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Mattia Binotto a cuore aperto: futuro, Leclerc e Marchionne

Il team principal della Scuderia ha parlato di futuro, del nuovo motore, di Charles Leclerc e dei rapporti con Marchionne

Binotto

In casa Ferrari si va ad Abu Dhabi, per l’ultimo appuntamento della stagione, con la consapevolezza di concludere velocemente un’annata da incubo. Il sesto posto nella classifica costruttori è ormai indice di una stabilità che nessuno avrebbe potuto immagine ad inizio anno. Vedendo come sono andate le cose durante i due appuntamenti del Bahrain, si potrebbe anche pensare che si rischia persino di sprofondare al settimo posto finale per ora occupato dall’AlphaTauri che occupa la posizione con 28 punti in meno rispetto alla Scuderia.

Nonostante tutto, in casa Ferrari non è cambiato tantissimo. Stabilità è la parola d’ordine, ne è indice concreto il ruolo da team principal mai messo in discussione. Mattia Binotto rimane al vertice della compagine impegnata in Formula 1, sebbene molti avrebbero ragionato su una sua possibile estromissione. Non è così. L’ingegnere sta portando avanti un percorso graduale di riconversione, puntando al futuro e soprattutto a un 2022 che con i nuovi regolamenti in arrivo potrebbe aprire le porte ad una condizione maggiormente gratificante.

Il nuovo motore fornisce ottimi dati

Mattia Binotto ha già più volte parlato di dati piuttosto interessanti provenienti dal nuovo propulsore che attualmente a Maranello pare stia girando piuttosto bene al banco. Lo ha fatto ancora durante il podcast Beyond the Grid di cui è stato protagonista di recente. Il team principal della Scuderia ha ribadito ancora che i progressi intrapresi dal nuovo propulsore, denominato Superfast, sono soddisfacenti.

Ha quindi ammesso che “non credo saremo quelli con meno potenza il prossimo anno. Torneremo in lotta in termini di potenza della power unit. Abbiamo anche risolto il drag dal punto di vista aerodinamico mentre il carico manca sempre ed è difficile dire dove saremo il prossimo anno rispetto agli altri. Di certo Mercedes ha una monoposto fortissima e non credo riusciremo a raggiungerli: stare davanti sarà ancora complicato, ma possiamo fare meglio di quanto facciamo attualmente”, ha aggiunto Binotto. C’è quindi la necessaria volontà di non creare aspettative troppo elevate. D’altronde il team di Toto Wolff ha già focalizzato il suo sviluppo sulla monoposto per il 2021, tralasciando la W11 che ormai ha dimostrato da tempo di essere superiore a qualunque altra vettura del lotto.

Binotto

Di certo si vuole abbandonare la strada intrapresa con la SF1000, rivelatasi ben presto fallimentare: “Con la SF1000 siamo stati più veloci in curva rispetto allo scorso anno ma perdiamo troppo in rettilineo. Il bilanciamento della macchina non è ideale, restano ancora aspetti da migliorare in termini di guidabilità e bilanciamento aerodinamico. Però non è il telaio il punto debole che abbiamo, telaio che resta congelato per il prossimo anno. Abbiamo speso i token sul retro della macchina, su cambio e sospensione, proveremo ad avere un miglior diffusore per obiettivi aero. Come detto mi sento tranquillo con i progressi che stiamo facendo sul progetto 2021 finora”, ha aggiunto Binotto.

Leclerc leader come Schumi

Guardare in prospettiva significa anche ragionare sul comparto piloti. Mattia Binotto è uno fra quelli che ha sempre mostrato una evidente propensione nei confronti di Charles Leclerc. Il monegasco, giunto a Maranello solamente lo scorso anno dopo aver debuttato con l’Alfa Romeo Racing l’anno prima, si è guadagnato un contratto pluriennale mai visto prima nella storia del Cavallino Rampante. Rimarrà infatti con la Scuderia almeno fino al 2024.

