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Fca: “Taglio concessionarie Maserati doloroso, ma necessario”

Lo comunica Mike Manley in una Conference Call con gli investitori

(PRNewsfoto/FCA US LLC)

L’Agenzia delle Entrate accetta il patteggiamento con Fca per una cifra di 730 milioni di euro. Hanno chiuso un accordo con la controparte, ha spiegato settimana scorsa il cfo di Fiat Chrysler Automobiles, Richard Palmer, durante la presentazione dei conti del 2019 del gruppo.

Dal Fisco italiano veniva contestata la sottostima nel 2014 del valore di Chrysler di 5,1 miliardi di euro (7,5 miliardi di valutazione contro gli effettivi 12,5) e pertanto di non aver versato una somma pari a circa 1 miliardo e 300 mila euro all’erario.

Dunque, per saldare la situazione i rapporti con lo Stato sono riconosciuti 730 milioni per l’accertamento di 2 miliardi e 600mila euro aggiuntivi rispetto a quanto dichiarato sei anni fa, anno della cosiddetta exit tax e del trasferimento della sede fiscale della società dall’Italia alla Gran Bretagna.

Fca: 730 milioni di euro nelle casse dell’erario

Per scongiurare fraintendimenti, Palmer spiega che il Fisco proponeva un aumento dell’imponibile attinente al passaggio di Chrysler Us a Fca Nv ai fini della fusione ed hanno risolto tale questione. Stando all’accordo finalizzato tra Fiat Chrysler e l’Agenzia delle entrate, il colosso dei motori capitanato da John Elkann concorda nell’aumentare l’imponibile di 2,5 miliardi di euro e ciò andrà completamente a compensazione dei 400 milioni di perdite fiscali, incamerate in precedenza e da 2 miliardi e 100mila euro di perdite fiscali italiane ignorate nel bilancio.

L’intesa raggiunta – ha proseguito Palmer – non influenzerà in alcun modo né il conto economico né il bilancio, eccetto il decremento delle tasse differite attive non rilevate. In conclusione del proprio intervento, il direttore finanziario Fca ha ammesso di avere ancora tangibili perdite nel nostro Paese rimaste in ottica fiscale dopo la sanzione.

La consueta Conference Call ha inoltre permesso alla dirigenza di scattare una fotografia della situazione attuale. Secondo l’amministratore delegato di Fca Mike Manley il 2019 è stato un anno importante per la loro azienda. Non solo hanno ottenuto, a suo avviso, risultati finanziari solidi, ma è stato anche un esercizio durante il quale hanno intrapreso una serie di azioni volte a posizionarsi per un successo sostenibile nel futuro.

Pertanto, oltre a illustrare i punti salienti operativi per il 2019, ha voluto spendere un po’ del suo tempo per riassumere i provvedimenti attuati, evidenziando in alcuni casi i tangibili progressi compiuti in diversi settori e in altri, ciò che resta loro da fare.

I fattori principali delle sinergie tra Fca e Psa

Chiaramente, l’azione più significativa risale a dicembre, quando Fca ha firmato un accordo vincolante con PSA per una fusione 50-50 che creerà il terzo più grande polo automobilistico globale per fatturato. Sono in atto molteplici flussi di lavoro relativi sia alla preparazione della chiusura che alla pianificazione dell’integrazione, diretti dai vertici di entrambe le società e non prevedono ostacoli degni di nota alla chiusura dell’affare, né entro la fine del 2020 né all’inizio del 2021.

Puntano a sinergie annuali di almeno 3,7 miliardi di euro a regime (con costi di implementazione cumulati di circa 2,8 miliardi di euro), per cui ci sono tre fattori principali. Il primo, che rappresenta il 40%, riguarda la convergenza delle piattaforme e dei propulsori, ottimizzando gli investimenti in R&S e migliorando i processi di produzione e l’efficienza degli strumenti.

Il secondo, sempre al 40%, concerne i risparmi sugli acquisti, dove sfrutteranno l’economia di più ampia scala per ottimizzare i costi dei prodotti e ottenere l’accesso a nuovi fornitori, in particolare per i componenti elettrici e high-tech. Queste manovre rafforzano la loro spinta verso una mobilità pulita ed economica. Il che significa accresciuta competitività in termini di uscite nell’ordinazione di ciascun componente elettrico e delle batterie.

Il terzo fattore, rappresentante il 20% del totale, sarà legato a molteplici aree come il marketing, i sistemi IT, la logistica e l’efficienza amministrativa. Sinergie positive per il flusso di cassa netto fin dal primo anno e, stando alle previsioni, la loro pianificazione permetterà di raggiungere circa l’80% delle totali entro il quarto anno.

Intesa quadriennale con l’UAW

Altre azioni meritevoli di citazione sono la finalizzazione della vendita di Magneti Marelli e un nuovo accordo quadriennale con l’UAW (il sindacato americano che rappresenta i lavoratori, ndr) basato sull’impegno a stimolare l’espansione delle attività produttive statunitensi, per espandere la capacità nel Michigan e sostenere la fabbricazione di due modelli Jeep in segmenti inediti, comprese le loro versioni elettriche.

