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Inquinamento durante il lockdown senza le auto: cala o no?

Va fatta una distinzione all’interno dei vari agenti inquinanti che infestano le nostre città

Inquinamento durante il lockdown

Respirare meglio: ecco uno degli obiettivi secondari che si possono raggiungere durante i blocchi da Covid, a livello nazionale. Di qui la domanda sull’inquinamento durante il lockdown senza le auto: cala o no? Due i soggetti che rispondono. Il CNR- Istituto sull’Inquinamento Atmosferico. E Motus-E, l’associazione per lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia. Hanno condotto uno studio per la valutazione della dispersione in atmosfera (e della ricaduta al suolo) degli inquinanti primari e secondari.

La misurazione delle polveri riguarda Torino, Milano, Bologna, Roma e Palermo. In ordine da Nord verso Sud. Lo studio esamina e confronta due scenari prospettici, rispettivamente al 2025 e al 2030, dell’attuale parco circolante di veicoli relativi variabilmente ai comparti del trasporto privato e della logistica delle cinque città italiane oggetto di studio.

Premessa: per analizzare i dati di qualità dell’aria e valutare la riduzione dei singoli inquinanti in ambito urbano, le associazioni hanno preso in esame i dati forniti dalle Agenzie Arpa. Relativi al periodo 1° gennaio-30 aprile 2020 delle quattro città prese in esame.

Poi, c’è il paragone con lo stesso periodo nelle quattro precedenti annualità (2016-2019). I parametri  sono il biossido di azoto (NO2 ) ed il particolato di diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri (PM10).

Inquinamento durante il lockdown? Ecco il verdetto

  • Il lockdown ha avuto effetti molto significativi sulla concentrazione di NO2 , che viene emesso pressoché esclusivamente dal traffico e dagli impianti di riscaldamento.
  • E gli effetti sulla concentrazione del PM10? Molto meno importanti, ed in genere visibili soprattutto durante il mese di aprile. Infatti, il blocco della mobilità non ha avuto nessun effetto sulle sorgenti naturali del PM (mare, suolo e parte degli organici). Né sulle emissioni da riscaldamento, che hanno influenzato sensibilmente i risultati del mese di marzo. Quando c’era una forte stabilità atmosferica, che ha aumentato la produzione delle specie secondarie. Più un fenomeno di trasporto di sabbie dalle zone desertiche del mar Caspio, che naturalmente non ha alcun legame con la mobilità locale.
  • Ad aprile, a riscaldamenti quasi completamente spenti, complice la mitezza della stagione, è stato possibile evidenziare un decremento nella concentrazione di PM10 che nelle città di Roma e Napoli è stato compreso fra il 20 ed il 30%. Questo valore costituisce una stima del contributo dovuto al traffico.
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