Binotto Leclerc

Il team principal della Ferrari ha pure parlato di confronti, sia tra stagioni essendo lui in Ferrari già dal 1995 sia per quanto riguarda i piloti della Scuderia. All’epoca, solamente un anno dopo, Schumacher avviava in Ferrari un percorso vincente basato proprio sulla sua persona. Binotto ha quindi azzardato dei confronti: “faccio spesso dei confronti. La Ferrari all’epoca, dal 1995 al 2000, stava investendo. Investivamo come investiamo oggi su tecnologie, ma anche sulle persone, impiegando giovani ed ingegneri giovani. Se guardo alla Ferrari degli ultimi anni, abbiamo lanciato molti giovani ingegneri, che oggi cominciano a diventare le nostre fondamenta. All’epoca c’era anche un leader come pilota, Michael. Oggi invece abbiamo Charles. Ovviamente non ha la stessa esperienza, e non è nemmeno un campione del mondo, mentre Michael lo era. Abbiamo però un chiaro leader in pista come pilota. Credo che anche questo sia importante. Penso che ci sia l’impegno di tutta l’azienda per costruire un ciclo vincente nel futuro. Le similitudini ci sono. Charles è molto più giovane di Michael in questo momento. Ha bisogno, come spesso accade, di crescere con la squadra. Il successo della Ferrari di domani dipenderà in qualche modo dalla maniera in cui si comporterà da leader. Ma penso che Michael era già un leader, Charles si sta sviluppando come tale, ma lo sta facendo bene”.

Binotto Leclerc

Le interessanti prestazioni di Lelclerc, in abbinamento a qualche errore frutto dell’esagerazione, durante una stagione difficile come quella attuale fanno aggiungere a Binotto che il monegasco ha guidato meglio quest’anno rispetto al 2019. “Con una monoposto difficile come quella di quest’anno, è stato forte, costante e ha saputo adattarsi ai vari tracciato cercando di sfruttare al massimo il potenziale della vettura.  Il modo in cui ha progredito è stato il modo in cui ora capisce le gomme e riesce a gestirle, non solo sul giro secco dove è molto forte, ma anche sul passo di gara. Come pilota è cresciuto molto. Penso che sia più forte rispetto a com’era. È molto legato alla squadra, alla Ferrari, e penso che i nostri ragazzi lo capiscano molto bene. Mi piace il modo in cui fa parte della nostra famiglia”, ha aggiunto Mattia.

I rapporti con Sergio Marchionne

Per Mattia Binotto c’è stato anche spazio per parlare del rapporto con Sergio Marchionne. All’epoca della gestione Marchionne, Mattia Binotto rivestiva il ruolo di direttore tecnico ma ricorda bene gli anni vissuti sotto la sua guida. Marchionne aveva cominciato a ricoprire la carica di presidente del Cavallino Rampante a settembre del 2014 fino alla morte del 2018.

In ogni caso quando gli è stato chiesto se Marchionne avrebbe contato ancora su di lui dopo una stagione simile, Binotto ha ammesso di non sentire addosso la responsabilità. Ammettendo: “credo che Sergio mi avrebbe confermato. Non sento la responsabilità che è dell’intero team. Io avevo piena fiducia di Marchionne, eravamo completamente allineati. Ma chiaramente non sapremo mai cosa sarebbe accaduto”, ha ammesso Binotto. Il team principal della Scuderia ha fornito qualche aspetto molto particolare delle vicende che lo legavano alla gestione Marchionne: “La pressione c’era. Questa è stata la cosa più difficile con la quale avevo a che fare con lui. La pressione era tale che dovevi avere il cellulare sempre accanto a te giorno e notte, perché se ti inviava un WhatsApp, dovevi rispondere entro 30 secondi. Questo è il tipo di pressione a cui ti stava sottoponendo. Se non rispondevi immediatamente al messaggio che ti stava inviando, allora era chiaramente un brutto inizio di giornata. Vivere con il telefono accanto a te non è stato facile. Era il suo modo di fare pressione, assicurandosi di essere sempre sveglio, sempre pronto a rispondere. Mi scriveva anche a metà gara. Forse non nel cuore della notte, ma senza dubbio al mattino presto”.

Binotto

Diversa invece la modalità di approccio proposta da Louis Camilleri: “con Louis la leadership è cambiata. È un grande amico, ho il pieno sostegno e capisce l’importanza della stabilità e degli investimenti: quando investi, spesso vedi i risultati non sempre sul breve periodo ma a medio e lungo termine. È un gran leader, delega molto, mi scrive tanti messaggi ma non sono richieste le risposte entro 30 secondi…”. Ma Binotto dà a Marchionne il merito di aver condotto la Scuderia a risollevare le sorti della SF90 lo scorso anno: “Penso che faccia parte dello sport cercare di interpretare la zona grigia del regolamento. Penso che sotto questo aspetto tutte le squadre lo stiano facendo. Ma poi è quello che tu interpreti come grigio o non grigio. Penso che ovviamente ci sia sempre un limite che è molto borderline e difficile. Ma sicuramente ci ha spinto molto per sviluppare le aree grigie il più possibile”.

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