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Crisi dei chip: Stellantis chiude cinque stabilimenti in Nord America

Stellantis è stata costretta a chiudere cinque suoi stabilimenti del Nord America a causa delle problematiche derivanti dalla crisi dei semiconduttori

Chiudono, almeno temporaneamente, cinque stabilimenti Stellantis in Nord America. È questa la decisione del gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA a causa della cronica carenza di semiconduttori che sta caratterizzando questo ultimo periodo, il provvedimento scattato oggi non è chiaro quando si concluderà sebbene in Canada pare sia stato già previsto uno stop inoltrato fino a fine aprile.

La questione coinvolge poco meno di 20mila lavoratori diretti di Stellantis e circa un migliaio di ulteriori lavoratori dell’indotto. Nello specifico, il provvedimento prevede restrizioni per gli impianti statunitensi di Warren, dove oggi vengono realizzati i RAM 1500 Classic e le Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer, e di Belvidere dove invece viene assemblata la Jeep Cherokee. In Canada chiudono invece gli stabilimenti di Brampton, dove si realizzano le Dodge Charger e Challenger oltre alla Chrysler 300, oltre a quello di Windsor dove viene realizzata la Chrysler Pacifica. Infine in Messico chiude lo stabilimento di Toluca, luogo di assemblaggio per le Jeep Compass.

Agli organi di informazione statunitensi, Stellantis ha ammesso che “continua a lavorare a stretto contatto con i suoi fornitori per mitigare gli impatti produttivi causati dai vari problemi della catena di approvvigionamento che il nostro settore deve affrontare”. D’altronde quello di Stellantis è un provvedimento già preso da altri costruttori che non hanno altre metodologie per affrontare la cronica carenza di microprocessori. Lo hanno già fatto Ford, Toyota, Volkswagen e GM ma anche Honda, Mitsubishi e Nissan.

Crisi globale

La crisi dei chip sta interessando fortemente diverse aree mondiali, con maggiore propensione in Giappone e Nord America sebbene anche in Europa siano presenti situazioni piuttosto simili. In Stellantis si ricorre alla cassa integrazione ad esempio a Melfi dove le difficoltà non sono poche, così come a Sochaux. La crisi dei semiconduttori fornisce un momento di forte incertezza per il settore dell’auto in questa primissima parte di 2021.

Tuttavia il futuro a breve termine non appare così roseo. Sono diverse le indagini che hanno previsto la possibilità che la crisi dei chip non potrà essere risolta nel giro di pochi mesi. È più facile piuttosto ipotizzare che queste problematiche possano caratterizzare l’intero anno fornendo ovvi impatti negativi che sono stati quantificati dalla società di consulenza Alix Partners in un valore pari a 61 miliardi di dollari in termini di mancati ricavi.

Secondo Jeremie Bouchaud di IHS Markit viviamo un peggioramento della situazione soprattutto in queste ultime settimane: “le nostre stime sono di una mancata produzione di 1,2 milioni di veicoli nel primo trimestre e la situazione rischia di ripetersi, se non di peggiorare, nel secondo trimestre. Abbiamo spostato dal terzo al quarto trimestre 2021 il momento in cui la produzione di chip dovrebbe tornare a soddisfare la domanda dei costruttori di auto, con un possibile recupero di una piccola parte della produzione persa a inizio anno”. La situazione non è affatto semplice.

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