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Formula 1: per attrarre i costruttori si propone anche il diesel

Il ritiro della Honda dal Circus induce a pensare a nuove prospettive e ipotesi, compresa la possibilità di introdurre il diesel

Charles Leclerc

Il recente ritiro della Honda, che lascerà la Formula 1 al termine della stagione 2021, pone il Circus in una condizione di irrequietezza più che ovvia soprattutto in relazione al futuro della Red Bull (ma anche di AlphaTauri) che potrebbe risultare più difficile del previsto. Un evidente grattacapo per il nuovo capo della Formula 1 che si insedierà proprio il prossimo gennaio: Stefano Domenicali.

La notizia dell’addio del costruttore nipponico appare infatti sorprendente, ma non tanto, visto che la sua storia è costellata di continui tira e molla in riferimento alla stessa Formula 1. Il problema è che difficilmente vedremo ulteriori costruttori con la volontà di tentare l’approdo in Formula 1, perlomeno dal punto di vista motoristico. Sembra che il Circus non sia più così attraente come un tempo e i costruttori pensano ad altro.

Il ritorno nel 2015

La storia di tira e molla che coinvolge Honda e la Formula 1 la pone sulla via del ritorno nel massimo campionato automobilistico mondiale nel 2015, dopo che i giapponesi avevano abbandonato il Circus nel 2008. Honda si affida quindi a McLaren senza però mai trovare quella completa affidabilità che produce scarse punte di competitività, ad eccezione degli ultimi tempi in casa Red Bull (sebbene quest’anno si stanno vedendo grossi problemi, spesso di difficile interpretazione).

Ci sarebbe da pensare molto se consideriamo che Honda se ne va un’altra volta dopo appena sei anni dal rientro nel Circus. Pare che in casa Honda manchino le motivazioni capaci di fissare un rinnovo concreto con la Formula 1 dei nostri giorni che probabilmente a loro è parsa differente da quella che si sarebbero aspettati. Spesso si è parlato con insistenza di costruttori del calibro di Volkswagen, Porsche ma anche BMW. Tuttavia nulla si è mai concretizzato, probabilmente perché le volontà di questi non coincidono con quelle espresse da questa Formula 1.

C’è da riflettere guardando alla Formula E (per carità, non si vuole realizzare qui un paragone impossibile con la Formula 1) che attira costruttori automobilistici piccoli e grandi che si mettono in gioco al massimo delle loro possibilità. In casa Honda si aspettavano altro, forse un ibrido più marcato e un approccio green differente. Ma c’è da dire che la Formula 1 è legata all’aspetto tradizionale delle monoposto da corsa spinte da cavalli vapore imbizzarriti, quindi niente da fare.

Proposte di rottura

La continua riduzione dei costi inficia lo sviluppo che per forza di cose introduce limitazioni dal punto di vista della ricerca, dei test che ormai si vedono solo col cannocchiale e quindi del progresso tecnologico. I regolamenti poco permissivi precludono la possibilità di virare verso rotte differenti. Su Motorsport.com lanciano una provocazione: perché non tentare la strada della motorizzazione diesel?

In un articolo apparso sul noto portale, a firma di Flavio Vanetti, si scrive infatti: “Mancano forse anche idee di rottura e al limite provocatorie, ad esempio – perché no? – quella di proporre l’introduzione di una power unit ibrida con una parte endotermica basata sul motore diesel, propulsore oggi vituperato e ingiustamente messo sotto accusa ma che l’automotive non potrà mai abbandonare a causa degli investimenti fatti in questi anni”. Potrebbe effettivamente rappresentare una possibilità una proposta di questo tipo? Tendenzialmente la motorizzazione diesel è stata spesso snobbata dal panorama del motorsport, a meno di poche eccezioni come le trionfali introduzioni alla 24 Ore di Le Mans a matrice Audi. Poi il vuoto.

La Honda forse non è riuscita ad individuare una prospettiva corretta per il suo futuro nel Circus. Ma si può dire che i nipponici hanno dimostrato sempre un comportamento del tutto simile a quello che il prossimo anno li porterà al di là della Formula 1.

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