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Ross Brawn ha tracciato alcune ipotesi per l’avvio del Mondiale di F1

Ross Brawn ha tracciato alcune ipotesi sull’avvio del nuovo mondiale di Formula 1. Inoltre si è detto orgoglioso della risposta dei team nei confronti dell’emergenza sanitaria.

Ross Brawn

Torna a farsi sentire Ross Brawn in merito alla stagione di Formula 1 che ancora non ha preso avvio e nulla si sa sul suo prossimo futuro. Le ipotesi sono differenti. Una fra queste è che quando si tornerà sui tracciati bisognerà correre necessariamente a porte chiuse. Già in Bahrain qualche settimana fa si era discusso di un’eventuale realizzazione dell’evento, privandolo però del pubblico. Ma poi il Gran Premio venne ritirato e quindi non si è proceduto in nessun modo.

In ogni caso Ross Brawn ha ammesso che potrebbe esserci la possibilità di disporre di 19 Gran Premi. Ma l’ipotesi è difficilmente plausibile, in ogni caso anche se si dovesse cominciare a fine ottobre si riuscirebbero a mettere in pratica almeno otto Gran Premi; quelli utili per validare il Mondiale 2020.

Possibile avvio in Europa a porte chiuse

È chiaro che l’avvio in Europa potrebbe essere un vantaggio per tutti. Lo ha anche ammesso Ross Brawn pensando soprattutto al problema relativo agli spostamenti, valido per tutti i team. “Un inizio in Europa sarebbe la migliore soluzione per tutti, ma anche disputare i Gran Premi a porte chiuse. In questo modo l’ambiente sarebbe circoscritto, i team possono giungere sul posto tramite charter e li portiamo in circuito. Ci dovremmo anche assicurare di aver fatto il tampone a tutti e se stanno bene non avremo rischi” ha parlato così Ross Brawn intervistato da Martin Brundle per Sky Sport F1.

Ross Brawn

Poi Brawn ha proseguito aggiungendo che una situazione simile “è sempre meglio di non avere gare”, focalizzando l’attenzione sui tifosi: “non va dimenticato che ci sono milioni di tifosi che seguono la Formula 1 da casa. Sono molti quelli in isolamento e potremmo intrattenerli, sarebbe una bella cosa. Non vogliamo sicuramente far rischiare nessuno. Stiamo valutando l’organizzazione complessiva in modo da partire il più velocemente possibile. Bisogna però cominciare senza la necessità di fermarsi nuovamente più avanti”.

Ottobre il punto di non ritorno

Quindi sull’aspetto legato alla mancanza di date proposte, Brawn ha risposto così: “La stagione di Formula 1 è più lunga rispetto ad altre serie del motorsport. Il Gran Premio del Canada è stato cancellato, se per esempio lo avessimo inserito in calendario lo avremmo dovuto rivedere. È quindi sempre meglio aspettare che la situazione muti per presentare un calendario pseudo definitivo, il lavoro da fare è molto. Se otto Gran Premi sono quelli utili per validare il mondiale, se partiamo a ottobre ce la faremo. Di certo ottobre sarà un mese che rappresenta un vero e proprio punto di non ritorno. Ma sappiamo già che esiste la possibilità di correre anche il prossimo anno. Ma puntiamo a chiudere la stagione entro il 2020. Di certo terminare il prossimo anno presenta delle complicazioni”.

Sull’ipotesi di cominciare a luglio, Ross Brawn appare molto ottimista ammettendo che in quel caso si potrebbero anche sostenere 19 Gran Premi fissandone addirittura tre di fila per poi integrare un weekend di pausa totale. Ma ammette che “bisogna ovviamene pensare alla logistica”. C’è poi l’incognita legata alla flessibilità di alcuni Gran Premi rispetto ad altri. “Alcuni Gran Premi sono più difficili da spostare, penso per esempio a Singapore che è un Gran Premio cittadino. Di certo lì la logistica rappresenta un grosso problema. Altrove magari è più semplice, anche rinviare di circa un mese. Ma bisogna capire di cosa abbiamo bisogno noi e gli organizzatori. Le cose dipendono da Gran Premio a Gran Premio quindi” ha aggiunto Brawn.

Ross Brawn e Chase Carey
Ross Brawn e Chase Carey

Inoltre ha anche confermato la possibilità di eventi sparsi in due giornate: “bisogna anche pensare su due giorni di gara. Penso alla Cina e alle difficoltà logistiche per raggiungerla. In questo modo avremo operazioni velocizzate. Ogni cosa è comunque attualmente in discussione”.

Brawn si è detto orgoglioso per la reazione dei team di fronte alla pandemia

Poi lo stesso Ross Brawn si è detto molto orgoglioso di come i team si sono comportati di fronte al problema della pandemia da Coronovirus. Molti team di Formula 1, guidati da Pat Symonds che è a capo della direzione tecnica della FIA, hanno studiato e sviluppato ventilatori. “Sono molto orgoglioso delle persone coinvolte in quel progetto”, ha dichiarato Brawn sempre a Sky Sport F1 “Da parte nostra Pat Symonds è stato l’ingegnere principale. Non abbiamo una grande capacità ingegneristica all’interno della Formula 1, ma Pat ha guidato parte dell’organizzazione insieme ad altre due o tre persone, i team poi sono stati fantastici. Mercedes ha realizzato un dispositivo di respirazione separatamente, e questo sembra essere molto, molto utile come assistenza di prima fase nella lotta contro questa malattia per un paziente che si trova in serie difficoltà”.

Brawn ha poi ricordato che lo sport ha una certa tradizione in fatto di solidarietà, ricordando la situazione alla fine del 2008, quando la Honda uscì dalla Formula 1 e i rivali si offrirono di fornire motori per far andare avanti il ​​team di Brackley.

“La Formula 1 è proprio così, trascorriamo gran parte della nostra vita cercando di sconfiggerci a vicenda in ogni modo possibile in pista. Ma quando abbiamo queste situazioni, allora la Formula 1 si riunisce, e in piccola parte l’ho vista molte volte in pista. Una squadra ha un incidente, corre a corto di pezzi di ricambio, tutte le squadre corrono in giro e danno loro pezzi in modo che possano continuare a correre. L’ho visto così tante volte. Il mio esempio con la Brawn GP: ​​quando eravamo nei guai sia la Mercedes che la Ferrari si offrirono di darci un motore. C’è un forte senso di solidarietà e sono estremamente orgoglioso delle cose che sono state fatte per contribuire in piccola parte a risolvere questa crisi”.

Quindi anche Zak Brown, CEO della McLaren, ha fatto eco ai sentimenti di Brawn: “È stato eccezionale”, ha detto a Sky Sport F1 “abbiamo circa 100 persone coinvolte nel progetto e la quantità di persone all’interno della McLaren che si sono fatte avanti per offrire volontariamente il loro tempo per aiutare, sia localmente che all’interno della squadra corse, i vicini e la famiglia: situazioni come questa rendono tutti più forti, si lavora insieme, si creano legami. È sicuramente bello da vedere”.