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No, Sebastian Vettel non è giunto al capolinea

Proviamo a capire perché Sebastian Vettel non ha fallito e perché è ancora un valido pretendente alla vittoria nonostante l’annuncio della separazione dalla Ferrari

Sebastian Vettel - 2

La fine della storia d’amore tra Sebastian Vettel e la Ferrari potrebbe indurre a ricercare un possibile fallimento ai datti dello stesso Sebastian. Ma non è detto. Con questo pazzo 2020 non bisognerebbe meravigliarsi se il buon Vettel decidesse di correre per sé, magari coadiuvato da una monoposto (finalmente) vincente, provando persino a vincere un mondiale. Il suo primo e unico a Maranello, visto che a fine stagione le strade si separeranno definitivamente. In quel caso avrebbe perlomeno in parte adempiuto alla sua missione.

Sebastian Vettel - 2

Sebbene le aspettative potrebbero non coincidere con la realtà dei fatti, basata fino ad ora su quanto visto durante gli ormai lontanissimi test pre stagionali del Montmelò, non bisognerebbe assolutamente sottovalutare l’istino del campione. Che di certo a Vettel non manca. Sappiamo bene che a Vettel è mancato l’affetto della squadra e la macchina giusta, elementi direttamente proporzionali ad un aumento esponenziale della tensione per diversi fattori. Quest’anno, sapendo già che a fine anno non ci sarà più niente da spartirsi, potrebbe essere oggettivamente differente. A Maranello sanno bene che non possono chiedere a Vettel di supportare il giovane compagno di squadra. Non quest’anno.

Vittorie e squadra

Chi vince è il più grande. Perlomeno nella società attuale. La sconfitta si porta spesso via i vecchi successi che vengono poi rapidamente dimenticati. Più trofei hai vinto in passato, più in basso puoi cadere. Quando Vettel veniva battuto da Daniel Ricciardo ha dovuto spesso scontrarsi con una monoposto non più in grado di assecondarlo come nel suo passato marchiato Red Bull. È noto ormai a tutti che la monoposto ideale di Sebastian è quella che possiede un assetto che la pianta saldamente al suolo. Un certo Adrian Newey lo descrive nel suo libro: “Vettel sterza particolarmente tardi, e duramente, per far passare la macchina in curva il che richiede un posteriore molto stabile”. La Red Bull RB10 non possedeva più tali requisiti all’epoca.

Sebastian Vettel - 3

Se Lewis Hamilton, Michael Schumacher e anche Fernando Alonso hanno vinto anche quando la loro monoposto non è stata la più veloce del lotto, il caso di Sebastian è differente ma ha comunque dimostrato di poter vincere con una monoposto poco più che modesta: Monza 2008 a bordo della Toro Rosso. In altre parole si può dire che Vettel ha bisogno di una monoposto realizzata quasi su misura per il suo stile di guida. 

Vettel però non ha vinto i suoi quattro titoli solo grazie alla Red Bull. Dire ciò sarebbe sbagliato. Vettel ha commesso comunque i suoi errori anche in quegli anni. Ma non li ha commessi più di una volta. Ha imparato e migliorato dove necessario. Ma non gli è mancata nemmeno una squadra coesa alle sue spalle. In Red Bull possedevano la migliore organizzazione in Formula 1 tra il 2010 e il 2013. Stessa cosa in Mercedes a partire dal 2014. Molto diverso dalla Ferrari purtroppo.

Alta fedeltà

Uno come Lewis Hamilton gode di questo ambiente perfetto. Si fida della squadra e la squadra si fida di lui. Vettel sembra non aver mai avuto questo massimo supporto in casa Ferrari, se non all’inizio. La gestione vista in casa Mercedes appare assai differente da quella visibile in Ferrari. Se Vettel avesse avuto una Mercedes e Hamilton una Ferrari, probabilmente i duelli degli ultimi anni si sarebbero svolti al contrario. Un buon pilota ha anche bisogno di un ambiente pressoché perfetto. Altrimenti, per compensare i deficit, si verificano errori. In questo contesto, la lealtà e il comportamento mai provocatorio di Vettel nei confronti della Ferrari devono essere valutati con maggiore accuratezza. Il tedesco non ha mai pubblicamente messo alla gogna la sua squadra. Si è comportato come Michael Schumacher faceva una volta; se le critiche ci sono state, vengono praticate a porte chiuse. Abbastanza diverso da Alonso tra il 2010 e il 2014. Lo spagnolo ha ammesso, tra le righe, che avrebbe potuto compiere azioni incredibili ma la monoposto era più o meno schifosa. Vettel può condurre una squadra intera.

