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Transizione verde auto elettriche col Piano nazionale: paralisi

Tutto fermo perché il programma non è stato presentato

Transizione verde auto elettriche col Piano nazionale: paralisi. Tutto fermo perché il programma non è stato presentato. Come diceva il 19 gennaio l’Anfia, in un 2021 costellato di incognite, la filiera automotive deve poter contare sugli strumenti di politica industriale che ogni Paese beneficiario è chiamato a mettere in campo per valorizzare al meglio le risorse del Recovery Plan. Ancora prima, la stessa Anfia faceva notare come occorre accelerare i tempi nella programmazione di spesa delle risorse europee del Recovery Plan spettanti all’Italia.

Transizione verde auto elettriche: in attesa

Nella vecchia bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, 74,3 miliardi sarebbero destinati alla transizione ecologica, 48,7 alla digitalizzazione e 27,7 alle infrastrutture, anche per non maturare un ritardo decisamente penalizzante nella ripartenza rispetto agli altri maggiori Paesi Ue. Ma il Piano non è stato presentato all’Ue, che aspetta e dà proroghe su proroghe.

Così, tutto è paralizzato, in attesa del denaro dall’Unione europea. Chiaro che poi tutti tireranno la giacchetta al Governo di turno, per avere parte della torta: una fettina seppur minima, per respirare. Ma sulle transizione verso l’auto elettrica non si deve transigere: lo vuole l’Ue. Ovviamente, servono incentivi e colonnine di ricarica, in quanto l’Italia è messa malissimo.

Italia fanalino di coda delle vetture pulite

L’Italia è in coda ai maggiori mercati in Europa per volumi di auto nuove nel mese, dice l’Unrae. Ma lo è anche per la quota di auto ricaricabili nel totale annuo, con un 4,3% contro il 13,6% della Germania, l’11,2% della Francia e il 10,7% della Gran Bretagna. Questo gap è dovuto all’analogo grave ritardo nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica: un ritardo da recuperare molto velocemente, con gli investimenti che il PNRR destinerà alla mobilità elettrica e più in generale alle alimentazioni alternative.

I soldi europei è bene che vadano dove? Le risorse disponibili nell’ambito della seconda “missione” del cosiddetto Recovery Fund, vanno indirizzate verso questi investimenti, in area privata e pubblica, su tutta la rete viaria urbana, extraurbana e autostradale. Per raggiungere una capillarità dei punti di ricarica al livello dei Paesi più maturi. Solo a queste condizioni, e con una tariffazione adeguatamente calibrata, potrà verificarsi anche da noi un vero decollo della mobilità elettrica.

Riguardo agli incentivi per i modelli a basse emissioni, è fondamentale guadagnare un orizzonte molto più lungo di quello attuale.

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