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In Giappone, nella città della Toyota, c’è un museo della Fiat 500

Un appassionato giapponese ha dato vita ad un piccolo museo della Fiat 500 in Giappone, a Nagoya ovvero la città della Toyota

Museo della Cinquecento 5

Si può tranquillamente dire che la Fiat 500 è forse una tra le vetture del costruttore torinese più amate a livello mondiale. Non è un caso che persino in Giappone ci sia un uomo, Seiro Itoh, che alla Fiat 500 ha dedicato persino un piccolo museo posto all’interno di un edificio di Nagoya ovvero la città del colosso dell’auto mondiale Toyota. All’interno dell’edificio blu trova posto dal 2001 il “Museo della Cinquecento”, scritto proprio così in italiano.

Si visita solo su appuntamento e ospita una bellissima collezione di Fiat 500 tra le più rare e curiose disponibili. immancabile una Sport del 1959, una spiaggina Ghia Jolly e una 500 Americana. Ci sono poi molte Abarth, sia d’epoca che moderne. Uno scrigno che in Giappone nessuno immaginerebbe mai di trovare.

L’amore per la 500 e per l’Italia

All’interno del museo giapponese si riscontra la grande passione del suo ideatore. Su Quattroruote si legge infatti che Seiro Itoh dice di aver visto per la prima volta una Fiat 500 da bambino. L’uomo, che oggi ha 64 anni, ha aggiunto anche qualche dettaglio in più su quella prima visione da bambino: “c’era un uomo in piedi sul sedile con la sua testa e parte del corpo che uscivano dal tetto. Era impressionante vedere un’auto così piccola. Quando sono cresciuto ho immaginato che si trattava di una vettura italiana”.

Museo della Cinquecento 6

Ma la storia di Seiro Itoh si intreccia con altri modelli di casa Fiat visto che la sua prima macchina è proprio una Abarth Ritmo 130 TC che aveva venduto soltanto diversi anni dopo “perché aveva bisogno di diverse riparazioni” ha detto. Dopo aver posseduto anche una Lotus Elan Super Sprint ha ammesso di essere ritornato ad una vettura italiana, ovvero una 500, a causa del cattivo servizio di manutenzione offerto dalla stessa Lotus. Tuttavia il primo ricordo della sua personale 500 F blu scura non è particolarmente idilliaco visto che “mi diede tanti problemi già a partire dal primo giorno – ammette – nel 1987 a Tokyo c’erano circa un paio di centri specializzati ma non seppero mai ripararla”. Ma la 500 F acquistata a quel tempo fu la prima di una serie di 500 possedute da Seiro Itoh: “è simile ad un animale domestico. A poco a poco ho cominciato a conoscere la vettura e l’Italia e la sua superba industria dell’auto”.

Il museo ospita anche altri modelli

Si percepisce quindi che l’amore per la 500 non rappresenta l’unico elemento dell’amore che lega Seiro Itoh alle vetture italiane. Il museo oltre a tredici diverse Fiat 500 ospita anche una nuova Fiat Panda, oltre ad una bellissima ASA 1000 GT prodotta in circa 100 esemplari, disegnata da Giorgetto Giugiaro, c’è anche una Formula Fiat Abarth 2000: “il loro design è una vera bellezza” dice delle nostre vetture. Quindi, nonostante l’effettiva realizzazione del museo risalga al 2001 già negli Anni Novanta Seiro Itoh comincia a selezionare le vetture da collezione potendo contare sulla collaborazione di Andrea Fortunato. A quel punto, dopo sette anni trascorsi a Tsuruoka, la collezione di Itoh migra a Nagoya ma non finisce qui: “vorrei trasferire il museo ogni dodici anni” ammette Seiro Itoh. Le attività del museo sono gestite da sette persone che si occupano di ogni aspetto.

Museo della Cinquecento 4

Si può inoltre aggiungere che il museo ha già venduto circa 400 diverse Fiat 500. La valorizzazione del modello più iconico di casa Fiat è un’assoluta vocazione per Seiro Itoh che le vorrebbe vedere su strada ancora “per altri 30 anni”. Quindi conclude con una provocazione: “penso che il compito di valutare e restaurare le Fiat 500 dovrebbe essere affidato al governo italiano visto che la 500 è un simbolo dell’Italia. nessuno in Italia si impegna a preservare le 500 che circolano ancora e questo è di certo molto triste”.

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