Sebastian Vettel - 1

Cosa significa la fine della storia d’amore tra Vettel e la Ferrari per la Formula 1? Prima di tutto, che la classe regina del motorsport dovrà presto cavarsela senza uno dei suoi più grandi esponenti. Senza dubbio Vettel con quattro titoli mondiali, 53 vittorie totali e 57 pole position mancherà sul grande palco, se decidesse di mollare anche solo per un anno. Vettel è il polo opposto della superstar Hamilton. Vettel è un bravo padre di famiglia con tre figli. Uno che ripristina vecchie motociclette e automobili.

Si rischia di non vederlo nel 2021

Nonostante tutti i contrasti, Vettel e Hamilton però sono simili. Entrambi si rispettano al massimo. Entrambi si battono per i loro valori. Vettel non usa i social network perché non ne percepisce il senso. È un uomo all’antica, uno che ama i motori aspirati a dodici cilindri e non gli attuali mostri ibridi V6 da 1,6 litri. Vettel non si lascia mai piegare, ma ciò non significa che non possa adattarsi. Di recente ha acquistato un simulatore domestico perché ha visto cosa stavano facendo i giovani colleghi. Vettel ama i dettagli tecnici essendo realmente ossessionato dai dettagli. Lui è un vincitore, è uno che non può sopportare le ingiustizie (vedi Montreal 2019), Vettel mostra emozioni sia positive che negative. È qui che vive lo sport e l’anima di questa Formula 1 moderna.

Sfortunatamente si rischia persino di non vederlo in griglia a partire dal 2021. Le porte sono chiuse in Red Bull e in Mercedes non si comprendono bene i movimenti che faranno più avanti. McLaren e Renault manco a parlarne visto che potrebbero rivelarsi vere e proprie battute d’arresto per il tedesco allontanandolo da possibili chance di vittoria. Vettel non è uno che vuole guidare per fare punti: vuole soltanto vincere.

Vettel e Leclerc

Vettel è fuggito da Leclerc? No. È appena successo ciò che è comune nello sport. Un giovane aspirante colpisce una squadra bloccata. Leclerc ha affinato le armi guidando decisamente bene oscurando molte volte il quattro volte campione del mondo. Ma non sono mancate le sue proteste tra i vari team radio. A suo modo, si è guadagnato il rispetto di meccanici e ingegneri. In Ferrari vogliono coltivare un futuro campione del mondo partendo da una gestione differente (che sia la volta buona?). Che cosa significa l’abbandono di Vettel per la Ferrari? Che il team di maggior successo nella storia della Formula 1 sarà presto guidato da una giovane stella. Dal 2021, la Ferrari interromperà l’esperienza che Vettel ha portato alla squadra. Ciò potrebbe mancare soprattutto nello sviluppo delle monoposto dei prossimi anni. Vettel è uno che sottolinea i deficit meccanici, che non solo li sente in macchina, ma può anche nominarli uno per uno.

Ancora tra i migliori

Non si può dimenticare che il successo dipende da entrambe le parti. Nel 2017, Vettel ha guidato il campionato del mondo con 14 punti di vantaggio fino al termine della prima parte di campionato. Ma la Ferrari non ha portato Kimi Raikkonen al secondo posto; un fatto buono per il bene dello sport, cattivo per il prosieguo di Vettel. A Singapore, si è schiantato all’inizio proprio con Kimi Raikkonen. In Malesia e Giappone, la monoposto lo ha deluso. Vettel è senza dubbio ancora uno dei primi cinque migliori piloti nel comparto attuale. Una persona del genere appartiene alla Formula 1, appartiene a un top team e ad una vettura al top. Vedremo se sarà così o no.