nella quale si ripeterà nel 1954. Con il modello 212 Inter cabriolet inizia il felicissimo rapporto con Gian Battista Farina, detto Pinin, la cui carrozzeria, consegnata alla storia sotto il nome di Pininfarina, darà origine con Ferrari ad alcune delle più belle auto della storia.

La scomparsa di Dino Ferrari

Il 30 giugno del 1956 Dino, il figlio di Enzo, gravemente colpito da una terribile distrofia muscolare, abbandona questo mondo. La tragedia familiare colpisce profondamente il commendatore e ne sconvolge l’esistenza, portandolo a dire negli anni seguenti: “La mia vita è stata un ansimante cammino”. Fino all’ultimo Ferrari coinvolge il figlio nella decisione di realizzare un nuovo motore di 1500 centimetri cubi di cilindrata.

La progettazione di questo cuore, smentendo un credo diffuso, non viene curata da Dino, ma dal progettista Vittorio Jano, coadiuvato da un adeguato staff tecnico. L’apporto del giovane Ferrari consiste nella preferenza accordata ad una particolare architettura, fra le tante opzioni possibili. I suoi suggerimenti arrivano nel corso degli innumerevoli consulti con Jano e con lo stesso Ferrari, entrambi al capezzale del suo letto nello stadio finale della malattia.

La scelta cade infine sul sei cilindri a doppia bancata, che dà origine al famoso 156, partorito cinque mesi dopo la dipartita del giovane erede. Da quel momento tutti i motori Ferrari 6 cilindri a V saranno denominati “Dino”. Nel 1956 Juan Manuel Fangio riporta a Maranello, con la monoposto Ferrari-Lancia D50, il titolo iridato nel Campionato di Formula 1.

Il 1957 è un anno importante, perché viene presentata una delle più affascinanti Sport del “cavallino rampante”, la 250 Testa Rossa a 12 cilindri da 300 cavalli, mattatrice del Campionato Mondiale Marche dal ’58 al ’60. Ma è anche un anno pesantemente segnato da dolorose tragedie, come la strage provocata, nel corso della Mille Miglia, da una rovinosa uscita di pista della “rossa” condotta dal marchese Alfonso de Portago.

Ritenuto responsabile della immane disgrazia, Ferrari viene processato e, sebbene assolto, medita seriamente di ritirarsi dal mondo delle competizioni. Ad aggravare la sua riflessione c’è la scomparsa, nello stesso anno, di un altro suo portacolori: il grande Eugenio Castellotti.

Arrivano alcune delle Ferrari più belle

L’inglese Mike Hawthorn nel 1958, sulla 6 cilindri da 2.4 litri denominata “246”, regala il quarto titolo mondiale all’azienda modenese. In America, alla 12 Ore di Sebring, Hill e Gendebien, su una Sport 250, aggiungono l’ennesimo successo nel ricco palmares del Campionato Mondiale Marche, in quegli anni assai importante. Nel 1960 la Ferrari si trasforma in Società per Azioni e il suo fondatore viene insignito, presso l’Università degli Studi di Bologna, della laurea honoris causa in ingegneria meccanica. Nello stesso anno il commendatore presenta due delle più belle auto di tutti i tempi: la 250 GT berlinetta passo corto e la 250 GT spider California SWB.

A Le Mans, Gendebien e Frere bissano con la 250 Testa Rossa il successo ottenuto nel ’58 al volante della stessa Sport. Al 1961 risale la conquista del quinto alloro iridato, nel Campionato di Formula 1, conseguito grazie alle regolari prestazioni dell’americano Phil Hill, alla guida di una monoposto 156. Nel 1962 nasce una delle più straordinarie Gt del “cavallino rampante”: la mitica 250 GTO, che per un triennio vincerà le gare più disparate. È un’auto preziosa e bellissima, capace di prestazioni velocistiche incredibili, persino migliori di quelle delle monoposto da Gran Premio! Per il suo fascino e per la sua storia diventerà il modello simbolo della produzione Ferrari.

Successi a ripetizione in gara

Ferrari 275 GTB
La Ferrari 275 GTB ex Clint Eastwood ad un evento automobilistico.

Le vetture Sport di Maranello intanto, in ossequio alla nobile tradizione, continuano a vincere a Sebring, alla Targa Florio, al Nurburgring e a Le Mans. Nel 1963 il grande uomo modenese presenta la rivoluzionaria 250 LM ed innalza a Maranello l’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato “Alfredo Ferrari”, allo scopo di preparare tecnici specializzati. L’anno seguente John Surtees, alla guida della monoposto 158, consegna il sesto alloro iridato all’azienda del commendatore. 

Al Salone Internazionale dell’Auto di Parigi viene presentata la superba granturismo 275 Gtb: è una delle “rosse” più avvincenti fra quelle firmate da Pininfarina. Nel 1965 Enzo Ferrai riceve il premio Internazionale “Columbus”: per lui è un riconoscimento che gli regala grande soddisfazione. A dargli altra gioia ci penserà il pilota siciliano Nino Vaccarella che, con la 275 P2, vince la 49° edizione della Targa Florio.

È l’ennesimo sigillo siglato nelle gare Sport dalle splendide sculture meccaniche del commendatore, che entreranno nella storia in compagnia dei grandi cavalieri che le hanno condotte. Il 1967 è l’anno della incantevole 330 P4, che lascia traccia della sua forza dinamica in una memorabile foto che immortala il suo vittorioso arrivo in parata alla 24 Ore di Daytona. Nel 1969 l’ingresso di Ferrari nel Gruppo Fiat, che non intaccò l’autonomia della casa di Maranello. ​

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