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Apre lo sportello e fa cadere un ciclista: omicidio colposo

Per imperizia, imprudenza, ma pur sempre reato a carico del guidatore

Apre lo sportello e fa cadere un ciclista omicidio colposo

La scena è tanto drammatica quanto semplice: il guidatore parcheggia a destra, arriva un ciclista, il conducente apre la porta, l’utente debole cade e muore. Di che si tratta? Omicidio colposo secondo la Cassazione, sentenza 33602/2016. Attenzione anche ai monopattini elettrici, identici alle bici: sono equiparati alle seconde.

Più esattamente, il guidatore apre senza essersi assicurato di non provocare pericolo o intralcio per gli altri utenti della strada. Urta la bicicletta, condotta dalla vittima, che aveva perso l’equilibrio ed era finita rovinosamente al suolo. Dve era stata travolta dal ciclomotore condotto da un terzo soggetto, in quell’attimo transitante. In primo grado, il Tribunale decide per il reato di omicidio colposo. Da imperizia, imprudenza, ma pur sempre reato a carico del guidatore. La Corte d’appello conferma. Si va per Cassazione.

Apre lo sportello e fa cadere un ciclista: il guidatore in difesa

Ma come si difende il guidatore? C’era la responsabilità della vittima. Una condotta imperita e imprevedibile, in contrasto con le regole del Codice della Strada e del buon senso: questa la causa esclusiva dell’evento. Il ciclista circolava irrazionalmente a ridosso delle vetture parcheggiate, al di là della linea gialla, delimitante l’area di sosta per lo scarico/carico delle merci. Così avendo reso inevitabile l’impatto, nonostante l’imputato avesse aperto parzialmente e con attenzione lo sportello.

Seconda difesa: le conclusioni del perito non erano condivisibili, in quanto, pur vero che l’autovettura si trovava in posizione obliqua rispetto all’asse stradale, con il retrotreno avanzato. Ma, in ogni caso, al di dentro dell’area delimitata dalla linea gialla.

In definitiva, il fatto era da addebitare alla vittima: violazione dell’art. 140 del Codice della Strada: aveva costituito pericolo e intralcio alla circolazione.

Niente da fare: la Cassazione conferma il secondo grado. Peraltro il ricorso, limitandosi a riproporre in larga parte le doglianze espresse in sede d’appello, non si confronta con le risposte fornite dal giudice di secondo grado. Di tutto questo, si è già discusso: guidatore condannato.

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