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Auto d’epoca: l’ASI studia l’impatto sull’inquinamento atmosferico

L’indagine ha permesso di rilevare le principali sorgenti di PM 10

Auto d'epoca
Fiat 500

Negli ultimi mesi abbiamo assistito all’attuazione di diverse manovre volte a ridurre le emissioni di CO2. Un esempio è Milano che ha deciso di bloccare completamente la circolazione domenica scorsa oppure Roma in cui è stato attivato un blocco al transito dei veicoli diesel (addirittura anche Euro 6) e alle auto d’epoca.

L’Automotoclub Storico Italiano (ASI) ha deciso che era giunto il momento di chiarire un po’ di cose e lo ho fatto in occasione dell’ultima edizione di Automotoretrò di Torino. In particolare, l’ASI e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno presentato un progetto molto interessante che mostra il reale impatto delle vetture storiche sull’inquinamento atmosferico.

Auto d'epoca
Fiat 600 Multipla

Auto d’epoca: ASI e ISS vogliono chiarire una volta per tutte l’impatto sull’inquinamento

Alberto Scuro, presidente dell’Automotoclub Storico Italiano, ha dichiarato: “Questa ricerca costituirà la premessa oggettiva e non strumentale per le riflessioni future con le istituzioni competenti in materia legislativa. ASI e ISS hanno individuato il percorso corretto per modernizzare il sistema di regolamentazione della circolazione dei veicoli storici“.

Gaetano Settimo, rappresentante dell’Istituto Superiore di Sanità, invece ha affermato: “L’impatto ambientale da ricondurre al parco autoveicolare circolante è determinato dai veicoli obsoleti e non certo dai veicoli storici certificati, che rappresentano una percentuale minima rispetto al circolante obsoleto e vanno tutelati“.

Auto d'epoca

Lo studio condotto, i cui risultati arriveranno nei prossimi mesi, ha permesso di individuare le principali sorgenti di PM 10. In prima posizione c’è il riscaldamento domestico con una percentuale del 42%, seguito da industria (17%), agricoltura (15%) e trasporti stradali (11%).

Prendendo in considerazione queste informazioni, Settimo ha spiegato: “Ci concentreremo su quell’11% per estrapolare il dato riferito ai soli veicoli storici certificati in base al loro utilizzo e ai chilometri percorsi annualmente prendendo in considerazione cinque città italiane. Si arriverà alla definizione di protocolli guida nazionali per la regolamentazione dell’utilizzo di tali veicoli in ambienti urbani“.