Invasione di ibride ed elettriche

In Europa hanno lanciato il piano industriale incentrato sull’elettrificazione che ottimizzerà l’utilizzo della piattaforma e delle applicazioni powertrain. E pure finalizzato i dettagli per un piano di portafoglio prodotti rivisto per Alfa Romeo al fine di migliorare la redditività complessiva. Anche se diverso dalle intenzioni originali, il piano ha conferito al marchio un maggior numero di prodotti nei segmenti premium in più rapida ascesa.

Questo processo inizia con il lancio della Fiat 500 e delle versioni ibride plug-in di Compass e Renegade. E chiaramente la fusione con PSA ha pure un potenziale per accelerare la trasformazione. In EMEA il team ha assolto già ad un ottimo lavoro e ne ha tanto altro da fare. Ma, alla pari della zona Asia Pacifico, creare una base molto efficiente è fondamentale per dar vita a un business sostenibile.

Allo scopo di promuovere l’efficienza e la velocità di ingresso sul mercato, aumentando al tempo stesso la standardizzazione dell’architettura e dei componenti, sono infine intervenuti per razionalizzare il team di sviluppo globale, centralizzando la leadership e riunendo l’ingegneria dei veicoli e dei sistemi di propulsione in un unico centro. Ed hanno stipulato un accordo con Teksid, altro passo importante nell’implementazione del loro business plan dei fornitori: consentirà di supportare ulteriormente il business insieme a un attore leader nel settore della ghisa.

Maserati: 2019 buio

Il 2019, non ne fa mistero Manley, è stato un anno problematico per la Maserati. Eppure, si dichiara soddisfatto del lavoro portato a termine dalla squadra e si sente incredibilmente positivo in merito al futuro. Ora hanno un organigramma totalmente rivisto, con professionisti chiave reclutati sia all’interno che all’esterno. E la revisione in termini di leadership è ora terminata, tutti sono a bordo e molto, molto concentrati sui compiti assegnati.

Dalla sua prospettiva ciò è stata una parte tanto, tanto importante dell’operato da svolgere, poiché attribuisce al brand una forte cadenza gestibile e un nuovo prodotto, oltre a permettere al Tridente di entrare in un segmento inedito. Inoltre, fornisce anche opzioni di elettrificazione completa per ogni modello.

Larga parte delle mansioni assolte convogliavano su un proposito comune: ridurre del 50% il novero dei concessionari. Taglio assai doloroso, ma necessario e ormai lasciato alle spalle. Puntando al 2020 e alla seconda metà dell’anno, hanno rinnovato lo slancio alla gamma e alla fiammante supersportiva. Ormai la grossa parte dell’incarico è da considerarsi assolto e il piano di prodotto è pronto. A maggio la Maserati ospiterà una giornata appositamente dedicata, così gli azionisti potranno comprendere perché è così entusiasta del futuro del marchio.

Fca e la riduzione di anidride carbonica

Se passa al capitolo successivo, Manley intende fare qualche appunto su un argomento particolarmente chiacchierato negli ultimi mesi e che continuerà a ricevere attenzione anche in futuro. È la conformità al limite massimo delle emissioni di anidride carbonica fissato in Europa. Consapevoli degli ostacoli normativi via via sempre più difficili, è cresciuta notevolmente la preoccupazione di alcuni membri nella comunità finanziaria circa la capacità di alcune compagnie di raggiungere gli obiettivi di CO2.

Una delle maggiori criticità si riferisce alla domanda di mercato per i veicoli elettrici e al potenziale disgregamento dei margini, laddove la domanda preventivata non si materializzi. Chiaramente solo il tempo potrà dire se le stime fatte terranno fede. Tuttavia, credono che il loro approccio su svariati fronti non solamente consentirà loro di perseguire gli obiettivi di anidride carbonica nel 2020 senza pagare multe, ma farà sì che si adattino ai futuri trend.

Fca: Fiat 500 BEV e le sorelle a zero emissioni

Nei mesi precedenti hanno avviato un test come parte del percorso per raggiungere la conformità. Si tratta appena di un tassello complementare di un progetto più ampio, che prevede tra le altre cose il lancio della nuova Fiat 500 BEV e delle versioni ibride plug-in di Jeep, Compass, Renegade e Wrangler. Inoltre, continueranno a introdurre miglioramenti nelle cosiddette tecnologie convenzionali.

Ad esempio, amplieranno ulteriormente l’applicazione della nuova famiglia di motori GSE nella Compass e nella Tipo, oltre a lanciare le varianti ibride di modelli già in commercio. E se presi tutti insieme, insieme all’esenzione dal 5% di conformità, confidano di arrivare a un risultato medio di anidride carbonica per la flotta inferiore al limite sancito.

Sono solamente in possesso dei dati di gennaio, tante cose possono cambiare e probabilmente cambieranno, ma sulle indicazioni ricevute hanno avviato l’anno con un mix di vendite in linea con il piano di conformità per l’intero 2020. Sono partiti in maniera ragionevole.